18 agosto 2026

Santa Croce e la scultura di via Palestro, le opere di Ruffini da ripristinare: "Speriamo in tempi rapidi". Il progetto di recupero dei luoghi simbolo e delle opere d'arte che hanno scritto la storia

Prima la scultura in onore dei Martiri per la Libertà all'angolo di via Palestro, rovinata a terra durante un temporale la scorsa estate ed ora la lapide sul torrione di Santa Croce, in via Ghinaglia, finita ieri a terra in frantumi. Entrambe opere dello scultore cremonese Dante Ruffini, entrambe unite dalla stessa sorte. Se della prima non si hanno ancora notizie in merito ai tempi di restauro e di riposizionamento, della seconda per ora è presto dare indicazioni in merito alla possibilità di recupero. Certo è che la lastra di marmo del Torrione era un'opera di grande importanta, una lastra su cui Ruffini, tra la fine degli anni '50 e l'inzio del '60, aveva riprodotto -incidendole a mano- le fattezze dell'antico e glorioso castello di Santa Croce, riprese dalla mappa di Antonio Campi del 1583.

Sulla lastra in marmo caduta e finita in frantumi, Ruffini aveva inciso una porzione della mappa di Campi, evidenziando con un mastice colorato la sagoma del castello per rendere bene l'idea di quanto fosse maestoso e di quale fosse il suo sviluppo rispetto alla città, visto che oggi la porzione di torrione che rimane non è sufficiente a rendere l'idea di quanto fosse imponente il castello di Santa Croce. La speranza è che i frammenti possano essere recuperati e rimessi assieme per restiruire alla città quella preziosa mappa incisa nel marmo o che, in caso contrario, si possa perlomeno replicare una nuova lastra con la stessa incisione.

Ben più importante invece il recuper della scultura dedicata ai Martiri, in via Palestro: "Quella sicuramente è un'opera di grande valore, in primo luogo per il messaggio che mio padre ha voluto attribuirgli ma anche perchè in quella posizione ogni giorno viene vista da centinaia di giovani che si recano a scuola e che magari, incuriositi dall'opera, possono riflettere sul significato della libertà e del sacrificio. Spero che l'amministrazione provinciale (titolare dell'edificio e quindi anche della scultura, ndr) posso presto restituire alla città di Cremona quella scultura restaurata dopo l'incidente dell'anno scorso" commenta Marco Ruffini, figlio di Dante, che ricorda anche con affetto come quella sia stata l'ultima opera del padre, aggiungendo anche un valore affettivo alla scultura.

Anche per la targa di Santa Croce, Marco Ruffini spera naturalmente che i tempi del Comune non diventino biblici perchè, pur essendo un'opera di minore valore artistico, è sicuramente un prezioso strumento per raccontare la storia di Cremona e delle sue origini gloriose, rappresentate anche da quel torrione che merita di essere valorizzato e riscoperto.

L'assessore Paolo Carletti ha confermato che tutti i frammenti della lastra marmorea sono stati recuperati e messi in sicurezza: "Ora attendiamo la diagnosi della Soprintendenza per capire se sarà possibile il recupero della targa originale. In caso positivo, verrà trovata un'adeguata sistemazione, ossia non verrà certamente più incementata alle antiche mura, ma posizionata in modo comunque adeguato a valorizzarla e farla vedere a tutti. Se non sarà possibile un recupero della lastra, sicuramente provvederemo a realizzare una nuova targa in sostituzione. Sui tempi, dipendiamo da quelli della Soprintendenza". 

Questo intervento rientra in un progetto più ampio di recupero dei luoghi significativi di Cremona, di cui Santa Croce e Porta Mosa rappresentano due cardini di quella che fu la "Magna Phaselus", il grande vascello dalla forma urbana allungata, la cui poppa era rappresentata dal castello di Santa Croce, la prua da Porta Mosa e, naturalmente, il Torrazzo come albero maestro. Chiara anche l'allusione al Grande Fiume, su cui il vascello cremonese sarebbe stato pronto a navigare. "Se per le mura cittadine un recupero in toto è difficile, in quanto ormai inglobate dall'edilizia privata, sicuramente il Bastione e Porta Mosa, così come il Torrione di Santa Croce, sono punti strategici da recuperare e valorizzare per Cremona" aggiunge Carletti.

Il Po, il Torrone (servito per la prima volta proprio tra le mura di Santa Croce durante il banchetto nuziale di Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti), il Torrazzo, le porte e le mura: tutti elementi fortemente caratterizzanti della storia della nostra città, che meritano tutta l'attenzione e la cura necessiarie per non finire nell'oblio e cadere pezzo dopo pezzo. Simboli di una città che ha bisogno di una forte progettualità per riscoprirsi e riportare valore ai propri tesori, alla propria gloriosa storia e agli artisti che Cremona può vantare di avere e di aver avuto.

Foto Francesco Sessa Ventura

 

 

Michela Garatti


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commenti


Michele de Crecchio

19 agosto 2026 01:00

Inutilmente vado da tempo sostenendo l'opportunità di una generale verifica della condizioni manutentive delle varie lapidi affisse in città. Oltre alle condizioni di stabilità andrebbero verificate anche le condizioni di leggibilità, in vari casi (vedi, ad esempio, la zona di Porta Milano) da tempo gravemente deteriorate e, come tali, ormai meritevoli di un garbato ripristino!

Michele de Crecchio

19 agosto 2026 01:19

Inutilmente vado da tempo sostenendo l'opportunità di una generale verifica della condizioni manutentive delle varie lapidi affisse in città. Oltre alle condizioni di stabilità andrebbero verificate anche le condizioni di leggibilità, in vari casi (vedi, ad esempio, la zona di Porta Milano) da tempo gravemente deteriorate e, come tali, ormai meritevoli di un garbato ripristino!
Per quanto riguarda infine i vari monumenti celebrativi mi permetto di ricordare che in città, oltre alla citatissima mano della modesta e fragile statua (in plastica?) dello Stradivari di corso Garibaldi, sarebbe opportuno di finalmente pensare anche al compasso da tempo asportato dalla mano della splendida statua in acciaio di piazza Stradivari, nonché alle due, pur tanto retoriche, sciabole da tempo asportate dalle statue di Garibaldi (in piazza della Stazione) e di Vittorio Emanuele II (in piazza Castello).