“I ponti sul Po sono di tutti, la politica superi i campanili”. Appello del sindaco di Roccabianca dopo la bagarre politica sul ponte di Casalmaggiore
“I ponti sul Po sono di tutti, la politica superi i campanili”: all’indomani della bagarre politica che si è scatenata, e si sta scatenando, sul futuro del ponte sul Po che collega Casalmaggiore a Colorno, ecco l’appello o, meglio, il richiamo che arriva dalla sponda parmense del fiume, esattamente dal sindaco di Roccabianca Alessandro Gattara. Che, diciamolo chiaro e tondo, la dice giusta. I ponti sono di tutti e la politica, se davvero ritiene di voler portare avanti gli interessi dei cittadini e non quelli di bottega, anzichè litigare farebbe bene a collaborare, per il bene comune, di tutti. Obiettivo, questo, che dovrebbe essere naturale ma che in Italia, purtroppo, è diventato qualcosa di “soprannaturale” come se l’imperativo fosse quello di dividersi e sbraitare anzichè trovare soluzioni vere, concrete, attuabili.
“Il futuro del Ponte di Colorno – esordice Alessandro Gattara - riguarda l’intera Provincia di Parma (e anche quella di Cremona aggiunge chi scrive queste righe anche se non fa il sindaco e non intende nemmeno provarci). Per questo, di fronte alla prospettiva di una chiusura nel 2029 e all’assenza, a oggi, di un finanziamento per il nuovo ponte, la politica locale deve fare fronte comune. I ponti sul Po appartengono a tutti, non soltanto ai Comuni sulle cui sponde poggiano le pile. I collegamenti tra Nord e Sud non passano soltanto dall’autostrada: per imprese, lavoratori e pendolari, ogni ponte è un’infrastruttura essenziale. In dodici anni da amministratore comunale a Roccabianca – ricorda Gattara - mi sono occupato, senza ancora aver finito, dell’emergenza ponti. Ho cominciato durante la campagna elettorale del 2014, seguendo le vicende del Ponte di Gramignazzo, riaperto nel 2015 dopo un intervento molto tempestivo. Dal novembre 2015 mi sto occupando del Ponte Verdi di Ragazzola (quello che collega i Comuni di San Daniele Po, Roccabianca e Polesine Zibello). Il ruolo tecnico dei Comuni in queste vicende è inevitabilmente limitato. Quello politico, invece, può essere decisivo. Se oggi, per il Ponte Verdi, possiamo intravedere un esito positivo (i lavori sono in fase avanzata), il merito va innanzitutto all’allora Sindaco del Comune di Roccabianca, Marco Antonioli, che seppe richiamare l’attenzione delle istituzioni a Parma, Bologna, Milano e Cremona. In una prima fase arrivarono 2 milioni di euro per l’intervento urgente, attraverso fondi regionali di Protezione civile e la vendita di quote provinciali delle Fiere di Parma. In seguito, l’iniziativa dei senatori di allora, Giorgio Pagliari per Parma e Luciano Pizzetti per Cremona, portò all’inserimento nel DL fiscale del 2017 di altri fondi destinati all’emergenza dei ponti sul Po, di cui 6 milioni per il Ponte Verdi. Infine, grazie all’interessamento dell’allora Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, cremonese, furono stanziati ulteriori 20 milioni. Il DM venne firmato nel maggio 2020 dal Ministro Paola De Micheli, piacentina, e i lavori sono in corso dal 2024. La progettazione e l’appalto dei lavori sono stati eseguiti dal Servizio Viabilità della Provincia di Parma. A chi sostiene che a Ragazzola sarebbe stato preferibile costruire un ponte nuovo – prosegue - rispondo proprio con l’esempio del Ponte di Colorno. Il progetto del nuovo Ponte di Colorno ha un costo previsto di 300 milioni di euro, un costo neanche paragonabile alle risorse impiegate per la manutenzione straordinaria del Ponte Verdi di Ragazzola. Per il Ponte di Colorno è stato previsto un “fine vita” strutturale nel 2029. Per il Ponte di Ragazzola non vi è un’analoga previsione. Questo non significa che intervenire prima a Ragazzola non sarebbe stato meglio. Una manutenzione ordinaria programmata per tempo avrebbe probabilmente ridotto i costi, i disagi e il rischio di chiusure improvvise. Ma non avrebbe eliminato né le spese né i disagi: anche la manutenzione ordinaria costa e ogni cantiere stradale incide sulla circolazione. Inoltre, interventi come quelli sulle pile in alveo e la sostituzione dei guardrail non si possono prevenire con la manutenzione ordinaria. Oggi – rimarca - il dibattito sul Ponte di Colorno deve partire da un dato essenziale: il suo destino riguarda l’intera Provincia di Parma, non soltanto il Comune di Colorno. Non perché una chiusura trasferirebbe semplicemente il traffico sui ponti a monte, come il Verdi di Ragazzola, o a valle, come quello di Boretto. Il problema è molto più ampio: abbiamo decine e centinaia di imprese, e migliaia e migliaia di lavoratori e pendolari che non possono sostenere una chiusura prolungata di quel collegamento. Occorre scongiurare la chiusura del Ponte di Colorno prevista per il 2029, anno in cui è indicato il fine vita della struttura esistente, e occorre – evidenzia con forza - chiedere, con una voce sola, il finanziamento del nuovo ponte. Senza protagonismi e senza divisioni: su un’infrastruttura che serve tutti, la politica locale deve muoversi tutta insieme”. Forse, aggiunge sempre chi scrive queste righe, i Comuni (tutti, indistintamente) delle province di Cremona e di Parma (proprio perchè la viabilità è tema di interesse di tutti e per tutti) farebbero bene ad approvare, velocemente, una mozione d’ordine chiedendo finanziamenti urgenti per il ponte che collega Casalmaggiore e Colorno (la cui realizzazione è fondamentale anche per non appesantire e non mettere a rischio le altre infrastrutture) e lavori in tempi rapidi, mettendo per una volta tutti d’accordo, da destra a sinistra e da sinistra a destra passando per il centro, nell’interesse di tutti, a partire da quello dei lavoratori.
Eremita del Po
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti