Ed ecco lungo le strade la natura si riprende gli spazi: i "muri" verdi e viola dei cardi selvatici
La primavera, in attesa di una estate ormai non lontana, entra sempre più nel vivo e la vegetazione è nel pieno del suo vigore. Anche lungo le strade, provinciali e comunali, del cremonese dove, almeno in questi giorni di metà maggio, la manutenzioni e gli sfalci in parecchi punti si fanno attendere e le piante spontanee, in parecchi casi, superano l’altezza dei guard rail (in svariati casi li coprono proprio) la natura a suo modo si riprende i propri spazi e mostra le essenze tipiche del periodo. Di spicco, in particolare, i “muri” verdi e viola formati dai cardi selvatici. Ce ne sono una infinità, ad esempio, lungo la provinciale Isola Pescaroli – Seniga ma anche lungo la “Bassa” di Casalmaggiore per citarne un paio ma l’elenco è e sarebbe ben più lungo. In attesa di sfalci e manutenzioni, che prima o poi certamente arriveranno ecco che può essere opportuno conoscere meglio il Cardo selvatico, detto anche Cardo mariano o Cardo latteo, nome scientifico Silybum marianum, pianta molto diffusa in diversi Paesi del Mediterraneo. Appartenente al genere Carduus, famiglia delle Asteraceae. Si tratta di una pianta erbacea annuale o perenne, mediamente alta, piuttosto spinosa e dai fiori simili al carciofo. Cresce abitualmente ai margini delle strade, degli argini e nei campi incolti, anche se predilige i terreni pietrosi e secchi. Nel primo anno le foglie basali formano una rosetta, nel secondo si sviluppano i fiori che possono superare il metro di altezza. Il fusto in genere spinoso è eretto ramificato oppure semplice, a volte spoglio o con poche foglie nella parte terminale, la superficie può essere sia tomentosa che glabra. Le foglie possono essere lunghe fino a 40 cm e sono caratterizzate da striature bianche. Il loro margine è ondulato e vagamente dentato con lobi triangolari e una spina all’apice, quelle basali sono più piccole e meno dentate rispetto alle superiori. L’infiorescenza alla sommità dei rami è formata da capolini grandi o singoli con una base ovale formata da un’appendice prolungata e acuminata. Fiorisce tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, i fiori tutti uguali si trovano all’interno del capolino e sono di color magenta. I frutti sono acheni ovali di colore marrone scuro. Le radici del cardo hanno proprietà diuretiche, ed a partire dal 1800, questa pianta iniziò ad essere usata anche per le sue qualità antiemorragiche e ipertensive. Particolarmente interessanti sono i frutti che contengono principi disintossicanti e protettivi per il fegato, mentre i capolini di Cardo mariano, vengono utilizzati per la preparazione di ricette della tradizione popolare, alle quali questo ortaggio rustico dona il caratteristico sapore amarognolo, ed è per questo utilizzato anche come ingrediente aromatico nella preparazione di aperitivi e liquori. Esistono svariate leggende legate a questa pianta conosciuta fin dall’antichità. Secondo la storia popolare, le macchie biancastre sulle foglie sarebbero rimaste dalle gocce di latte cadute dal seno di Maria durante la fuga in Egitto, da cui il nome “mariano”. Il fiore è anche associato al pastore siciliano Dafni, alla cui morte la Terra, piena di dolore, fece nascere una pianta piena di spine, mentre nelle tradizioni nordiche, il cardo è associato a Thor, dio del tuono e della guerra.
Eremita del Po
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