Chapeau a Manuel Gimari, l'Oste Dandy e fantasista, (giocava a calcio dietro le punte) che a tavola porta la tradizione in chiave contemporanea. Sì', con lui è rinato L'Arsenale...
L'ex fantasista del settore giovanile della Cremonese, sì, l'Oste Dandy d'Italia Manuel Gimari ha giocato, bene e per poco tempo, nelle giovanili grigiorosse e appunto, giocava dietro le punte, forse, con la sua fantasia, con la sua creatività e col suo essere, sempre, fuori dai soliti schemi, ecco era l'unico che poteva portare in auge il ristorante L'Arsenale di Cavenago d'Adda. E a distanza di due anni dal suo sbarco, in terra lodigiana, possiamo tranquillamente dire che la missione è compiuta. Oggi, il locale un tempo caro allo scrittore, giornalista biografo e amico dell'immenso Gianni Brera, (manca un sacco a questa penisola dei più o meno famosi), Andrea Maietti è tornato a brillare. E il merito è essenzialmente di Manuel. Da quelle parti, la tradizione è vista, amata, rispettata e riproposta in chiave contemporanea, non a caso, un altro grande di Lodi e dintorni, "Mister Slow Food" Giuseppe Beppe Traversoni (leader della condotta lodigiana del movimento fondato da Carlo Petrini), grandissimo conoscitore della materia enogastronomica e delle materie prima, all'Arsenale è di casa. A proposito, ecco come via social, Gimari presenta l'Anguilla, secondo L'Arsenale: "L'anguilla non è esattamente il piatto che ti aspetti. Ed è proprio questo il bello.
Alla brace, con cime di rapa e uva sciroppata: un incontro tra note affumicate, accenti vegetali e una dolcezza che arriva a spiazzare.
Un piatto che non cerca di piacere a tutti. E voi, quanto siete disposti a uscire dalla vostra comfort zone?"
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