Venerdì, Santa Rita, riapre la chiesa della Pioppa a Stagno Lombardo con la messa e la benedizione delle rose. Restaurata la facciata
Venerdì, 22 maggio, in occasione della memoria liturgica di Santa Rita da Cascia, universalmente conosciuta come la “santa dei casi impossibili” torna ad aprire la chiesa della Pioppa, a Stagno Lombardo. Un luogo di grazia, di storia, e di pace immerso nella golena del Grande fiume, costruito nel Novecento dalla famiglia Della Zoppa. Dedicata alla Beata Vergine di Pompei, è un luogo molto caro alle popolazioni rivierasche. Fondata da Giovanni Della Zoppa è stata più volte danneggiata dalle piene del fiume, specialmente in occasione delle esondazioni del 1951 e del 2000, ma ogni volta è stata attentamente e scrupolosamente restaurata grazie alla sensibilità dei proprietari.
Oggi è di proprietà di Maria Vittoria Della Zoppa che, in perfetta linea con quanto già realizzato dalla sua famiglia, ha particolarmente a cuore questo luogo dove esattamente dieci anni fa si sono conclusi importanti lavori di restauro con inaugurazione avvenuta il 12 maggio in occasione del compleanno di Rita Barboglio (mamma delle attuale proprietaria). Proprio alla stessa Rita Barboglio sarà dedicata quest’anno, venerdì 22 maggio, la facciata dell’immobile finalmente rimessa a nuovo grazie sempre alla sensibilità e alla fede della proprietaria. Nell’occasione, ricorrendo appunto la festa di santa Rita da Cascia, alle 17.30 il parroco don Pierluigi Vei celebrerà la messa nel corso della quale, come da tradizione, saranno anche benedette le rose ed i veicoli. Sarà una bella e significativa occasione, per tutti, per conoscere questo luogo di grazia, di fede e di storia immerso nel silenzio e nella pace della golena del Po, accompagnati dalle musiche dell’armonium donato nel 1960 da Virginia Rossi Della Zoppa, rimesso in funzione pochi anni fa grazie anche al lavoro realizzato da Alberto Pozzaglio. Una ricorrenza, quella di santa Rita da Cascia, sempre molto sentita ed attesa, anche tra la gente del Grande fiume. È considerata, come già anticipato, la santa degli impossibili perché si ricorre alla sua intercessione nei casi che sembrano disperati. “Donna, sposa, madre, vedova e monaca – così la aveva ricordata l’indimenticato papa Francesco – e insieme modello di vita più che mai valido anche oggi”. Nata a Roccaporena col nome di Margherita Lotti nel 1381, figlia unica, coltivò fin da giovane il sogno di consacrarsi a Dio, ma fu destinata al matrimonio con un uomo violento. La pazienza e l'amore di Rita lo cambiò, ma alla fine la vita del marito fu spezzata da un omicidio. Morti anche i due figli di malattia, Rita, che convinse la famiglia del marito a non vendicarsi di chi aveva ucciso il figlio, decise di seguire il desiderio giovanile entrando nel monastero dell'Ordine di Sant'Agostino (quello a cui appartiene papa Leone XIV) a Cascia. Morì nel 1447 (o forse nel 1457) e quindi il prossimo anno ricorrerà il 570esimo (o 580esimo) anniversario della Nascita al Cielo.. Tra i prodigi che ne caratterizzarono la vita, la compartecipazione diretta, da lei desiderata, alle sofferenze di Cristo. Mentre pregava davanti al Crocifisso, si staccò una spina dalla corona della passione del Signore, che si conficcò nella fronte della santa provocandole una ferita che non guarì mai. Nel 1457, per iniziativa delle autorità comunali, i primi miracoli di Santa Rita cominciano ad essere riportati nel Codex miraculorum (il Codice dei miracoli). Fra questi, troviamo quello cosiddetto maxime, ovvero il più straordinario: il miracolo di un cieco che riebbe la vista. Il corpo di santa Rita, per altro, non è mai stato sepolto, proprio per il forte culto nato immediatamente dopo la sua morte. Da subito, infatti, grazie alle sue virtù, cominciarono ad arrivare gli ex voto portati dai devoti. Vedendo tanta venerazione, le monache, decisero di riporre il santo corpo in una cassa. È a questo punto che Mastro Cecco Barbari s’incaricò di costruire (più probabile: far costruire) la prima bara detta “cassa umile”. Se tra i concittadini la venerazione fu molto rapida, non altrettanto rapido fu il cammino di ascesa agli altari. Il processo di beatificazione ebbe inizio il 19 ottobre 1626 (quattrocento anni fa) sotto il pontificato di Urbano VIII, che ben conosceva la Santa essendo stato vescovo di Spoleto fino al 1617. Fra i principali sostenitori della causa di beatificazione, oltre alla famiglia Barberini, c’era il Cardinale Fausto Poli, nativo di Usigni, villaggio del territorio casciano. Fu lui a interessarsi anche dei luoghi ritiani di Roccaporena, trasformando nel 1630 la casa-domuncola in capella. Il processo si svolse a Cascia, nella chiesa di San Francesco, con capillarità minuziosa. In seguito al processo casciano, il 2 ottobre 1627, Urbano VIII concesse alla diocesi di Spoleto e ai religiosi agostiniani la facoltà di celebrare la messa in onore della beata Rita. Il 4 febbraio 1628 dispose che tale messa potesse essere celebrata nelle chiese agostiniane anche dal clero secolare. Con queste iniziative che autorizzavano il culto, si sanciva la beatificazione anche se non nella forma solenne e canonica tradizionale. Nel 1737 gli agostiniani e il comune di Cascia vollero premere per la canonizzazione. Per una lunga serie di vicissitudini, il processo canonico venne più volte interrotto e ripreso, fino alla riapertura del 1853 e alla svolta rappresentata dal miracolo ottenuto da Cosma Pellegrini di Conversano del 1887. Il 25 febbraio 1896, venne finalmente redatto il decreto sulle virtù eroiche. Nel 1899, dopo aver preso in esame i vari miracoli, stimati utili per la canonizzazione, tra questi si approvarono: il profumo che si diffonde dal corpo della santa, la guarigione della piccola Elisabetta Bergamini e quella di Cosma Pellegrini, che viene guarito da una malattia incurabile. Finalmente il 24 maggio 1900, papa Leone XIII la proclamò santa. Il corpo di santa Rita, dal 18 maggio 1947, riposa nella Basilica Santa Rita a Cascia, dentro l’urna d’argento e cristallo realizzata nel 1930. Indagini mediche hanno accertato la presenza di una piaga ossea (osteomielite) sulla fronte, a riprova dell’esistenza della stigmata. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, mentre sotto l’abito di suora agostiniana c’è l’intero scheletro (così ridottosi dalla prima metà del ’700). Il piede destro ha segni di una malattia sofferta negli ultimi anni, forse una sciatalgia, mentre la sua statura era di 1,57 metri.
Eremita del Po
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