11 agosto 2026

Vince Mozart con le sue Nozze del Janus Opera al Filo

Mozart: fortissimamente Mozart. Fortissimamente a Cremona con le sue eterne ‘Nozze di Figaro’ prima delle opere della trilogia dapontiana. Il tutto a cura del Janus Opera progetto, inserito nel Cremona Summer Festival 2026, che unisce eventi formativi con reali rappresentazioni operistiche, in questo caso appunto il lavoro del salisburghese. Edizione non da teatro fisico di tradizione ma nella cornice altrettanto intrigante del palcoscenico del Filodrammatici. Tutto ridotto ovviamente ma non per questo non meno interessante vista la peculiarità del lavoro. Una sorta di cornice quasi d’epoca delle ‘Nozze’. Piacevole, piacevolissima che dimostra che il patrimonio lirico può essere rappresentato con mezzi ridotti anche economicamente. Sul palco, e così non poteva che essere, l’ Orchestra da Camera di Parma che ha tenuto il punto con tutto rispetto della partitura mozartiana (Peccato solo per il taglio dell’ouverture). A dirigerla, anche come maestro concertatore, Leonardo Benini. Artista dal gesto compito ma comunque espressivo;  in special modo nei grandi concertati mozartiani. Supporto importante quello al clavicembalo (pianoforte nell’edizione scenica) di Gaia Pizzarani e Francesca Fierro. Cast vocale completo nelle voci a partire da Daniel Pop. Un Figaro di grande presenza scenica e espressiva con un’ottima vocalità. Madeleine Lew una Susanna teatralmente ineccepibile, forse ancora un po’ acerba nella potenza vocale. Molto bene, invece, Fu Jinhao nelle vesti del Conte di Almaviva. Forte registro baritonale: unito ad una presenza scenica autoritaria e molto maturità.  Stephanie Elmi Witmer è stata un paggio Cherubino molto riflessivo che ha perso i tratti della furberia fanciullesca, ma musicalmente corretto. Imponente e severa la Contessa d’ Almaviva affidata alla bella e malinconica voce di Mary Katherina Stewart. Commovente nel monumento dell’aria ’Dove sono i bei momenti’ (Atto II). Tutto il resto del cast assolutamente all’altezza con una nota di merito per Ibeom Song, Don Bartolo, nella scoppiettante ‘vendetta’ del primo atto. 

La regia curata da Francesco Bellotto ha dovuto fare i conti, per forza di cose, con un ambiente fisico ridotto. Ma le soluzioni sceniche con l’utilizzo di platea e galleria nulla ha tolto all’incidere della vicenda dapontiana. Unico neo l’immagine finale dal sapore discutibilmente giacobino, non necessaria. Lavoro che può insegnare a chi si ostina ad ambientare opere in luoghi improbabili. Belli anche i costumi firmati dalla Sartoria Teatrale Arrigo

Un cenno per tutti gli altri giovani artisti che hanno messo in scena le due rappresentazioni con il solo pianoforte e il cembalo e la seconda recita con orchestra. 

Anche questa volta ha vinto Mozart.

Roberto Fiorentini


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