Quando all'inizio della primavera arrivava lo spazzacamino...
Lo spazzacamino, i suonatori di cornamuse, i pifferai natalizi e tanti altri umili mestieri, una volta, segnavano il trascorrere del tempo e l'avvicendarsi delle feste. Il calendario aveva tante date in rosso, segno delle festività, quasi tutte religiose, ma la gente aspettava il carnevale con ansia e trepidazione perché durante tale periodo si svolgevano tutte le feste più mondane: per i grandi si preparava la stagione d'opera al «Ponchielli» e per i giovani le elettrizzanti feste da ballo per sfoggiare l'abito fatto di fresco all'ultima moda e per aprire la serie dei balli con i giovanotti segnati sul carnet. Non sono abitudini di qualche secolo fa, come potrebbe sembrare, ma usanze che sussistevano anche a Cremona prima dell'ultima guerra. Lo spazzacamino, con la faccia ancora sporca del lavoro dell'anno precedente, arrivava puntuale agli inizi della primavera. Scendeva dai monti bergamaschi o veniva addirittura dalle montagne del Trentino o dai colli Euganei del padovano. Era una figura patetica che tutti ospitavano per far la pulizia ai camini e alle cappe. Era tanto patetica che veniva spesso fatto oggetto di gioco da parte di ragazzi, anche perché, il più delle volte, gli spazzacamini erano dei ragazzini, qualche volta anche bambini che venivano in città per guadagnarsi un tozzo di pane. Attiravano per la loro umiltà, per il loro silenzio, per la loro bravura e così divennero anche figure pittoresche, letterarie, poetiche. I verseggiatori ben volentieri raccontavano la storia dello spazzacamino e la figura del ragazzo dalla faccia sporca di fuligine ave colpito la fantasia dei disegnatori cremonesi includendola nelle litografiche immagini, con i colori rosso e oro, degli involucri del torrone di Cremona ch'era "duur ma bòon". Così questa figuretta dalla faccia sporca di nero fumo divenne anche portatrice di doni. Fazioli non poteva non immortalarlo seduto davanti all'ingresso del Torrazzo col cappello nero ed un tozzo di pane bianco nelle mani sporche di fuliggine.
Foto Ernesto Fazioli
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