21 giugno 2026

Dive e divi, ultimo soave canto prima dell'addio al Monteverdi Festival 2026: Carlo Vistoli la loro voce

Uomini e donne. Dee e principi. Regine ed eroi mitologici. Ecco chi, con il suo canto, ha detto addio Monteverdi Festival 2026. A partire dalle donne:  la terribile Poppea di Claudio Monteverdi, la dolce Calista (fida ninfa di Diana) di Francesco Cavalli, Orontea (regina sensuale che rinuncia all’amore per il potere) di Antonio Cesti.

Ma ci sono anche uomini che cantano il loro amore e il loro furore: Serse, Apollo, Idraspe, Gasone, Pompeo Magno sempre di Francesco Cavalli oppure i personaggi nel ‘Trespolo tutore’ di Alessandro Stradella, con quella sua vena comica irresistibile. 

Il contraltista Carlo Vistoli è stato colui che ha prestato la sua voce a tutte queste storie. A questi drammi piccoli e grandi a cui ha dato il suo spirito infuocato a volte e melodrammatico in altre. Vistoli è cantante dalle grandi qualità tecniche. Gestisce una voce con un’estensione impressionante come uno strumento perfetto. Lascia stupiti per l’intonazione cristallina quando chiude i pezzi a ‘solo’. ‘Gioca’ con la ‘messa di voce’ per dipingere ogni singolo fraseggio. Ogni singola nota ‘espressiva’. E’ incredibilmente preciso sia nei vocalizzi che nelle ornamentazioni di prassi esecutive. E per di più ha una presenza drammaturgica importante. Canta con il cuore e con tutto il corpo

Ha brillato nei tanti pezzi di carattere, soprattutto quelli che vanno sotto il genere di Lamenti. Come nel Uscitemi dal cor, lacrime amare e nel Ohimè, che miro … Misero Apollo di Cavalli. O sempre del compositore cremasco Ombra mai fu reso un vero capolavoro, meno di secolo dopo, da Georg Friedrich Händel nell’omonima opera Xerse proposto poi in uno dei tre bis.

Stessa grande capacità interpretativa nelle due arie del risveglio dal sonno; altro genere in assoluta voga in quel melodramma fino, quanto meno, alle ultime opere serie di Wolfgang Amadeus Mozart. Antonio Cesti (1623-1669) Qual profondo letargo di Cesti e Sonno, placido Nume ancora di Francesco Cavalli. 

Filippo Pantieri, alla guida dell’ensemble Sezione Aurea, propone tutto questo repertorio con bravura. Mette una cura dettagliata nei singoli passaggi ed è altrettanto bravo nella costruzione di battute di passaggio tra un brano e l’altro. Non fa mancare di farsi apprezzare anche nel brano di Frescobaldi solo per tastiera.

Il programma ha contemplato anche tutta una serie di composizioni strumentali incentrate principalmente sulla forma della Sonata. Anche qui a partire da Francesco Cavalli, per proseguire con Dario Castello e la sua  Sonata seconda a sopran solo e la Sonata Decimasesta per due violini, viola e basso continuo. E ancora Marco Uccellini con l’ Aria decimaquarta sopraLa mia Pedrina” . Fino ad arrivare al ‘principe’ della musica strumentale barocca: Girolamo Frescobaldi con la Toccata prima dal Secondo libro di toccate, canzone, versi d’hinni, Magnificat, gagliarde, correnti et altre partite d’intavolatura di cembalo et organo. 

Un bel banco di prova per il complesso strumentale i brani proposti. E’ ensemble composto da specialisti che sanno lavorare bene sulle scritture. Anche loro capaci nella tecnica come nell’ornamentazione estemporanea. Citazione d’obbligo per Elisa La Marca alla tiorba e alla chitarra barocca. Preziosi sono i suoi disegni armonici e melodici nell’accompagnamento della voce. 

Scende il sipario su questa 43ª edizione del Monteverdi Festival accompagnato dal monteverdiano Si dolce e’l tormento. Per il bilancio finale ci sarà tempo nei prossimi giorni. 

Foto Francesco Sessa Ventura

Roberto Fiorentini


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