22 marzo 2021

I dieci anni del Leone di S.Marco sul Torrazzo. L'ingresso dei Veneziani il 10 settembre 1499

Il 25 marzo di 1600 anni fa nasceva Venezia, la Serenissima. La dominazione veneziana arrivò anche a Cremona e durò soltanto dieci anni, una breve parentesi nel lungo arco di storia della città che non lasciò segno se non nella memoria degli storici.

Alla metà del XV secolo, Cremona si presentava come una delle più ricche città dell'intera pianura padana. Nell'intera area lombarda non c'era città che potesse vantare un fiorire di arti, di scienze, di mestieri e commerci quale vi era sulle rive del Po. Basti considerare che alla sola tessitura di lana, seta, lino e cotone erano interessate ben 13mila famiglie e oltre 4mila erano i telai adibiti alla sola manifattura dei fustagni. Alla stessa Venezia, che con Cremona aveva duraturi rapporti commerciali specialmente attraverso la via del Po allora molto più sfruttato per la navigazione di quanto avvenga oggi, erano destinate annualmente almeno 40mila pezze di fustagno, dietro un corrispettivo di ben 200mila ducati imperiali. A fronte di una simile ricchezza Cremona aveva però subito parecchie ingiurie negli ultimi anni del secolo per il passaggio di soldataglie che vagavano per l'Europa e dalla pesante dominazione milanese estrinsecata attraverso luogotenenti e commissari esosi e spesso incapaci. E poi Venezia incombeva: le sue navi da guerra, più che i burchielli da trasporto, si avvicinavano pericolosamente così come le truppe di terra che avevano dato luogo a scaramucce anche vicino alla città. L'ambasciatore di Milano a Venezia, scrisse a Lodovico il Moro, dicendo che in laguna di sarebbe detto che Cremona era pronta a darsi ai veneziani senza resistere. Le truppe francesi in città si macchiarono di parecchie azioni pesanti in città e nel contado, tanto è vero che diverse famiglie già da tempo avevano preso la cittadinanza veneziana (Pallavicino, Guerzoni, Boccardi, Malombra. Zucchelli, Sommi e Sfondrati). L'esercito veneziano, ai primi di settembre, era accampato dalle parti di Treviglio. Prese Brignano e scese verso Cremona. All'alba dell'8 settembre era accampato dalle parti di San Martino in Beliseto. Ludovico il Moro era nel frattempo fuggito a Innsbruck non prima di aver mandato un'ambasceria a Cremona invitando i cremonesi a resistere nonostante la mancanza di artiglieria e munizioni. I Veneziani si presentarono con 500 uomini a porta San Luca al comando del conte Alvise Avogadro e di Guccino Brenzoni, cremonese al soldo della Serenissima chiedendo la resa. La trattativa fu veloce. Un araldo veneziano entrò in città a comunciare al popolo le richieste. Ambasciatori inviati a Milano scoprirono che nessun aiuto sarebbe mai arrivato a Cremona, così i veneziani poterono entrare trionfalmente in città preceduti dal glorioso vessillo di San Marco. Era il 19 settembre 1499, giorno di San Nicolò da Tolentino nella cui chiesa ogni anno, quel giorno venne celebrata dai Veneziani una messa di ringraziamento. Il Leone di San Marco sventolò così sul Torrazzo.Una messa solenne si tenne in duomo mentre furono scelti i 12 cremonesi che si sarebbero recati a Venezia come oratori d'obbedienza. La signoria veneziana non fu particolarmente dura per i cremonesi, tenendo anche conto del difficile periodo in cui Cremona si trovava.

Non lasciò molti segni la dominazione veneta a Cremona. Ad esempio non è rimasto un solo Leone di San Marco dipinto o scolpito sui palazzi. Ai cremonesi venne concesso di non prendere le armi in caso di guerra, di poter vendere i propri cereali in ogni parte della Serenissima, di portare in città le biade provenienti da possidimenti oltre il Po, l'Adda o l'Oglio. I Veneziani si limitarono a imporre la presenza, ma a proprie spese, di un Podestà, un Capitano, un Camerlengo e un Castellano (per il castello di Santa Croce). I dodici cremonesi inviati a Venezia si presentarono al doge Agostino Barbarigo recando ricchissimi doni: ciascuno portava 18 braccia di broccato d'oro e 18 di raso cremisi. Il Doge li nominò cavalieri tranne due che appartenendo alla corporazione dei mercanti non potevano averne titolo. Ma agli inizi del 1500 con il ritorno del Moro a Milano, i veneziani temettero la ribellione dei cremonesi inviarono capitani inflessibili. Con l'accusa di cospirazione 15 nobili cremonesi vennero condannati a morte per impiccagione a Venezia, condanna poi tramutata nell'esilio sull'isola di Candia.

Una piena straordinaria del Po, cui fece seguito una pesante carestia per la siccità e una epidemia di tifo petecchiale prostrò ancora di più Cremona, Cattivi presagi arrivarono anche dal cielo, come un fulmine che si abbattè su due leoni dipinti sull'orologio del Torrazzo e il terremoto della stessa notte crearono il panico. I Veneziani inasprirono le tasse per trovare fondi per fortificare ulteriormente la città. L'Europa aveva firmato la guerra a Venezia per stringerla in una morsa dove rischiava di essere stritolata. Il 15 aprile 1509 l'araldo del Re di Francia entrò a Cremona, poi a Mantova e a Venezia per leggere la dichiarazione di guerra. La battaglia di Agnadello segnò la fine delle mire espansionistiche della Serenissima che lasciò sul campo diecimila soldati. Il 18 aprile i francesi entrarono a Bergamo, il 23 a Brescia il 24 erano alle porte di Cremona che vennero spalancate. Resse l'urto delle armi solo il Castello di Santa Croce che si arrese solo il 20 giugno.


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commenti


Francesco Capelletti

27 marzo 2021 17:14

Veramente sotto i portici del Comune, proprio sopra l'ingresso della caffetteria, è ben visibile l'affresco del Leone di San Marco accompagnato dallo stemma della famiglia Cappello cui apparteneva il governatore veneto della città.