3 novembre 2026

Scuola e lavoro, a Cremona il 12% di giovani tra i 15 e 29 anni non studia nè lavora. Positive le competenze, ma già nel 2025 la metà delle assunzioni era difficilmente reperibile

La Lombardia è tra le regioni più solide del Paese, con NEET (giovani che non studiano e non lavorano) all’8,5% nel 2025, sotto la media europea, anche se la provincia di Cremona si attesta sul 12,2%, quarto valore più alto della regione, nonostante la percentuale di laureati sfiori il 24%, segnale evidente che il titolo di studio accademico non sia ormai più un punto di vantaggio per chi cerca un'occupazione. A contraltare invece al percentuale di iscritti alle classi prime degli istituti professionali, ossia il 18%, che posiziona Cremona al terzo posto in Lombardia; parzialmente positivo anche il dato sulle competenze a fine superiori (media tra la quota di studenti di quinta superiore che raggiungono il traguardo in italiano e in matematica alle prove INVALSI (grado 13), che si assesta sul 59,3% e segna -12,3 punti rispetto al dato precedente, ma la buona notizia è che rimane comunque il più contenuto della regione. La nostra provincia conta poi 7 percorsi di filiera (ossia tecnologico-professionali) attivi nel 2026/2027. 

Questi sopra i dati puntuali della provincia di Cremona, mentre a livello regionale, in Lombardia le proiezioni delineano uno scenario di profondo cambiamento: tra il 2026 e il 2050 lo scarto tra le generazioni che usciranno dal mondo del lavoro e quelle che vi entreranno raggiungerà 915.000 persone; a questo dato si deve aggiungere che entro il 2035 gli iscritti alle scuole superiori diminuiranno del 24%, con una contrazione particolarmente significativa negli istituti tecnici (-35%) e professionali (-32%). Guardando al 2050, il calo complessivo potrebbe raggiungere il 40% nello scenario più sfavorevole considerato.

Parallelamente però le imprese avranno sempre più bisogno di competenze: tra il 2025 e il 2029 il fabbisogno stimato del sistema produttivo lombardo è di circa 673.000 lavoratori, il 46,4% dei quali con formazione secondaria tecnico-professionale. E già nel 2025 il 48,1% delle assunzioni programmate risultava di difficile reperimento.

Il quadro è reso ancora più complesso dalle percezioni dei giovani. Secondo l’indagine Censis Senso della scuola, senso del lavoro, ripresa da ADAPT, il 46,1% degli intervistati si sente spesso disorientato davanti a un futuro incerto e precario, mentre il 60,3% ritiene spesso che la vita vera sia fuori dalle mura scolastiche. La ricerca conferma così l’importanza di un orientamento capace di mettere in relazione le aspirazioni individuali con la conoscenza effettiva dei percorsi formativi e delle professioni, superando stereotipi e scelte condizionate da informazioni parziali.

 


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