1 agosto 2026

Data Center di Pozzaglio, parte la raccolta firme on line per il NO. Si allarga e si compatta il fronte dei contrari. Già tre Comuni hanno dato parere negativo.

Dopo Corte de Frati, Olmeneta e Persico Dosimo, ora anche Castelverde potrebbe dire di No al progetto del maxi data Center a Pozzaglio.

Il fronte dei contrari si allarga e si compatta dunque anche sul piano istituzionale, dopo le iniziative dal basso di cittadini e associazioni che hanno da subito fatto sentire la propria voce e le proprie preoccupazioni. Martedì scorso un presidio davanti alla sede della Provincia aveva già radunato numerosi cittadini pronti a dire il proprio no. Ora il dissenso si sposta dalla piazza alla rete e passa attraverso una raccolta firme on line a prima firma RAL (Rete Ambiente Lombardia), lanciata poche ore fa, proprio per dire no al mega Data Center di Pozzaglio nella fattispecie, ma che per esteso chiede una regolamentazione di questi mega impianti sul territorio della Lombardia.

"Firma questa petizione per bocciarne il progetto e promuovere la coscienza e l'urgenza di una nuova economia fondata sulla sostenibilità e sulla giustizia sociale e ambientale" è l'indicazione riportata sulla sottoscrizione. "I Data Center sono gigantesche infrastrutture fisiche  che contengono al loro interno migliaia di computer accesi contemporaneamente per offrire agli operatori internazionali dati e servizi informatici. -prosegue la petizione - Con questa petizione chiediamo che siano lo Stato e le sue Istituzioni a tutti i livelli, dando priorità alle esigenze dei cittadini, a regolare,  programmare, limitare la costruzione dei Data Center che già in Italia e soprattutto in Lombardia stanno raggiungendo un numero spropositato".

Il sito di Pozzaglio, secondo il progetto, dovrebbe estendersi su un'area agricola di circa 270mila metri quadrati; il soggetto committente sarebbe un operatore statunitense, con investitori internazionali in grado di garantire la copertura della capacità di investimento. Quello che desta maggiori preoccupazione è in particolare la vicinanza dell'impianto alla scuola di Brazzuoli, a meno di 700 metri, oltre ad altre problematiche evidenziate come il consumo di suolo agricolo e l'importante necessità di un'enorme quantità di acqua per il raffreddamento e di energia elettrica per il funzionamento dei server, oltre alle preoccupazioni in tema di tutela ambientale. 

"Nella provincia di Cremona abbiamo già il record dell’inquinamento (con conseguenze anche sulla salute !) Non abbiamo bisogno di peggiorare la situazione" commenta uno dei sottoscrittori, mentre un altro gli fa eco "L'ambiente è res pubblica e il territorio va gestito da chi lo vive, Pozzaglio e il resto del territorio cremonese non ha bisogno di data center ma di tutela ambientale concreta".

A poche ore, sono già oltre 150 le firme raccolte on line alla pagina dedicata 


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commenti


Vanessa

1 agosto 2026 11:44

NO AL DATACENTER!!!

Gianpietro

1 agosto 2026 12:34

No al Datacenter!!!!

Antonella

1 agosto 2026 12:37

No al Datacenter!!!

Adolfo

1 agosto 2026 13:25

Chi dice no, posi il … telefono…

Disgustato

2 agosto 2026 00:14

Quanta ignoranza e pressappochismo sull'argomento.

Anna L..Maramotti

1 agosto 2026 13:38

Mi ripeto : tutta la disponibilità della sezione di Cremona di Italia Nostra
Il CDR Lombardia ha ben presente il.problema.
L"importante è stare uniti per incidere il più possibile
A bando ogni posizione ideologica e concretamente affrontiamo il.problema che costituisce un male comune

Vanessa

1 agosto 2026 13:42

NO AL DATACENTER!

Arturo

1 agosto 2026 16:19

Si dice sempre di no,ma non si parla degli effettivi effetti negativi sul territorio.
In questo caso vengono risistemate delle aree dismesse,poi ci sono le compensazioni,che ,se ben gestite sono molto utili per un territorio depressi cone il nostro.

Rosella Vacchelli

1 agosto 2026 17:34

Certo... facciamo crescere la temperatura di almeno 2 gradi e togliamoci così il diritto di respirare e togliamolo in particolare ai più fragili e ai bambini che sono quelli che pagano di più (come ampiamente documentato dalle recenti indagini epidemiologiche di Ats Valpadana) l'aggressione all'ambiente di cui siamo autori e che ha già cambiato il clima. Questi sono i veri effetti negativi sul territorio e si pagano in salute e in anni di vita che nessuno oggi ha il diritto di ipotecare per conto di chi non ha l'età (sia perché vecchio o perché ancora bambino) per concorrere a decidere.

Disgustato

2 agosto 2026 00:34

Utili in quale modo? Ad aumentare la bolletta elettrica a un'intera area geografica per i costi di adeguamento della rete, dal momento che queste strutture hanno un consumo elettrico multiplo a parità di estensione rispetto a paritá di estensione di un'area industriale che a differenza di un data center per lo meno crea ricchezza? Utile a sottrarre uno sproposito di metri cubi d'acqua per il raffreddamento? Il tutto per qualche decina di posti di lavoro altamente specializzati una volta finiti i lavori ed aiutare gli amministratori in regione a berciare in campagna elettorale di aver risollevato i conti? Anziché sciorinare opinioni di seconda mano su un argomento che invece andrebbe approfondito dall'intera cittadinanza a livello nazionale per capirne le implicazioni, basterebbe informarsi su come queste strutture abbiano distrutto gli equilibri ambientali, economici e sociali laddove sono già stati costruiti. La corsa spasmodica ai data center dell' ultimo anno (esempio: in Piemonte si é passati da 30 progetti in discussione a 300 nel giro di un anno) non é il simbolo di un'Italia che corre verso l'innovazione, e più simile ai paesi del terzo mondo che incamerano i rifiuti delle potenze industrializzate per cercare di fare cassa. Per 4 spiccioli stiamo svendendo territori, comunità ed il futuro dei nostri figli. Direi che il qualunquismo da bar non é l'approccio più saggio per una questione di tali ripercussioni.

harry

1 agosto 2026 17:30

Le aree dismesse sono da riutilizzare, le compensazioni da esaminare nel dettaglio. Come non essere d'accordo. Certo che è difficile comprendere come compensare la quantità d'acqua necessaria per il raffreddamento dell'impianto.
Rischiamo nelle prossime estati, considerato il trend negativo, di dover ricorrere alle autobotti per l'alimentazione umana e animale, pescata non si sa dove, e per irrigare i campi. Considerando anche che dalla crisi del 2003 nulla si è fatto per risolvere o attenuare i problemi legati alla carenza d'acqua estiva in termini, ad esempio, di bacini di laminazione per l'accumulo.
E non sono sufficienti filari di pianticelle e pannelli solari sui capannoni; in pianura padana ci vogliono boschi!
In compenso avremo la super IA e il "20G" ma con quelli non ci disseteremo e non irrigheremo i campi! Però potremo telefonare!

Consiglia

1 agosto 2026 17:33

No al Datacenter!!! Si alla nostra Salute!!!!

Rosaria

2 agosto 2026 07:32

Dillo a quelli di Spinadesco...

Consiglia

1 agosto 2026 17:35

No al Datacenter!!! Si alla nostra Salute!!!!

Simone

1 agosto 2026 18:38

No al datacenter!!!!

SANZENI Gianpietro

1 agosto 2026 18:40

No al Data center

Omar Monza

2 agosto 2026 21:49

No al data center!!

Luisa

7 agosto 2026 07:18

No al data center e a chi lo ha proposto