13 marzo 2026

1948, si ricostruiscono i serbatoi lungo il fiume, nasce la raffineria Italia

I bombardamenti al ponte di Po del 1944 avevano dstrutto tutti gli impianti della Camangi costruiti prima del conflitto sulla riva cremonese del fiume. La ricostruzione, iniziatra a guerra finita, portò l'ingegner Moschetti a rimettere in sesto gli impianti e  giganteschi serbatoi di carburante.

Del 1948 è questa foto di Ernesto Fazioli scattata durante la costruzione dei grandi serbatoi. Nasceva così la raffineria "Italia" che avrebbe segnato il destino di Cremona industriale; ancora oggi sullo stesso posto in riva al fiume Po c'è il deposito (un tempo raffineria) della "Tamoil Italia SpA"

Foto Ernesto Fazioli


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commenti


harry

13 marzo 2026 18:35

Rigorosamente in sicurezza.

Michele de Crecchio

26 aprile 2026 15:34

Dove, credo i soldati tedeschi, durante la seconda guerra mondiale, si erano limitati a realizzare, per necessità contingenti, solo un modesto deposito di benzina per usi militari, nel quasi immediato dopoguerra si iniziò, purtroppo, a costruire una raffineria vera e propria. La scelta localizzativa era stata decisamente pessima: ne venivano interessati, infatti, terreni altimetricamente depressi, praticamente posti in piena golena di Po. Per ridurre il rischio di sommersione di tali terreni si rese, di conseguenza, necessario non solo costruire, sulla sponda cremonese, un nuovo grande argine (al fine di così ottenere l'effetto di "traslare" verso la sponda piacentina il corso principale del fiume), ma anche arretrare sensibilmente verso monte l'immissione del colatore Riglio). Tale sito aveva, peraltro, anche il difetto di occupare una posizione frequentemente interessata da molti venti dominanti diretti verso la città, difetto destinato ad evidenziarsi sempre di più nelle sue sgradevoli e pericolose conseguenze con il progressivo ingigantirsi dell'impianto.
Persino un prestigioso ministro della Repubblica (credo fosse il senatore Medici), avendo, occasionalmente, avuto modo di vedere dall'alto la singolare situazione che si stava determinando, sentì la necessità di segnalare quella di Cremona come una delle trasformazioni territoriali più pericolose ed inopportune che, nel secondo dopoguerra, si stessero sciaguratamente realizzando sul territorio nazionale. Purtroppo, nonostante tale corretta ed autorevole considerazione, per non pochi lustri successivi, la raffineria cremonese continuò ancora ad espandersi, nonché ad aumentare le sua capacità di lavorazione e di stoccaggio. A fronte di una relativamente modesta occupazione di personale, crescevano infatti, nel frattempo, le dimensioni dell'impianto (che giunse, credo, ad estendersi su ben 700.000 mq!). La stretta contiguità ad un ospedale sanatoriale (che fu poi costretto a chiudere la propria attività), l'inquinamento dell'aria e dell'acqua che comprometteva sempre più significativamente le condizioni ambientali, non solo delle contigue società canottieri, ma dell'intera città ed il rischio che anche a Cremona, prima o poi, si potesse verificare qualcuno dei gravissimi, e non rari, incidenti che, nel frattempo, si verificavano in altre città, ponendo a rischio non solo i lavoratori occupati all'interno del recinto produttivo, ma anche i residenti nei quartieri urbani circostanti.