"Romeo & Giulietta l'amore è saltimbanco" ha trascinato un Ponchielli felice nella commedia dell'arte
E’ stato un bel rewind nella storia del teatro, quello della Commedia inventata. Recitata. Improvvisata. Quella dei personaggi che per tutto il Rinascimento italiano hanno occupato: scene, piazze, strade e palazzi nobiliari. Ebbene sì questo Romeo & Giulietta L’amore è saltimbanco per la Stagione de ‘La Prosa’ ha fatto rivivere questi fasti. Quei lazzi. Quelle leggerezze che trasformavano anche le vicende più truci e più sanguinose in momenti comici e perfino grottesche, ma anche con un pizzico di malignità e di cattiveria sul volto.
Marco Zoppello nella triplice veste di autore del soggetto originale, regista e attore ha creato uno spettacolo godibilissimo dove il testo del poeta Bardo tiene il filo conduttore principale ma viene arricchito di tutta quella fantasia e quell’inventiva della grande Commedia dell’Arte. Talmente vicino al suo stile rappresentativo che anche il contemporaneo è entrato come elemento fondamentale per evidenziare l’elemento comico.
Eppoi questo teatro nel teatro è elemento importante come strumento per raccontare la triste vicenda dei due amanti diventati tali per antonomasia. I due squattrinati saltimbanchi Giulio Paquati e Girolamo Salibeni ricevono l’invito a rappresentare, davanti al Doge veneziano e a Enrico III di Valois, il testo shakespeariano. Trovano anche una donna a cui far recitare, ovviamente, la parte femminile di Giulietta: Veronica Franco, un’honorata cortigiana. Composto il traballante cast ecco che i tre si mettono all’opera sul copione e qui arriva una valanga di gag. Michelle Zoppello, Michele Mori ed Eleonora Marchiori sono bravissimi nel dare spessore ai personaggi. Nel saper riproporre quella meravigliosa arte dell’improvvisazione, trascinando il pubblico e coinvolgendo nella loro pazza di idea di riproporre, in questa storia ‘venexiana’, il capolavoro di Shakespeare. Tutti e tre dotati di grande padronanza della recitazione. Di abilità profonda nel gestire lessici ed espressività così diverse ma così altamente spettacolari.
Lacerti di inarrivabile poesia si sono frammischiati a grandi momenti di teatro popolare. Versi che hanno fatto la storia del teatro si sono trovati, come compagni di viaggio, espressioni con cadenze linguistiche venete, toscane e perfino romagnole. Si è sentita lontana l’influenza dell’antico Ruzante come del contemporaneo Dario Fo. Bella la scenografia firmata da Alberto Nonnato che per certo non ha dimenticato la lezione dei paesaggisti veneti nell’inventarsi una forma semplice e asciutta di un piccolo e rustico palcoscenico dove i tre attori hanno impersonato le parti principali: da Romeo e Giulietta, al frate fino ad arrivare ad uno straripante frate punto centrale dell’azione finale del dramma shakespeariano. Altrettanto belli i costumi di Antonia Munaretti, come le maschere di Roberto Maria Macchi.
Il pubblico del Ponchielli si è divertito. Tantissimo. Si è lasciato prendere per mano e condurre nei meandri di questa meravigliosa arte dell’improvvisazione. Ha applaudito a scena aperta nei momenti in cui l’ironia ha toccato i massimi livelli.
Alla fine, e non poteva essere altro, ha lungamente applaudito il Stivalaccio Teatro / Teatro Stabile del Veneto motore della messa in scena.
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