12 gennaio 2026

Trentacinque anni fa, gennaio 1991, Cremona blindata per difendere obiettivi strategici: iniziava l'operazione “Desert Storm” e l'Italia entrava nella guerra del Golfo. La prima guerra in diretta tv

Trentacinque anni fa, era il 16 gennaio del 1991. Il mondo era molto diverso da oggi, internet non esisteva ancora, di cellulari e smartphone nemmeno l'ombra, la moneta sovrana era la Lira e il nuovo millennio si presentava all'orizzonte. Eppure mai come oggi quella data ci riporta indietro di colpo, con lo spettro di una guerra che potrebbe coinvolgere direttamente il nostro paese. E' la prima Guerra del Golfo e quel 17 gennaio le truppe americane, col supporto della coalizione occidentale, entrano in Iraq: inizia l'operazione "Desert Storm", la più imponente azione militare alleata dal 1945 in poi, a cui partecipa anche il nostro Paese. Scattano le misure di sicurezza ed anche a Cremona sale l'allarme attentati e si rende necessario mettere in sicurezza i punti sensibili del territorio. 

In città tocca in primis ai punti di comunicazione strategici, dal Ponte sul Po alla ferrovia e l'autostrada; poi le caserme e quindi presidi alla raffineria Tamoil e, poco più in là, anche alla centrale di Isola Serafini e l'ex centrale nucleare di Caorso, già dismessa ma dove sono ancora presenti un'ingente quantità di uranio e materiali radioattivi. Sacchetti di sabbia e pattuglie, cavalli di Frisia e uomini in divisa per le strade, mentre nei negozi è corsa alle provviste ed ai beni di lunga durata, come zucchero, farina e caffè, tanto che deve intervenire la Guardia di Finanza per controllare che i prezzi non vengano gonfiati dalla speculazione. E' allarme rosso e il fuoco della paura viene gonfiato dai venti di guerra che arrivano dal Golfo: il timore è che le frange terrorisiche che appoggiano Saddam Hussein possano progettare e mettere in atto degli attentati terroristici anche in Italia, anche a Cremona. Il vero pericolo sono gli uomini, più o meno noti, che compongono le fila delle diverse fazioni del terrorismo mediorientale.

E insieme alla paura che aleggia nell'aria, i punti sensibili si vestono da guerra, con militari in mimetica che pattugliano armati di mitra e maschera antigas, trincee allestite con sacchetti di sabbia, posti di blocco protetti dai cavalli di Frisia, i cavalletti di legno chiodati e filo spinato usati per bloccare il passaggio di fanteria e mezzi blindati; auto e camionette dell'esercito, della Polizia e dei Carabinieri in ronda davanti ai luoghi indicati come possibili obbiettivi; tra gli uomini chiamati a presidiare, anche i militari di leva mentre sono 1.500 i militari già inviati nel Golfo (in tutto saranno 1950 gli uomini che verranno inviati), parecchi altri sono già in preallarme ed anche molti congedati hanno ricevuto la cartolina di un possibile richiamo.

La guerra diventa prepotentemente argomento di discussione in ogni ambito quotidiano, nelle famiglie che guardano il telegiornale a pranzo e cena, sui posti di lavoro, nei bar e nelle scuole; il fronte dei pacifisti intanto scende in piazza con sit-in e manifestazioni per chiedere a gran voce la pace, mentre poco più in là giovani militari in mimetica e con le maschere pattugliano i luoghi sensibili; qualcuno parla anche di bunker antiatomici, tanto che proprio un cremonese ne commissionerà uno per la sua famiglia, spaventato dalla prospettiva di attacchi con armi chimiche o addirittura con ordigni nucleari. 

Non mancano gli appelli alla pace lanciati dall'allora pontefice Giovanni Paolo II, dopo aver inviato anche due lettere proprio a Bush ed a Saddam. Ma la guerra durerà ancora per oltre un mese, con massicce operazioni militari fino al 28 febbraio: 210 giorni dopo l'invasione irachena del Kuwait per mano di Saddam Hussein, avvenuta il 2 agosto 1990 e dopo più di un mese di bombardamenti aerei l’Iraq è allo stremo. 

Una guerra che conta decine di migliaia di vittime civili, ma rimane nella mente dei più per essere stata la prima guerra ad essere quasi interamente coperta dalla televisione, con le immagini delle bombe su Baghdad, trasmesse in ogni edizione dei Tg. La guerra entra nelle case di tutti e mostra, come in uno show, la diretta della morte e della distruzione. Uno spettacolo a cui oggi purtroppo si siamo abituati, quasi assuefatti, dove le perdite umane (le cosiddette vittime collaterali) fanno parte del "gioco" mortale della guerra, che non coinvolge solo i militari ma distrugge città e paesi. Lo vediamo, oggi come 35 anni fa, in Ucraina, a Gaza, in Venezuela, in Iraq, Giordania e Iran. Una lezione mai imparata.

Foto d'archivio Giuseppe Muchetti

 

 

Michela Garatti


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