17 gennaio 2026

Clochard in ospedale, ancora numerose le presenze segnalate. La situazione rimane la stessa di inizio dicembre: i disperati dormono e bivaccano nell'atrio

"Ho visto purtroppo con i miei occhi che non è cambiato niente, c'è ancora chi dorme lì alla mattina presto. Qualcuno non lo vedo più, ma la situazione è la stessa, per non parlare poi della totale indifferenza delle persone, ma anche di chi lavora lì". Sono le parole di chi ogni giorno lavora in ospedale e -oggi come un mese fa-, ci segnala che la situazione dei senzatetto che bivaccano nell'atrio dell'Ospedale Maggiore è rimasta pressochè la stessa. 

Ma non se ne accorge solo chi lavora nella struttura, perchè anche chi entra ed esce per appuntamenti o per far visita a chi è ricoverato, segnala l'anomala situazione, come il nostro lettore che correda la sua riflessione con una foto a testimonianza di quanto scritto: "Gent. Direttore, allego foto tratta oggi 15/gen/26 ore 13,30 circa nell'atrio dell'Ospedale di Cremona, di un placido dormiente che ha capovolto le seggiole onde non cadere durante il sonno. Direi che l'intervento dei Servizi sociali dell'ASST e del Comune merita qualche messa a punto".

Ricordiamo, per dovere di cronaca, che sulle pagine di CremonaSera si era parlato del fenomeno clochard in ospedale già dallo scorso 4 dicembre, con una prima denuncia della situazione al limite del decoro e della sicurezza igienico-sanitaria; successivamente un altro dipendente del nosocomio ci aveva raccontato la sua esperienza personale (leggi qui) con questi senzatetto che hanno scelto le aree dell'Ospedale Maggiore come luogo dove dormire durante le fredde notti invernali. 

Successivamente il Servizio sociale dell’Asst e i Servizi sociali del Comune di Cremona avevano annunciato un task force per trovare un'altrernativa per queste persone senza dimora. Già, perchè di persone si tratta e quindi non è pensabile di risolvere il problema semplicemente allontanarli dall'ospedale, ma serve anche capire come gestirli poi nella loro situazione di disagio e di bisogno. Allo stesso tempo però si rende necessario garantire la sicurezza a pazienti, degenti ed operatori, sia sul piano personale che su quello igienico sanitario. E pare che ci sia pure una sorta di gerarchia tra questi clochard, secondo la quale ognuno ha il proprio posto e non può "sgarrare" andando ad occupare quello di un altro. 

Insomma, ad oggi purtroppo la certezza è che ci sono ancora tante persone in situazione di disagio, uomini e donne senza nulla che scelgono l'ospedale cittadino per tovare riparo durante le fredde notti invernali. Ma non solo in ospedale, perchè in città sono diverse le figure che si vedono aggirarsi per le vie senza una meta e senza un punto di riferimento. Uomini vestiti di scuro, chiusi su se stessi per fuggire dal freddo e dagli sguardi, seduti sui parapetti o tra i gradini dei portoni. I più fortunati trovano un riparo, molti restano al freddo, alcuni hanno scelto l'ospedale per le loro notti solitarie.

Michela Garatti


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commenti


marco

17 gennaio 2026 07:39

Ieri sera un clochard dormiva accanto all'ingresso del Palazzo che ospita la Fondazione Città di Cremona.
L'altro ieri altri due nel locale riservato alle cassette di Sicurezza e prelievi bancomat delle Poste Centrali....e così via....
La Casa dell'Accoglienza ha ristrutturato il dormitorio con 16 posti letto riservati ai senza tetto.
E meno male che ci sono perché il problema clochard è esploso proprio negli ultimi tempi e mentre prima i posti letto erano più che sufficienti ora non lo sono più, sono sempre occupati come ha dichiarato Don Codazzi.
E non sono solo posti letto ma dietro c'è anche un percorso per conoscere i loro bisogni e problemi.
Le alternative annunciate tardano ad arrivare.
A loro serve un luogo dove trovare riparo notturno, un pasto caldo, e magari qualcuno ,ma non sempre, con cui parlare.
Sono schivi,non stanziali e solitari ma non fanno del male a nessuno.
Sono un costo non rimborsato dallo stato come per i richiedenti asilo , ma ci sono.
Possibile che non si riesca a creare un luogo gestito che possa diventare una sorta di punto di riferimento riservato solo ai clochard?
Il progetto "Giovani in Centro", che trasforma spazi del centro storico (come ex ospedale, piazze, ex chiesa di San Francesco) in luoghi per i giovani potrebbe riservare una parte anche piccola degli spazi per accogliere unicamente i clochard.
La vicinanza con la Casa dell'Accoglienza sarebbe utilissima per la presenza delle Cucine Benefiche e dei Frati di Via Brescia che a loro volta consegnano pacchi di generi alimentari ai bisognosi.




antonio SIVALLI

17 gennaio 2026 12:06

Si dice spesso che i clochard “costano”. È vero. Ma costano meno dell’indifferenza, meno del degrado notturno, meno degli interventi d’emergenza ripetuti. E soprattutto costano meno di tante promesse annunciate e mai arrivate.

Forse manca la volontà politica. Forse manca la pressione. Perché nessuno manifesta davanti al Comune per loro. Non hanno striscioni, solo coperte. Non slogan, solo silenzi.

Eppure ci sono.
E resteranno, finché qualcuno non deciderà che anche loro meritano un luogo, non solo un portone.

Con rispetto,
ma senza dormire sonni troppo tranquilli.

Pierpa

17 gennaio 2026 18:02

Concordo con quanto sopra, e aggiungo: i clochard (comodo paravento lessicale per definire quelli che una volta erano definiti "barboni") NON PORTANO VOTI. A pensar male qualche volta ci si azzecca.