"I mille volti di una professione". Storie di infermieri tra cura, ricerca e innovazione
Il 12 maggio 2026 si celebra la Giornata Internazionale dell'Infermiere, un momento per raccontare una professione che non ha confini netti, fatta di cura, ricerca, organizzazione e innovazione.
«Il tema scelto quest'anno, "I mille volti della professione", vuole sottolineare proprio questo: fare l'infermiere significa assumere mille ruoli diversi, spesso altamente specializzati, tutti ugualmente indispensabili per il sistema sanitario» - afferma Alberto Silla, direttore Direzione Aziendale Professioni Sanitarie e Sociosanitarie (DAPSS). «Le storie che abbiamo scelto per raccontare la professione, mostrano come l'infermiere non sia solo un operatore sanitario, ma un professionista poliedrico: capace di unire competenze cliniche, tecniche, organizzative e relazionali» - conclude Silla.
IL CUORE RACCONTA
Irina Jitariu, 53 anni, lavora all'Ospedale di Cremona dal 2009 ed è infermiera specializzata in ecografia cardiovascolare. Dopo la laurea in infermieristica e il master universitario come sonographer, oggi esegue gli ecocardiogrammi transtoracici di primo livello in Cardiologia.
«Faccio ecografie cardiache in autonomia e preparo una prima bozza del referto che poi viene verificata dal medico», spiega Irina. Nel suo lavoro tecnica e relazione si intrecciano continuamente. «Mi piace dire che parlo con il cuore: la sonda è il mio microfono e ogni cuore racconta la sua storia». Prima di ogni esame raccoglie sintomi, anamnesi e precedenti clinici per interpretare correttamente i risultati. «Non guardiamo solo immagini: dobbiamo capire davvero il paziente».
LA RICERCA IN PRATICA
Mattia Bozzetti, 31 anni, infermiere dal 2017, dopo sei anni in Terapia Intensiva ha orientato il proprio percorso professionale verso la ricerca infermieristica e organizzativa, avviando nel 2022 un dottorato di ricerca.
«Ho sempre creduto che la ricerca non debba rimanere sulla carta», spiega. «Oggi sappiamo che gran parte delle evidenze scientifiche impiega anni prima di entrare davvero nella pratica clinica. Il nostro obiettivo è ridurre questa distanza e trasformare le evidenze in processi concreti». Il suo lavoro si concentra soprattutto sull'organizzazione dei servizi sanitari e sull'impatto dei professionisti della ricerca nei contesti clinici. «Accogliamo bisogni e problemi che arrivano dai reparti e cerchiamo di trasformarli in progetti sostenibili e applicabili nel quotidiano». Tra i risultati raggiunti anche un progetto europeo dedicato alle diagnosi infermieristiche nell'ambito della cronicità e della presa in carico familiare. «La ricerca organizzativa mi interessa perché permette di vedere un impatto reale sui servizi e sulle persone. L'infermiere può offrire un contributo importante nello sviluppo di soluzioni e miglioramenti organizzativi»
LA CURA DELLE LESIONI CUTANEE
Andrea Cominotti, 48 anni, infermiere dal 1997 e specializzato in wound care dal 2009, è referente dell'ambulatorio per la cura delle lesioni cutanee della Casa di Comunità di Casalmaggiore, attivo da gennaio 2025. Si occupa di lesioni da decubito, ulcere vascolari, piede diabetico, ustioni e lesioni neoplastiche.
«La vulnerologia è una specializzazione infermieristica ancora poco diffusa: nel territorio casalasco sono fra i pochissimi professionisti dedicati», spiega. Solo nel mese di aprile l'ambulatorio ha effettuato 160 prestazioni per circa 40 pazienti. «La popolazione invecchia e aumentano diabete e problemi vascolari: la richiesta di queste cure è sempre più alta».
Fondamentale anche il lavoro di rete con i Medici di Medicina Generale e i servizi territoriali. «L'esperienza da sola non basta: sono convinto che la competenza è garanzia per la qualità delle cure; servono preparazione e specializzazione». Accanto all'attività clinica, Cominotti si occupa anche di formazione rivolta a medici e infermieri. «La passione è un valore: quando tieni davvero a quello che fai, il messaggio passa».
DONARE VITA
Nel percorso della donazione di organi e tessuti gli infermieri svolgono un ruolo centrale: dalla presa in carico del potenziale donatore fino alle attività di coordinamento, formazione e sensibilizzazione. «La donazione di organi è un lavoro profondamente multidisciplinare: nasce dalla collaborazione continua tra terapia intensiva, coordinamento, medici, infermieri e tutta la rete ospedaliera», racconta Olga Kouadio, infermiera dal 2006 con esperienza in Terapia Intensiva e oggi nel Coordinamento Donazione Organi. «L'infermiere segue il paziente donatore lungo tutto il percorso. Servono competenze cliniche, sensibilità e formazione specifica».
Per Kouadio resta fondamentale anche la dimensione relazionale: «Quando una famiglia si sente accolta e vede professionalità e rispetto, si crea un rapporto di fiducia anche nei momenti più difficili».
Anche Daniela Blioju, infermiera dal 2009 con esperienza in Neurochirurgia e Terapia Intensiva, sottolinea il valore del lavoro di squadra. «Come coordinamento monitoriamo la potenzialità donativa aziendale e seguiamo i pazienti che potrebbero diventare donatori. Il ruolo dei medici resta fondamentale, soprattutto nel dialogo con le famiglie e nella valutazione clinica. Fare l'infermiere significa avere tra le mani la vita delle persone», aggiunge. «È una professione che richiede competenza tecnica ma anche grande responsabilità umana».
A rappresentare l'evoluzione delle competenze infermieristiche è anche Luca Mogni, infermiere da sei anni e infermiere prelevatore di cornee dal 2025. «Il prelievo di cornee rappresenta una competenza infermieristica avanzata: richiede precisione, preparazione tecnica e grande responsabilità. Nel prelievo lavoriamo sempre insieme ai medici necroscopi e alla medicina legale», conclude Mogni. «Anche la formazione e la sensibilizzazione fanno parte del nostro lavoro: promuovere la cultura della donazione è parte integrante del nostro ruolo».
La Giornata Internazionale dell'Infermiere celebra così non solo un lavoro, ma un mondo di volti e competenze, di passione e dedizione, indispensabili per la salute e il benessere di tutti. Le esperienze raccolte raccontano un lavoro in continua evoluzione, sempre più specializzato e integrato nei percorsi di cura.
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commenti
marco
11 maggio 2026 18:44
Sono professionisti che lottano ogni giorno tra mille difficoltà,mancanza di personale, turni gravosi e aggressioni.
Eppure continuano a lottare ogni giorno contro un sistema sanitario che non riconosce dovutamente il loro operato che da un lato tocca il il supporto alla cura ma che offre anche supporto ed empatia nel momento della sofferenza.
Ci accorgiamo di loro solo nel momento del bisogno e solo allora capiamo quanto sia insostituibile e importante la loro presenza.
Grazie!