18 giugno 2026

Il Po a picco, a Cremona raggiunti i -8 metri. Il 2026 passerà alla storia per il fiume ridotto a un rigagnolo. Ma fare il bagno resta un pericolo: l'appello per la sicurezza

Il Grande fiume a picco. La magra che si è ormai fatta largo, favorita anche dal fatto che non c’è stata alcuna piena primaverile (cosa che una volta era la normalità), si fa sempre più evidente ed il Po, in queste ore, ha già raggiunto e superato gli 8 metri sotto il livello idrometrico. Ciò significa che siamo ormai a poche decine di centimetri dal record negativo storico di meno 8,52 toccato in occasione della magra storica a luglio 2022. A luglio, appunto. Ma oggi siamo ancora al 18 giugno e, salvo clamorose e impensabili inversioni di tendenza, è da dare per scontato che ogni record negativo sarà superato da qui a pochi giorni (è già record, per inciso, un livello del genere in giugno).

Cosa ci aspetterà dunque nei mesi estivi di luglio e agosto? Inutile oggi fare previsioni ma più che lecito supporre che non sarà qualche eventuale temporale estivo a cambiare le cose e che il 2026 passerà alla storia per il Po: ridotto ad un rigagnolo.

Davide Persico, docente all’Università degli studi di Parma ma, soprattutto, uno che l’acqua del Po l'ha nelle vene e ama il fiume come pochi altri (e ne è senza dubbio uno dei massimi esperti) avendolo frequentato fin dalla più tenera età, ha presentato un grafico che  mostra una raccolta di dati idrometrici sul livello del Po a Cremona relativi agli ultimi 20 anni. Non sono stati aggiunti dati precedenti poiché il sito di Aipo, come sottolinea lo stesso Persico, presenta problemi dovuti alla mancanza di dati per il malfunzionamento dell'idrometro di Cremona negli anni precedenti e, inoltre, all'assenza di un idrometro digitale per gli anni '90 e '80. “Osservando però i dati numerici del trentennio 1970-2000 – spiega -  la scala dei m a sinistra si ferma a -7, mentre dal 2000 raggiunge i -9. Questo significa che, fino al 2022, non c'è stata alcuna magra che abbia raggiunto il livello minimo di -8 m. Negli ultimi cinque anni, invece, il livello estremo -8 m è stato raggiunto e superato già 3 volte (considerando il livello raggiunto oggi (17 giugno 2026). Le due secche precedenti sono avvenute: la prima nel luglio 2022 e la seconda, incredibilmente, nell'aprile 2023. Quest'ultima è un'anomalia nell'anomalia, perché è accaduta in un mese dell'anno in cui, notoriamente, il fiume sarebbe dovuto entrare in piena primaverile”. Questi eventi, dunque, dati alla mano, stanno diventando più frequenti? “Lo scrivevo già nel volume Terramara (2023) – spiega ancora Davide Persico - Il trend previsionale, date le due magre appena registrate, indicava un aumento della frequenza, in concomitanza con l'aumento medio delle temperature della Pianura Padana. Questi fenomeni vanno di pari passo con l'aumento della temperatura media dell'acqua del fiume, che negli ultimi 30 anni ha registrato un incremento di ben 4 gradi. Quest'anno, data la precocità di manifestazione della magra, si può prevedere, con discreto margine di certezza, il raggiungimento del livello minimo di magra record di -9 m (a Cremona e Isola Pescaroli)”. 

Nei prossimi anni, dunque, cosa potrebbe accadere?  “Ci sarà sempre variabilità di livelli di anno in anno – evidenzia - in relazione alle precipitazioni, ma la valutazione climatica va oltre, e considera intervalli di tempo minimi di 30 anni.  Certamente il Po soffrirà e con esso tutto il suo bacino idrografico, che va dai crinali delle Alpi a quelli degli Appennini.  Saranno necessari provvedimenti di indirizzo per il risparmio idrico, e necessariamente forti cambiamenti in ambito agrario”. Provvedimenti, aggiunge chi scrive queste righe, da prendere rapidamente e concretamente. Non servono continui tavoli di lavoro, riunioni, cabine di regia ed altri “paroloni” che spesso finiscono nel classico ed italico tanto fumo e niente arrosto. Servono decisioni efficaci prese da chi il fiume lo conosce, lo vive e ci vive. Non da personaggi catapultati da chissà dove, ritenuti “espertoni” (tutto da dimostrare) che il fiume probabilmente nemmeno sanno dove nasce e pretendono di “insegnare” a chi lo vive e ci vive. A questo proposito, pur col più assoluto rispetto di tutti, c’è da dare per scontato che, a brevissimo, anche la stampa e le televisioni nazionali presto, forse prestissimo, inizieranno a presentare la situazione di grande magra del Po, catapultando qui soggetti che sul fiume non hanno mai vissuto e mai ci hanno messo i piedi (chi scrive queste righe sta ancora ridendo, anni dopo, per aver sentito definire “isolette” le isole di sabbia, manco fossimo sul Mediterraneo o a prendere il sole su qualche atollo del pacifico) e, come sempre, ci sarà da leggere i classici titoloni tipo che il fiume si può attraversare a piedi.

No, il fiume non lo si può mai e poi mai attraversare a piedi, in nessun punto, in nessuna condizione e, anche in secca, presenta innumerevoli pericoli. Si possono capire i titoli ad effetto, ma non si possono ammettere e tollerare quelli che creano potenziali situazioni di pericolo. Di gente che in Po è annegata ce n’è anche troppa e non è il caso di allungare il triste elenco per l’incoscienza o la mancanza di professionalità di qualcuno (che a sua volta dovrebbe tenere i piedi a distanza dal Po). Il fiume, ovunque, in ogni tempo, in ogni stagione e in ogni condizione, va rispettato, sempre e comunque. Non si facciano azzardi e non si cerchino imprese tanto evitabili quanto inutili. Frequentare le aree vicine a fiumi e torrenti, soprattutto nel periodo estivo, è certamente un’esperienza piacevole e divertente ma occorre ricordarsi che la balneazione è vietata e, soprattutto, che fare un bagno può portare alla morte per annegamento. Fiumi e torrenti, a partire dal Po, presentano infatti una serie di pericoli: correnti, temperature fredde anche d’estate, fondoni improvvisi, mulinelli,  fondo viscido o sassoso, prese d’acqua laterali con relativi vortici e altri pericoli che non devono e non possono assolutamente essere sottovalutati. Anche i canali artificiali sono estremamente pericolosi. Ogni anno purtroppo ci sono vittime per annegamento, soprattutto di giovane età, e dunque è necessario un impegno condiviso per sensibilizzare tutti, a partire dai ragazzi, sui pericoli, anche mortali, di bagni e tuffi nei corsi d’acqua, anche quando apparentemente non sembrano presentare rischi. 

E’ per queste ragioni che alcune associazioni attive sul territorio parmense – Aironi del Po, CIAC, Centro Interculturale – con la condivisione di Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), Comune di Parma e Regione Emilia-Romagna hanno lanciato un appello su queste problematiche con una conferenza stampa che si è tenuta  presso la sede centrale di Aipo, a Parma. Sono intervenuti Gianluca Zanichelli (Direttore Aipo), Alessio Picarelli (Dirigente Aipo Navigazione interna), Gianluca Borghi (Assessore all’ambiente del Comune di Parma), Massimo Gibertoni (Aironi del Po), Emilio Rossi (CIAC), Piero Arganini (Centro Interculturale di Parma). Presenti oltre alla stampa due rappresentanti della Comunità Tunisina di Parma. Unanime il messaggio lanciato nel corso degli interventi. Messaggio che vale per entrambe le rive del fiume: occorre un grande sforzo di sensibilizzazione collettiva che passi attraverso enti pubblici dei vari livelli, associazioni, comunità di cittadini, scuole, gruppi affinchè ragazzi e ragazze sappiano quali sono i rischi che si corrono quando ci si avvicina ai fiumi e quindi i comportamenti da evitare, per non incorrere in gravi conseguenze per la propria salute, fino alla perdita stessa della vita. In particolare, è necessario informare i ragazzi di famiglie non originarie dell’Italia, che conoscono meno le caratteristiche del Po e dei nostri fiumi, i quali col desiderio più che comprensibile di passare qualche ora di svago all’aperto, possono incorrere, senza esserne consapevoli, in gravissimi pericoli nel momento in cui decidono di immergersi  in acqua. Importante anche la collaborazione di gruppi e associazioni che hanno competenze in materia di salvataggio e che possono diffondere consigli che si rivelano fondamentali nel caso ci si dovesse trovare in difficoltà nelle acque di un fiume. Le associazioni citate hanno quindi prodotto, anche quest’anno, un doppio volantino e un video in più lingue(pubblicato al link: https://youtu.be/OofzB6cdx-M) nei quali viene spiegato in modo dettagliato quali sono i pericoli dei bagni nei fiumi: volantini liberamente riproducibili, stampabili e inoltrabili e video che si può diffondere con ogni mezzo, dai social ai siti web alle chat. “Aipo– ha detto il Direttore dell’Agenzia Gianluca Zanichelli - non ha dirette competenze in merito ai temi della sicurezza di chi frequenta fiumi e torrenti, ma da qualche anno abbiamo deciso di appoggiare questa campagna di sensibilizzazione perché è davvero terribile constatare che negli stessi corsi d’acqua che curiamo dal punto di vista idraulico si possano verificare vere e proprie tragedie, con l’annegamento di persone, soprattutto giovani, che sarebbero del tutto evitabili osservando poche e semplici regole di comportamento. L’auspicio è che sempre più soggetti, sia pubblici che privati, si sentano ingaggiati a fare altrettanto nei diversi territori”. Con la speranza che i volantini plurilingue ed il video siano adeguatamente sistemati e fatti circolare anche in tutto il Cremonese ed il Casalasco.

 In merito sempre al tema della grande magra in corso, Alessandro Delpiano, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po,  intervistato all'interno di un più ampio approfondimento sulla crisi climatica redatto dalla giornalista Angiola Codacci-Pisanelli per il settimanale “L’Espresso” ha dichiarato che “La neve, che da sempre fungeva da serbatoio naturale accumulando acqua in inverno e rilasciando gradualmente in estate, è oggi ridotta sia in spessore che in durata, fino all’80 per cento in alcune zone. Con la recente ondata di calore, poi, il mano si è di fatto già tutto scilto. Ciò significa che il serbatoio naturale che avrebbe dovuto fornire l’acqua durante l’estate, quest’anno semplicemente non c’è”. Delpiano ha ribadito l'ancor maggiore rilevanza che assume, in periodi climaticamente complessi come quello attuale, l'organismo dell'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, che “raccoglie dati su portate, livelli dei laghi, stato delle falde e utilizzi nelle diverse aree del distretto”. Il Segretario generale ha fatto riferimento anche al fenomeno dell'intrusione salina, ricordando l'importante progetto attualmente in essere per contrastare la risalita delle acque dall'Adriatico quando le portate lungo il Delta scendono sotto la soglia critica di 450 metri cubi al secondo: “per combatterla sosteniamo la progettazione della barriera antisale sul Po di Pila”. Infine, di nuovo, un forte appello a tutti: quando frequentate il fiume abbiatene sempre il massimo rispetto, fatelo in sicurezza, con prudenza, in ogni tempo e in ogni stagione. 

Eremita del Po

Paolo Panni


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commenti


Alessandra

18 giugno 2026 05:41

Una domanda da incompetente in materia ,non è possibile fare qualche sbarramento prima che sfoci in mare?

pablo diaz de brito

18 giugno 2026 07:13

Scrivo da Rosario, Argentina. Sul fiume Paraná. I problemi qui sono gli stessi: piene e magre aumentate, sia in metri idrometrici sia in frequenza. Adesso arriva El Niño, quindi il Paraná di sicuro passerá dalla normalitá attuale a piene d'estate. Ma da noi il discorso sicurezza é ben diverso: ci sono norme, sí, bagnini a qualche area limitata, ma dopo le persone sono libere di assumersi il pericolo. Nessun divieto, soltanto raccomandazioni. Nessun rosarino ammeterebe un divieto simile. Il Paraná in regime normale fa 17 milla metri cubi/secondo. Ma ci sono giovanni che lo atraversano nuotando, è una tradizione locale.