Truffe agli anziani, anche un cremonese tra gli indagati dalla Guardia di Finanza di Brescia. In tutto 49 indagati: la rete di truffatori prendeva di mira anziani e persone fragili
Truffavano le persone anziane e sole e i soggetti più fragili, proponendo la vendita di rilevatori di gas a prezzi esorbitanti: i malviventi agivano fingendo una vendita porta a porta di strumentazioni per rilevare il gas, insistendo sul fatto che questi apparecchi fossero obbligatori per legge. A quel punto le vittime firmavano un contratto commerciale e si ritrovavano a sborsare cifre molto superiori al reale valore dello strumento.
La truffa è emrsa a seguito di un’attività di polizia giudiziaria coordinata dalla Procura della Repubblica di Brescia la Tenenza della Guardia di Finanza di Salò che hanno così individuato una vera e propria rete di truffatori responsabili di molteplici truffe, perlopiù nei confronti di persone fragili, e altri reati quali il riciclaggio, l’autoriciclaggio e l’intestazione fittizia. A seguito dell'attività investigativa, è stata eseguita una misura cautelare personale in carcere, emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il locale Tribunale, nei confronti del dominus di questa associazione per delinquere
Più nel dettaglio, la vendita di rilevatori del gas avveniva come detto, tramite operatori “porta a porta” che avrebbero insistito sul fatto che fossero obbligatori per legge e avrebbero; al momento del pagamento, i truffatori digitavano col P.O.S. portatile un prezzo notevolmente superiore rispetto a quello pattuito nella documentazione commerciale fatta firmare agli ignari clienti. Partendo da alcuni episodi avvenuti sul territorio bresciano, l’indagine avrebbe permesso di disvelare un’articolata organizzazione criminale con base in provincia di Brescia, composta da 49 persone, che avrebbe operato su vasta scala, sia in termini di numero di vittime: sarebbero stati accertati almeno 208 episodi corrispondenti alle denunce-querele formalmente raccolte nel corso delle fasi d’indagine.
Tra le 49 persone ci sarebbe dunque anche un cremonese, 36enne, che agiva per conto della rete sospettata di truffa e riciclaggio. Le dimensioni della truffa sono davvero ragguardevoli: 7 le regioni che sarebbero state interessate (Toscana, Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Veneto), coinvolte 9 imprese che sarebbero state create ad hoc attribuendone fittiziamente la titolarità a meri prestanome, ma che di fatto sarebbero gestite da un unico soggetto, tratto ora in arresto, nella cui disponibilità sono stati individuati diversi conti corrente, utilizzati in modo sistematico per far transitare i fondi di presunta fonte illecita e per disperdere le somme, attraverso prelievi, bonifici e trasferimenti verso l’estero.
L’analisi della documentazione bancaria ha consentito di quantificare il profitto ritenuto illecito in circa € 2.840.000, di cui viene disposto il sequestro, unitamente ad ulteriori € 327.000, nei confronti di 9 indagati, derivanti dall’illecita attività di riciclaggio. Già nel gennaio nel 2025 erano state eseguite delle prime perquisizioni, anche volte a impedire il continuo perpetrarsi delle truffe ipotizzate, nel cui ambito erano già stati sequestrati beni del valore di oltre € 70.000. Sulla scorta degli elementi probatori allo stato acquisiti, pertanto, in attesa della definitività del giudizio, sussiste la presunzione di innocenza degli indagati.
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