Sorpresa! Ecco l'opera a quattro mani di Mozart e del cremonese Francesco Bianchi
Non c’è solamente il viaggio del 1770 che unisce Wolfgang Amadues Mozart a Cremona quasi indissolubilmente. La storia che si racconta, di seguito, è quasi incredibile, ma dimostra l’attaccamento che il salisburghese aveva per Cremona e i suoi musicisti.
Erano passati solo quindici anni dalla visita del genio di Salisburgo al teatro Nazari di Cremona, dove aveva assistito alla Clemenza di Tito di Michel’Angelo Valentini. Il calendario segnava l’anno del Signore 1785. Il luogo Vienna dove, nel frattempo Mozart si era stabilmente accasato. In un teatro della capitale austriaca andava in scena La villanella rapita. Il lavoro era andato in scena, per la prima volta, in quel di Firenze nel 1783. E portava la firma di Francesco Bianchi. Musicista, guarda caso, nato proprio a Cremona nel 1752 (morto poi a Hammersmith, il 27 novembre 1810) . Era nato poverissimo. Ma con l’aiuto di un prete, sempre cremonese, fu aiutato a studiare musica, arte in cui eccelleva. Arrivò a Napoli alla scuola di uno dei compositori più importanti dell’epoca mozartiana, quel Nicolò Jommelli che proprio il genio salisburghese aveva conosciuto musicalmente nel famoso ‘primo viaggio’ in Italia del 1770. Ebbe una carriera fulminate. Maestro al Cembalo al Théatre-Italien a Parigi, membro dell'Accademia Filarmonica di Bologna, direttore dei teatri di Dublino. Vice maestro di Cappella del Duomo di Milano. Dominò, agli inizi dell’Ottocento, la produzione di opere comiche in Francia.
Qualche anno dopo il suo esordio (1773) nel 1783 mise in scena, a Firenze, appunto la Villanella Rapita. Il lavoro ebbe un successo europeo e nel 1785 arrivò a Vienna dove proprio Mozart ne rimase fortemente colpito. Il salisburghese fu impressionato da Celeste Coltellini, la protagonista principale. Una soprano che calcava palcoscenici tra i più importanti d’Europa: Teatro alla Scala, Teatro di San Carlo di Napoli. La Coltellini accettò l'invito dell'Imperatore austriaco e si recò a Vienna nel 1785 e debuttando nella Contadina di spirito di Domenico Cimarosa ed esibendosi nell’opera del cremonese Bianchi. Qui il destino dei tre si incrociò. E Mozart dedicò ai due artisti italiani un quartetto (Dite almeno in che mancai K.479) e il terzetto (Madamina amabile K.480), quasi un’anticipazione della ben più nota aria di Leporello del Don Giovanni K. 527 (Madamina il catalogo è questo). Questi pezzi diventarono poi parte integrante dell’opera del cremonese. E la Villanella fece il giro d’Europa con la doppia firma di Mozart e del compositore nato sotto il Torrazzo. Uno dei pochissimi casi in cui Mozart si prestò a inserire sue composizioni nella partitura di un altro musicista.
Ma c’è ancora di più. Approdato al King's Theatre di Londra tra il 1795 e il 1802, composte ben 14 nuove opere molte delle quali su libretto di Lorenzo Da Ponte il librettista proprio di Wolfgang Amadeus Mozart , che il Bianchi conosceva dal 1789.
Il giornale parigino Courrier des Spectacles scrisse di questo artista cremonese "Questa nuova produzione del celebre Francesco Bianchi sarà molto acclamata per parecchio tempo, e non ho dubbi che nei teatri delle province si farà a gara per metter su l'opera".
Un trionfo.
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commenti
Pasquino
2 giugno 2026 16:45
Ma..irrilevante !
Agnese
2 giugno 2026 17:22
Mozart passò da Cremona il 20 gennaio 1770. Fece un ape al bar del Burga, assistette a uno spettacolo dei Tanta Robba e annotò un giudizio positivo sulla mancanza di una orchestra stabile cremonese. Poi riprese il calesse (come oggi anche allora non c'erano treni) e andò a Bologna.
Giovanni
2 giugno 2026 20:09
Che fra Mozart e il cremonese Bianchi ci sia stata collaborazione non era propio una stranezza
Ricordo che Cremona all'epoca faceva parte dell impero Austriaco in pratica erano connazionali!!
Anna L. Maramotti Politi
2 giugno 2026 20:24
Quando si restituisce una pagina della storia è come ritrovare una tessera di un mosaico. L'immagine si fa più leggibile. La memoria riprende e si delineano caratteri, si percepiscono forme e colori di cui era insospettata l'esistenza. Il tempo, che sembrava confinato nell'oblio, si riduce: sembra contrarsi. Si fanno avanti vicende che ben dimostrano come la nostra Città occupasse un posto importante nella cultura oltre quelli che sarebbero diventati i nostri confini nazionali.
Le ricerche di Roberto Fiorentini sono tessere della storia di Cremona che ci consentono di scoprirne l'identità . Al contempo, ci restituisce la dignità di cittadini, dignità che era completamente assopita. Se siamo eredi di un passato di spessore non possiamo rimanere oggi inermi. La storia riprende il suo autentico ruolo e ripropone la cultura come orizzonte entro cui è ancor oggi possibile avere un ruolo attivo.