16 agosto 2026

Pescarolo, la tomba del garibaldino Zanetti: dalla fitta corrispondenza con l'Eroe dei due Mondi, l'amicizia che li univa e la proposta di vendita dell'Isola di Caprera

Cosa lega l'isola sarda di Caprera al cremonese e, più precisamente a Vescovato e Pescarolo? Per scoprirlo dobbiamo visitare il vecchio cimitero proprio di Pescarolo e cercare l'unica tomba rimasta nel camposanto.

Un grande prato ricoperto di erba e racchiuso da quattro mura e un cancello metallico, dopo aver salito due gradini che lo separono dal terrapieno accanto alla strada. Siamo all’ingresso di Pescarolo, in prossimità dell’incrocio per Pieve Terzagni sulla Strada Provinciale.

Varcando quel cancello si entra in quello che fu il vecchio cimitero del paese, luogo di preghiera e di memoria che accolse le spoglie dei tanti defunti che vennero qui accompagnati nel loro ultimo viaggio.

In questo cimitero oggi non troviamo più le tombe: resta solo un prato dove cresce l’erba e qualche fiorellino selvatico si azzarda a fare capolino; i vecchi muri perimetrali accolgono le lapidi dei defunti che qui vennero inumati, mentre in fondo al prato, accanto ad un albero frondoso, si erge una cappelletta gentilizia, semplice nella sua struttura, annunciata da tre scalini e due colonne che sorreggono il timpano. Singolare presenza, dacché tutte le salme vennero traslate negli anni ’80. Tutte tranne quelle che ancora riposano in questo mausoleo.

Entriamo per scoprire che al suo interno riposano ancora le spoglie di Giuseppe Guarneri, detto “Zanetti”, patriota e amico fraterno di Giuseppe Garibaldi, che combatté nelle guerre risorgimentali tra il 1848 e il 1867 e fu per oltre 25 anni sindaco di Pescarolo: “Carattere di adamante cuore d'oro, valorosissimo, sui campi delle patrie battaglie, gloriato dall’intima amicizia di Giuseppe Garibaldi”.

Zanetti ci guarda attraverso un ritratto appeso alla parete: occhi neri e penetranti, sguardo ieratico e fiero, folti baffi e aria seria, abbottonato nel completo giacca e cravatta. Della sua profonda amicizia con l’eroe dei due mondi resta una folta corrispondenza, nella quale si tratteggia il rapporto di stima tra i due uomini e pure alcuni affari.

Guarneri, nato a Vescovato nel 1830, già a 17 anni aveva abbracciato la causa della Nazione oppressa; nel 1848 viene arrestato: la causa è una rissa con dei soldati austriaci, che lo vede coinvolto, con altri patrioti suoi amici. Zanetti, alcuni giorni dopo questo episodio, viene raggiunto e tratto in arresto, portato in carcere e sottoposto a diversi interrogatori. Resterà in cella per 59 giorni, fino a quanto il 19 marzo 1848 un’insurrezione popolare lo condurrà alla libertà.

La sua vita da garibaldino lo porterà a partecipare a diverse battaglie, il suo spirito ribelle e fiero, insofferente della disciplina, lo condurrà a diverse fughe, anche rocambolesche, come quando disertò l’esercito piemontese, da cui fuggì perché stanco dell’attesa che venissero accettate le sue dimissioni: in abiti civili partì alla volta di Cremona, addirittura spacciandosi per un cameriere riuscì a sfugge la guardia a Pavia, raggiungendo Cremona, da cui però deve fuggire di nuovo. Visse coì da ricercato e braccato, ferito pure lui ad una gamba. Il tutto con la costante della profonda e intima amicizia con Garibaldi, scandita da una fitta corrispondenza.

Da Caprera, così scriveva: “Mio caro Zanetti, una vostra parola mi è sempre cara, come quella di un valoroso figlio. Non so se andrò sul Continente ed in caso io vada nessun luogo mi sarà più caro della vostra casa di Pescarolo”.

O ancora, ad una lettera dello Zanetti Garibaldi rispondeva così: “Mio caro Zanetti, io farò menzione ai nostri amici della Camera delle savie vostre osservazioni ed ho già accennato loro l'abolizione dell'odiosa tassa sul macinato. Un caro saluto alla famiglia dal sempre vostro - G. Garibaldi

L’episodio però che meglio sugella la fiducia che Garibaldi nutriva nei confronti di Zanetti è quello relativo alla vendita dell’isola di Caprera, che per tre anni divenne proprietario di Guarneri, con un patto specifico.

Lo stesso Garibaldi il 14 agosto del 1877 propose infatti a Zanetti di acquisire l'isola con la precisa condizione di poterla poi far riscattare ai suoi figli legittimi allo stesso prezzo. Questo stratagemma servì a Garibaldi per evitare che l’isola finisse in possesso di eredi non graditi (in attesa che il matrimonio con la seconda moglie Giuseppina Raimondi venisse annullato), col preciso patto che la rivendesse allo stesso prezzo ai figli legittimi, ossia quelli nati dal matrimonio con Francesca Armosino, contratto nel 1880.

Questa la missiva in cui l’eroe dei due mondi propone al vescovatino Guarneri l’affare:

Caprera, 14 agosto 1877,

Mio caro Guarneri, volendo escludere dal numero dei miei eredi [………..], ho pensato di vendere a voi mio amico e fratello d'armi questo mio possesso di Caprera con case, bestiame ed ogni attinenza senza escluderne mobilia e barche. Voi, poi, amico mio, rivenderete ai miei figli Menotti, Ricciotti e Manlio la suddetta mia proprietà con attinenza mobilia ecc. allo stesso prezzo da me comprata.

A Guarneri Giuseppe detto Zanetti

Vostro G. Garibaldi

Zanetti, dopo una vita ribelle e avventurosa, dopo aver condiviso le gioie e le preoccupazioni di Garibaldi, visse gli ultimi anni della sua vita in tranquillità e calma, accettando la carica di sindaco di Pescarolo, che ricoprì per oltre 25 anni. La sua vita terminò nel 1894, come riporta la stele nel mausoleo che ne conserva le spoglie.

Oggi quella cappelletta è l’unica del vecchio cimitero di Pescarolo in cui sono è ancora presente una tomba: le altre salme sono già state tutte traslate nel cimitero nuovo negli anni ’80. Zanetti dunque riposa sotto quell’albero, a due passi da un’asta che regge il tricolore: una presenza insolita all’interno di un camposanto. Ma a ben conoscerne la storia, si capisce come mai quella bandiera resti ancora a sventolare su quell’angolo di terra un tempo dedicato alla memoria ed oggi lentamente abbandonato.

Michela Garatti


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