Dopo gli avvistamenti a Casalmaggiore, il granchio blu risale il Po: catturato un esemplare a San Daniele Po, in prossimità del Ponte Verdi
La notizia era decisamente nell’aria ed ora eccola diventare realtà. Dopo gli avvistamenti dei giorni scorsi nella zona di Casalmaggiore ecco che il granchio blu si è ormai pienamente insediato, nel Grande fiume, tra il Cremonese ed il Parmense. Un grosso esemplare è stato catturato in queste ore nel territorio di San Daniele Po, all’altezza del ponte sul Po “Giuseppe Verdi” che collega Lombardia ed Emilia, Cremonese e Parmense , nel tratto compreso tra Polesine Zibello, Roccabianca e San Daniele Po.
A catturarlo è stato Giulio Parenti, esperto pescatore e titolare della Boutique delle carni e dei salumi di Zibello, uno dei “templi” del culatello e dei salumi tipici del territorio emiliano. Da anni, con la sua attività (e bottega storica) nella centralissima piazza Garibaldi di Zibello, Giulio Parenti, proseguendo l’attività dell’indimenticato papà Rino (scomparso purtroppo 6 anni fa) è custode dei saperi, dei sapori e delle tradizioni legate alla importante norcineria locale. Nel tempo libero si dedica ala sua grande passione per la pesca. Passione che, appunto, lo ha portato a catturare il granchio blu in piena terra cremonese, andando di fatto a scrivere una pagina importante di storia fluviale dei nostri territori. Il granchio blu, doveroso ricordarlo, è una specie alloctona.
Il nome scientifico è Callinectes sapidus Rathbun, (1896), e si tratta di un crostaceo decapode brachiuro della famiglia Portunidae tipico di estuari, lagune e altri ambienti salmastri, ma presente anche in acque dolci e marine costiere. Come spiegato dal professor Davide Persico, docente all’Università degli studi di Parma e grande esperto di fiume, il granchio blu è <una specie autoctona delle coste atlantiche del continente americano, dove rappresenta un importante prodotto della pesca, poiché le sue carni sono molto apprezzate in cucina. Ha un'alimentazione onnivora poco specializzata, ma altamente efficiente nella predazione dei molluschi bivalvi. A livello ambientale è poco esigente e capace di adattarsi a svariate condizioni e ambienti, anche piuttosto compromessi.
Le larve planctoniche – che possono svilupparsi solo in acque salate – sono in grado di viaggiare per lunghe distanze in mare. Ma non mi stupirei se riuscisse ad adattarsi riproducendosi anche in acque dolci. È segnalato sulle coste atlantiche europee dall'inizio del Novecento e nel Mediterraneo orientale dagli anni ’30-’40. Si suppone che sia arrivato nel Mare Adriatico negli anni 1940, ma è stato identificato solo nel 1993. Il granchio blu – prosegue il professor Persico - è una specie Eurialina. Questo significa che tollera ampi sbalzi di salinità. Vive bene in mare aperto, nelle lagune salmastre e negli estuari, e risale persino i fiumi in acqua dolce. Questa capacità di adattamento favorisce la sua diffusione e la riproduzione in ambienti diversi. Sopporta valori di salinità vicini allo zero nei fiumi fino all'alta salinità marina; resiste a un intervallo termico ampio, dai 2-3 °C fino a oltre 40 °C, ed è in grado di adattarsi ad acque a bassa concentrazione di ossigeno. La sua dieta si basa su molluschi bivalvi come vongole e cozze, pesci e altri crostacei. Trovando condizioni ottimali, si è diffuso rapidamente nel Mar Mediterraneo e, grazie al lavoro di Gavioli et al. (2026) è stata rivelata la sua profonda risalita nel Po. Oltre alle segnalazioni nel Mantovano, in quel lavoro è indicato anche il sito di Isola Serafini.
Nei giorni scorsi, grazie a segnalazioni inviatemi dagli amici e colleghi Davide Azzolini e Alessandro Pavesi, corredate di catture e fotografie – ha annunciato Persico - si è accertata la presenza lungo tutto il tratto mantovano del Po, con avvistamenti e catture a Boretto, fino nel cremonese, a Casalmaggiore (e quindi anche nel Parmense nella zona di Colorno). Del resto il granchio blu non è certo la prima specie aliena a trovare “casa” nel Po.
Nel Grande fiume le specie alloctone (o aliene) più diffuse e invasive comprendono pesci come il celeberrimo siluro, ma anche il persico sole e la minuscola gambusia, le abramidi e le trote iridee e di svariate altre specie, il gambero della Lousiana, la testuggine americana, mammiferi come la nutria, e piante infestanti come il poligono del Giappone, lo zucchino selvatico americano, l’indaco bastardo, il cicloma comune. Tutte presenze alterano in modo grave l'equilibrio della natura locale e mettono in pericolo le piante e gli animali originari del nostro amato fiume.
Eremita del Po
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commenti
Angelo
8 agosto 2026 18:28
Se tale granchio blu compromette la nostra fauna ambientale è opportuno eliminarlo subito, senza che si riproduca infestando il nostro ambiente. . Grazie a quanti possano combatterlo.. ciao
marco
9 agosto 2026 16:38
Ho visto in televisione un reportage molto interessante dove si spiegava che una biologa marocchina ha scoperto in modo casuale come convertire in risorsa economica il granchio blu.
In pratica ha portato a casa dei granchi che il marito sbagliando ha cucinato con successo gastronomico.
Il Granchio Blu in Marocco viene utilizzato principalmente in cucina per la sua carne dolce e saporita, oltre che impiegato nel settore industriale per la produzione di farina di pesce e fertilizzanti.
La carne viene estratta per preparare zuppe di pesce, insalate fredde, sughi per la pasta, oppure granchi interi bolliti o grigliati.
Il servizio televisivo riportava che le autorità e i pescatori marocchini lo catturano in grandi quantità per ridurre l'impatto negativo sugli stock di altri crostacei e pesci locali, trasformando un problema ambientale in una fiorente risorsa economica.
Gli esemplari meno adatti al consumo umano diretto o gli scarti di lavorazione vengono convertiti in mangimi per l'acquacoltura e l'allevamento.
In Italia e tranne qualche piccola iniziativa privata in veneto non si è ancora partiti in modo industriale, dove potrebbero essere impiegati molti lavoratori.