6 giugno 2026

Il bel suono cameristico dell'orchestra d'archi Magmamusica all'Adafa

L’ Orchestra d'archi MAGMAmusica è tornata a esibirsi all’ADAFA dopo l’entusiasmante concerto dello scorso anno. Occasione importante: il 75° anniversario del Gruppo Fotografico Cremonese BFI–ADAFA. Programma intenso e come descritto dal programma caratterizzato da ‘intrecci musicali’. 

Locandina intensa per il gruppo musicale, diretto, nell’occasione dal maestro Pietro Mianiti, con la partecipazione dei solisti Marco Rozzi (flauto) e Silvano Gregori (oboe): la Sinfonia per archi n.10 MWV N 10 di Felix Mendelssohn Bartholdy e due brani di Gustav Theodor Holst: la Saint Paul’s Suite Op. 29 e il Fugal Concerto Op. 40 n. 2. 

Importante innanzitutto la decisione di proporre un compositore come Holst; musicista inglese ben poco proposto nei concerti sinfonici e ancora meno in città, sebbene di ottima qualità inventiva.

Di certo il cuore del concerto è stato il pezzo di Mendelssohn: un vero capolavoro per archi, quanto il celeberrimo Ottetto per archi. L’orchestra ne ha dato una lettura originale che è quella propriamente cameristica. L’organico ridotto ha funzionato molto bene nella resa della scrittura dell’autore tedesco. Ha fatto assaporare quelli che sono i meccanismi interni di costruzione musicale. E tutto ciò è stato rilevante soprattutto nelle parti ritmiche particolarmente incisive con quel tema particolarmente rilevante, spesso ‘giocato’ con ensemble estremamente numerosi. Ne è uscita così una lettura semplice, ma assolutamente autentica. La direzione di Pietro Mianiti ha contributo a disegnare una semplicità apprezzabile e, a volte poco nota, della sinfonia mendelssohniana. Tessuto compositivo arricchito anche una ‘dolcezza’ mozartiana in cui la partitura, in molti passaggi, sembra riflettersi. Per questo non è mancata però la ‘tensione’ espressiva che fa di questa composizione un vero gioiello.

Bene anche le due composizioni di Holst contraddiste, in ugual misura, di una semplicità melodica ma di un’altrettanta complessità contrappuntistica, laddove l’autore inglese non fa mistero di esprimere la sua rielaborazione di ‘invenzioni’ tratte dalla scrittura bachiana. Una rielaborazione del tutto personale, ma non per questo non meno interessante. 

Nel merito stile cameristico anche i due soliti al flauto e all’oboe che hanno dialogato con estrema vivacità e precisione. Bravi anche loro nel coniugare la spontaneità tematica con la complessità del canto delle parti. 

Interessante l’introduzione al concerto della musicologa Giovanna De Simone, anche interprete al violino. 

Roberto Fiorentini


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti