A Chiaravalle della Colomba, la Festa di San Bernardo. Quel legame con Cremona
Fervono i preparativi, a Chiaravalle della Colomba, a pochi chilometri da Cremona, in occasione della 38esima Festa patronale di San Bernardo. Un appuntamento dai molteplici legami cremonesi. Primo fra tutti, il fatto che la grande Abbazia ha tra i suoi fondatori un cremonese, il marchese Corrado Cavalcabò (padre di Sopramonte Cavalcabò, primo marchese del feudo imperiale di Viadana). Tutto ebbe inizio esattamente 890 anni fa, nel 1136, quando San Bernardo da Chiaravalle, mantenendo un impegno preso con il vescovo di Piacenza, Arduino, inviò una colonia di monaci da Clairvaux i quali, giunti in località Carreto, fondarono l’Abbazia di Chiaravalle della Colomba. Leggenda vuole che sia stata una colomba ad indicare il perimetro dell’Abbazia con trucioli di legno. In ogni caso, Arduino stesso ed i marchesi Uberto Pallavicino e Corrado Cavalcabò, donarono i terreni ai monaci. E’ anche doveroso ricordare che a Cremona esisteva il Monastero della Colomba che sorgeva nei pressi della Chiesa di San Pietro tra le vie Belvedere (poi divenuta via Ettore Sacchi) e via della Colomba. Pare che il luogo prendesse il nome dal miracolo di due colombe profuse di luce che apparvero ai cremonesi durante la battaglia del 1213 vinta contro i milanesi. Ma c’è anche chi attribuisce il nome ai precedenti possessori dell’area, vale a dire i monaci dell’Abbazia di Chiaravalle della Colomba. Molto probabilmente prese il nome da un precedente convento della Colomba che sorgeva fuori le mura della città e incorporato in questo convento. Tutto venne edificato su iniziativa di Bianca Maria Visconti che voleva riunire i conventi Del Boschetto, di Santa Monica e della Colomba (precedentemente fuori le mura) e affidato a Francesca Bianca Sforza, figlia illegittima di Francesco Sforza e pertanto sorella di Ludovico il Moro. Come spiega inoltre la professoressa Silvia Testa, autrice insieme a Piero Rimoldi del libro “Abbazia e siti Cistercensi in Italia 1120-2018”, è documentato che “i monaci di Chiaravalle avessero una casa a Cremona, nella zona di San Pietro che serviva da base per le vendite di prodotti, come avveniva anche in altre città. A Cremona – aggiunge - venivano venduti dei fusti di rovere che servivano poi per le costruzioni e di questo i conversi si lamentarono con l'abate, ritenendolo un depauperamento dei beni della comunità. C'erano diversi insediamenti femminili attorno a Cremona ad al Boschetto – aggiunge la studiosa - poi questi insediamenti sono entrati in città e ci sono delle testimonianze anche toponomastiche: Via S. Bernardo e via del Cistello perché qui si trovava un monastero cistercense femminile chiuso in epoca napoleonica (Cistelle da Citeaux luogo di fondazione dell'Ordine Cistercense). Inoltre la Chiesa di Santa Maria Maddalena, ora parrocchiale, detta anche La Cava a Cavatigozzi era un'abbazia cistercense fondata dai monaci di cistercensi di Cerreto, vicino a Lodi. In quell'insediamento è rimasto in piedi anche il monastero con il chiostro e ora questi locali sono adibiti a scuole”. A Chiaravalle della Colomba, inoltre, solo poche settimane fa, chi scrive queste righe e quindi la testata Cremonasera.it, grazie alla disponibilità e alla sensibilità dei monaci cistercensi, del priore padre Silvestro Buttarazzi (Abate emerito di Casamari) e del dottor Boris Borlenghi, ha avuto la possibilità, in esclusiva, di visitare e fotografare la reliquia della Sacra Spina, del Legno della Croce e di San Bernardo. L’intero servizio potete leggerlo qui https://cremonasera.it/cronaca/ed-ecco-la-sacra-spina-conservata-a-chiaravalle-della-colomba-da-un-millennio-un-esclusiva-di-cremonasera. Venendo ai giorni dedicati alla festa di San Bernardo ecco che l’appuntamento è in programma da sabato 22 a lunedì 24 agosto, ed è organizzato dalla locale Pro loco. Giovedì 20, venerdì 21 e sabato 22, alle 19, nella chiesa dell’Abbazia cistercense, preparazione liturgica per la festa del santo. Sabato 22, alle 19, apertura degli stand gastronomici con piatti tipici e, alle 21, si esibirà l’orchestra Massimo Dellabianca. Per l’occasione si esibirà anche la Scuola di ballo “La danza del sole school”. Piatto base della serata sarà la carne alla griglia. Domenica 23, festa di san Bernardo, visite guidate all’Abbazia cistercense e messe. Alle 18 messa solenne e processione con le reliquie del santo e, a seguire, apertura degli stand gastronomici con piatti tipici e fritto misto di mare. Alle 21,15 danze con l’orchestra Elisa e Cristian ed esibizione di Alseno Star.. Infine lunedì 24, alle 19, apertura degli stand gastronomici con piatti tipici e fritto misto di mare; esibizione della scuola di ballo “Papillon” e, alle 21, danze con l’orchestra Francesca Mezzadri e gran finale con lo spettacolo pirotecnico. Nella sala del Capitolo dell’Abbazia cistercense sarà inoltre aperta al pubblico la mostra “La misura del tempo”, che ha, tra i suoi “protagonisti”, l’orologio astronomico del Torrazzo di Cremona. La mostra attraverso oltre una decina di pannelli ripercorre i metodi utilizzati dagli uomini per misurare il tempo dalla preistoria ai giorni nostri. L' unità di misura del tempo, diversamente da tutte le altre non si rifà alla struttura decimale, ma le ore sono divise in 60 minuti, i giorni in 24 ore, le settimane in 7 giorni, l'anno in 365 giorni. Questo perché diverse culture hanno dato il loro apporto in questa attività Già in epoche molto antiche gli uomini, attraverso i movimenti del sole, dei pianeti e della luna, hanno cercato di misurare il tempo per prevedere i periodi più adatti alla semina e alla transumanza. I sumeri, gli egiziani e i greci hanno mostrato grande competenza nello studio dei fenomeni astronomici. La Bibbia ci parla della creazione del mondo in 7 giorni. Il metodo più semplice e diffuso per misurare il tempo erano le meridiane: stabilito quale era il momento in cui l'ombra dello gnomone (asta fissata nel muro che proietta l'ombra su una superficie piana) era più corta, quello era il mezzo-giorno e da lì venivano evidenziate le altre ore di sole. Naturalmente in estate le giornate erano più lunghe che in inverno e per questo si parla di ore "diseguali". Inoltre con le meridiane ogni luogo aveva il suo mezzogiorno. Nei monasteri i monaci iniziavano le loro preghiere al mattino molto presto o addirittura durante la notte e per questo dovevano essere svegliati da un monaco che aveva questo impegnativo incarico. Il metodo più efficace fu quello dello svegliarino monastico che utilizzava lo stesso principio di ruote dentate che sarà utilizzato dagli orologi meccanici. Sul Torrazzo di Cremona, come noto, un complesso orologio meccanico manifesta l'abilità degli "orologiai" lombardi nel costruire strumenti allora costosissimi e prestigiosi. Questi strumenti venivano regolarmente controllati attraverso un orologio solare presente all' interno della torre. Quando si diffusero la ferrovia e il telegrafo non era più possibile rispettare la misura del tempo di ogni luogo e si rese necessario uniformare gli orologi di un territorio più esteso. Alla fine dell'Ottocento si decise di adottare un Tempo Coordinato basato sul tempo medio dell'Osservatorio inglese di Greenwich preso come riferimento: ogni 15 gradi di longitudine della misurazione della terra veniva cambiato il fuso orario. Oggi il mondo tecnologico si basa su una serie di orologi di incredibile precisione: si stima che possano avere uno scartamento di un secondo ogni 100.000 anni! Computer, telefoni cellulari, orologi sono tutti sincronizzati a questa rete attraverso un algoritmo di calcolo e questo garantisce che tutti i dispositivi abbiano la stessa ora esatta. Venendo infine alla figura di san Bernardo, ecco che nacque nel 1090 a Fontaine, in Francia in una famiglia agiata. A 22 anni, dopo aver studiato grammatica e retorica, entrò nel monastero fondato da Roberto di Molesmes a Citeaux (Cistercium, in latino, da cui l’appellativo di cistercensi). Qualche anno dopo, fondò il monastero di Chiaravalle (Clairvaux). Lo seguirono 12 compagni, tra cui quattro fratelli, uno zio e un cugino. Furono molti i suoi parenti che intrapresero la vita religiosa seguendo il suo esempio. Per Bernardo la vita monastica doveva essere scandita dal lavoro, dalla contemplazione e dalla preghiera avendo due stelle fisse: Gesù e Maria. Per l’abate cistercense Cristo è tutto: “Quando discuti o parli nulla ha sapore per me, se non vi avrò sentito risuonare il nome di Gesù” (Sermones in Cantica Canticorum XV). Maria - scrive Bernardo - conduce a Gesù: “Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze pensa a Maria, invoca Maria. Ella non si parta mai dal tuo labbro, non si parta mai dal tuo cuore; e perché tu abbia ad ottenere l'aiuto della sua preghiera, non dimenticare mai l'esempio della sua vita. Se tu la segui, non puoi deviare; se tu la preghi, non puoi disperare; se tu pensi a lei, non puoi sbagliare...” (Hom. II super «Missus est»). Nel “De diligendo Deo” Bernardo indica la via dell’umiltà per raggiungere l’amore di Dio. Esorta ad amare il Signore senza misura. Per il monaco cistercense sono quattro i gradi fondamentali dell’amore: 1) L'amore di sé stessi per sé: “Prima l'uomo ama sé stesso per sé. Vedendo poi che da solo non può sussistere, comincia a cercare Dio per mezzo della fede”; 2) L'amore di Dio per sé: “Nel secondo grado, quindi, ama Dio, ma per sé, non per Lui. Cominciando però a frequentare Dio e ad onorarlo in rapporto alle proprie necessità”; 3) L'amore di Dio per Dio: “L'anima passa al terzo grado, amando Dio non per sé, ma per Lui. In questo grado ci si ferma a lungo, anzi, non so se in questa vita sia possibile raggiungere il quarto grado”; 4) L'amore di sé per Dio: “Quello cioè in cui l'uomo ama sé stesso solo per Dio. Allora, sarà mirabilmente quasi dimentico di sé, quasi abbandonerà sé stesso per tendere tutto a Dio, tanto da essere uno spirito solo con Lui". Tra gli scritti dell’abate cistercense è anche celebre l’elogio dell’ordine monastico-militare dei Templari, fondato nel 1119 da alcuni cavalieri sotto la guida di Ugo di Payns, feudatario della Champagne e parente di Bernardo. Nel “De laude novae militiae ad Milites Templi”, così descrive i Cavalieri del Tempio: “Sono vestiti semplicemente e coperti di polvere, la faccia bruciata dal sole, lo sguardo orgoglioso e duro: prima della battaglia si armano interiormente con la forza della fede. La loro unica fede è rivolta a Dio”. Non pochi sono anche i misteri, tutti affascinanti, legati a Clairvaux (Chiaravalle) e al suo fondatore, San Bernardo di Chiaravalle. Misteri che fondono misticismo medievale, architettura sacra e la nascita dei Cavalieri Templari. L'abbazia originale francese, situata a Ville-sous-la-Ferté, e le sue filiazioni italiane nascondono storie sospese tra storia e leggenda. Bernardo di Clairvaux, di fatto fu il vero motore ideologico dietro alla nascita dell'Ordine dei Cavalieri Templari. Nel 1129 redasse la regola ufficiale dell'Ordine e scrisse il trattato De laude novae militiae ("Elogio della nuova cavalleria"). Inoltre, per legittimare i monaci-guerrieri che combattevano in Terra Santa, Bernardo coniò il concetto teologico secondo cui uccidere un infedele non era "omicidio" ma "malicidio", ovvero l'estirpazione del male in nome di Cristo. Parecchi teorici del mistero ipotizzano che i primi nove cavalieri fondatori abbiano consegnato a Bernardo segreti esoterici o reliquie (come il Santo Graal o l'Arca dell'Alleanza) rinvenute sotto il Tempio di Salomone, e che le geometrie sacre delle abbazie cistercensi ne riflettessero i codici nascosti. I cistercensi, del resto, applicavano alle loro abbazie regole matematiche precise basate sulla sezione aurea e sulle proporzioni musicali bibliche. Bernardo vietò dipinti, statue antropomorfe o decorazioni sfarzose per evitare distrazioni. Le strutture venivano edificate per catturare la luce solare in specifici giorni dell'anno e per amplificare i canti gregoriani, creando una vera e propria "macchina vibrazionale" pensata per indurre l'estasi mistica nei monaci. Mentre Bernardo viaggiava per l'Europa per fondare nuovi monasteri e sanare scismi, nacquero anche numerose leggende popolari sul suo conto. Una delle più celebri racconta che il diavolo, furioso per l'espansione dell'ordine, spezzò la ruota del carro del Santo per impedirgli di raggiungere la sua destinazione. Bernardo, senza scomporsi, costrinse il diavolo stesso a trasformarsi in una ruota sostitutiva (o a sorreggere l'asse) per permettergli di completare il viaggio, dimostrando il totale controllo della fede sulle forze oscure. Le abbazie nate direttamente da Clairvaux hanno ereditato storie miracolose. La più celebre in Italia riguarda proprio la fondazione di Chiaravalle della Colomba (Piacenza). Secondo la tradizione, i monaci non sapevano dove iniziare a scavare le fondamenta del monastero. E quindi sembra che una misteriosa colomba bianca sia apparsa in volo davanti a loro, raccogliendo pagliuzze e disponendole sul terreno per delineare il perimetro esatto della futura chiesa, indicando la precisa volontà divina. Un alone di mistero avvolge anche le spoglie mortali del Santo, morto a Clairvaux nel 1153. Durante la Rivoluzione Francese, l'abbazia di Clairvaux fu confiscata, trasformata in seguito in una prigione di massima sicurezza da Napoleone e i resti del Santo vennero in gran parte dispersi dalla furia rivoluzionaria. L'unica parte importante salvata è il suo cranio, oggi custodito e visibile all'interno di una teca nella Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo a Troyes. Un’altra reliquia (riguardante un frammento osseo) è invece conservata a Chiaravalle della Colomba e sarà portata in processione, e quindi esposta pubblicamente, domenica 23 agosto.
Eremita del Po
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti