"Senti chi parla" per la seconda edizione di "Libri a teatro" a Zibello
L’attrice, autrice teatrale ed insegnante cremonese Chiara Tambani, insieme con la sua compagnia teatrale “Senti chi parla” sarà tra i protagonisti della seconda edizione di “Libri a teatro”, rassegna promossa a Zibello (Parma) dalla Pro loco col patrocinio del Comune ed il sostegno di Ubik. L’appuntamento è per sabato 19 e domenica 20 settembre per due giornate tra libri per pensare, fotografie da ascoltare, cibo da amare e teatro da vivere. La rassegna, curata e diretta dalla scrittrice Rosalba Scaglioni, si apre sabato 19 settembre, alle 10, con l’apertura della mostra fotografica “Tracce di blues” di Gigi Montali. Alle 16,45 la Pro loco accoglierà il pubblico con tè e pasticcini. Alle 17 la presentazione del libro “Estetica della misura” di Enzo Latronico e alle 17,30 presentazione del libro “Sorridi e vai” di Linda Campostrini. Alle 18 sarà la volta del libro “Burattinai” di Grazia Scanavini e alle 18,30 la presentazione del libro “Attimi infiniti storie di corpi e anime” di Valter Padovani mentre ecco che, alle 21, andrà in scena lo spettacolo teatrale “Donne senza cornice” (o quasi) di e con Chiara Tambani. Domenica 20 settembre, alle 15,30, presentazione del libro “Ci vediamo all’infermo di Eddy Lovaglio” e alle 16,15 presentazione del libro “La signora di Neroli” di Chiara Ferraris. Alle 17 sarà presentato il libro “Robe della Bassa” di Egidio Bandini ed Eugenio Martani e alle 17,30 la Pro loco omaggerà il pubblico con tè e pasticcini. Tutto si concluderà alle 18 con “Frammenti di memoria”, un convegno a contributo del pubblico al quale tutti sono invitati a partecipare per dare una mano alla realizzazione di un Almanacco locale. Sarà una due giorni tra cultura e storia, ma sarà anche una preziosa occasione per scoprire e conoscere quel “gioiello” che è il teatro Pallavicino, “custodito” all’interno dell’omonimo palazzo nel centro del paese. Realizzato alla fine del Settecento dai marchesi Pallavicino, feudatari di Zibello, fu aperto al pubblico nel 1804. All’epoca la platea conteneva solo una ventina di banchi, riservati, nell’ordine, al marchese, al clero, ai frati, alle famiglie degli attori e infine ai sudditi. Ampliato nel corso dell’Ottocento, all’inizio del secolo successivo fu acquistato dal Comune di Zibello che lo ha restaurato mantenendo l’assetto originale, con la pianta a ferro di cavallo e la divisione in palchetti e loggione. Fu inaugurato il 12 giugno 1914 con “Lucia di Lammermoor”, opera di Gaetano Donizetti: fu l’avvio di un’attività piuttosto intensa, grazie all’impulso di due società locali, una filarmonica e una filodrammatica, che si prendevano anche cura della struttura. Nello specifico, entrando nelle pieghe della storia, ecco che l'ultimo signore, il marchese Antonio Francesco, pare soggiornasse a Zibello con maggiore assiduità rispetto ai suoi antenati che preferivano dimorare altrove; inoltre dimostrò propensione a ridare dignità al feudo, cercando di realizzare opere che attestassero l'impegno civile e sociale e instaurando più strette relazioni con i sudditi. Non è improbabile quindi che per rendere più piacevole la permanenza zibellina abbia deciso di dar vita nel suo palazzo ad un piccolo teatro per offrire a sé ed ai suoi ospiti svago e diletto. Sappiamo con certezza che nel 1804, per soddisfare i desideri dei notabili del paese, aprì questa sala al pubblico. La sola testimonianza del primitivo assetto del teatro Pallavicino è rilevabile nelle Memorie di don Bartolomeo Zerbini: si trattava di una struttura essenziale costituita dal palcoscenico e dalla platea contenente una ventina di banchi. Soltanto nel 1827, afferma sempre don Zerbini nelle sue memorie, fu completamente rinnovato a cura di Lorenzo Boni (il quale doveva ricoprire un ruolo amministrativo di rilievo nella locale Società Filodrammatica) e vi si costruirono i palchi, di cui quello centrale era riservato ai Pallavicino, un altro al parroco. A due pittori scenici tra i più rinomati del tempo, Pietro Piazza e Giovanni Azzi, fu affidata la decorazione della sala. La sala dei Pallavicino acquistò così un aspetto definitivo e compiuto, tanto che il Molossi nel suo Vocabolario topografico pubblicato a Parma nel 1832-1834, poteva annotare che a Zibello vi era un moderno e sufficiente teatrino dotato di una doppia fila di palchetti. Se si escludono le indispensabili opere di manutenzione e restauro effettuate a cadenza periodica per mantenerlo efficiente, l'aspetto del teatro non ha subito mutamenti di rilievo fino al secondo decennio del nostro secolo. Nel 1905 l'Amministrazione Comunale concluse le trattative già da tempo avviate con la contessa Simonetta Pallavicino (proprietaria dell'immobile) per l'acquisto del teatro, compresi l'atrio e i locali di servizio che ne erano parte. Successivamente, nel 1910, il Consiglio Comunale deliberò la risistemazione globale del teatro secondo il progetto redatto da Lino Bocchi, che prevedeva, tra l'altro, la costruzione del loggione in legno raccordato ai palchi sottostanti. Mentre un nuovo più ampio e decoroso ingresso fu realizzato su progetto di Virginio Michiara. Fu modificato il sistema di illuminazione: quello a petrolio fu sostituito da quello elettrico, infine furono rinnovati gli arredi della platea. I lavori si conclusero nell'estate del 1913 e il teatro così rinnovato fu inaugurato con Lucia di Lammermoor il 12 giugno 1914. La risistemazione novecentesca non ha modificato radicalmente la sala teatrale, che mantiene pertanto la tipologia ottocentesca: pianta a U, una fila di dodici palchetti con palco reale e un loggione lignei, arcoscenico con decorazione a stucco e orologio centrale, ma ha reso semplice e lineare l'apparato decorativo. Si conserva ancora un sipario, a effetto di tendone trompe-l'oeil, con un fregio decorativo nella parte inferiore. Le cronache registrano nel teatro Pallavicino un'attività piuttosto intensa e vivace, grazie soprattutto alla presenza di due società locali, una Filarmonica ed una Filodrammatica. Quest'ultima, documentata fin dal 1806, era formata da persone "savie", "studiose e benestanti", provvista inoltre di tutto il necessario per l'allestimento degli spettacoli in prosa, costumi ed attrezzatura varia. Nel corso degli anni le due associazioni si assunsero, con il concorso dei palchettisti, l'onere di apportare al teatro le necessarie migliorie. Non mancarono comunque le rappresentazioni di compagnie di giro comiche e drammatiche, i concerti e le messe in scena delle opere in musica, quali ad esempio Il principe di Taranto, L'italiana in Algeri, La gazza ladra di Rossini, Traviata, Rigoletto e Sonnambula. Inoltre fin dal 1919 si tennero anche proiezioni cinematografiche che dopo il 1955 (quando cessarono le rappresentazioni drammatiche) fino al 1963 costituirono l'unica attività del teatro. Per molti anni la sala è rimasta inutilizzata, poi a partire dal 1978 l'Amministrazione ha avviato un'opera di recupero della struttura al fine di scongiurarne il definitivo degrado. Ulteriori restauri ed interventi di sistemazione sono stati realizzati anche in questi anni. La speranza è che un domani possano tornare a funzionare anche palchi e loggione. Tra l’altro il Teatro Pallavicino è “custode” di un prezioso pianoforte Anelli (altro “gioiello” cremonese), entrato a far parte del Museo Diffuso Anelli. Lo strumento è stato recentemente restaurato e le notizie che lo riguardano le potete leggere tutti qui https://cremonasera.it/strumenti-e-musicisti/un-altro-pianoforte-anelli-entra-a-far-parte-del-museo-diffuso-anelli-quello-del-teatro-pallavicino-di-zibello
Eremita del Po
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