13 giugno 2026

"Nessun manifesto conosce la storia di una donna": così il sindaco Andrea Virgilio spiega -via social- i motivi della scelta di far rimuovere il tabellone di Pro Vita

Dopo le polemiche e le prese di posizione a seguito della scelta del sindaco Andrea Virgilio di far rimuove (dopo 6 anni di presenza) il cartellone affisso alla pensilina del bus davanti all'ospedale, che promuoveva le istanze di Pro Vita, informando le donne in difficoltà per una gravidanza in attesa, delle possibilità di sostegno ed aiuto prima di decidere di interrompere la gravidanza, oggi il primo cittadino stesso spiega le motivazioni della sua decisione.

"Non rinunciare alla felicità. Avrà il tuo sguardo, il tuo sorriso, il tuo coraggio. Fallo vivere, non abortire" recitava il tabellone, che poi inidicava il numero verde di SosVita a cui rivolgersi per chidere aiuto. Questo il messaggio del manifesto rimosso.

Virgilio scende in campo per chiarire la sua decisione di rimuoverlo, dopo una specifica richiesta presentata al primo cittadino, e lo fa scegliendo il canale dei social, con un lungo post su Facebook in cui dettaglia i motivi, le riflessioni e le valutazioni che lo hanno portato a richiedere personalmente la rimozione del tabellone.

"Nessun manifesto conosce la storia di una donna.

Certo che ho riflettuto su quel manifesto, sulle parole che contiene, sul luogo in cui è stato collocato e sulle sensibilità che attraversano un tema così profondo come la gravidanza, la maternità e l’interruzione volontaria di gravidanza. So bene che su questi argomenti esistono convinzioni diverse, spesso radicate nella coscienza, nella fede, nell’esperienza personale. Non considero queste posizioni nemiche del confronto democratico. Al contrario, penso che una comunità matura debba saperle ascoltare, anche quando sono distanti tra loro.

Ma proprio perché il tema è così delicato, credo che le parole vadano scelte con cura.

Il manifesto affisso in prossimità dell’ospedale non si limitava a offrire un aiuto.
Dice: “Non rinunciare alla felicità”.
Dice: “Fallo vivere, non abortire”.

Sono parole forti, dirette, rivolte alla coscienza di una donna.

L’ospedale non è una piazza qualunque. È il luogo in cui si arriva per curarsi, per chiedere aiuto. In ospedale entrano donne che stanno vivendo momenti molto diversi: chi desidera un figlio, chi lo ha perso, chi ha ricevuto una notizia difficile, chi ha paura, chi ha subito violenza, chi non sa ancora cosa fare, chi ha già scelto e porta con sé il peso di quella scelta. A tutte queste donne, come Istituzione, io sento di dover dire una cosa: non siete sole e non sarete giudicate entrando in un luogo di cura.
La felicità non può essere trasformata in un obbligo, la vostra felicità non può essere tratteggiata e dipinta da altri. Il coraggio non può essere definito da un manifesto. La maternità è una possibilità grande, talvolta desiderata con tutte le forze, talvolta inattesa, talvolta fragile, talvolta dolorosa. Ma nessuna donna dovrebbe sentirsi colpevole, esposta o moralmente messa sotto accusa mentre accede a un servizio sanitario previsto dalla legge.
Questa valutazione non nasce soltanto da una sensibilità personale o politica. È coerente anche con un principio ormai chiarito dalla giurisprudenza amministrativa: la libertà di espressione è fondamentale, ma quando si esercita attraverso manifesti e impianti pubblicitari nello spazio pubblico, raggiungendo persone numerose e indifferenziate, deve rispettare limiti di continenza espressiva, prudenza e precauzione, proprio per evitare impatti indebiti sulla sensibilità dei destinatari e per proteggere i diritti altrui.
Vi è poi un principio ancora più vicino alla questione che abbiamo davanti: i messaggi di sensibilizzazione su temi sociali non possono ricorrere a richiami capaci di generare allarmismi, paura, grave turbamento, oppure di colpevolizzare e addossare responsabilità morali a chi non aderisce all’appello. Questo è esattamente il confine che qui dobbiamo presidiare. E qui il punto è ancora più delicato, perché non siamo soltanto davanti a un manifesto nello spazio urbano: siamo in prossimità di un ospedale. Questo rende più forte, non più debole, il dovere di cautela.
Questo non significa ignorare la complessità morale dell’aborto. Non significa banalizzare il tema della vita nascente, né tantomeno negare che attorno a una gravidanza ci siano responsabilità profonde, domande difficili, valori importanti. Sarebbe sbagliato ridurre tutto a uno slogan, da qualunque parte lo slogan provenga.
Ma proprio perché siamo davanti a una materia così seria, credo che il compito dell’amministrazione sia quello di proteggere il luogo della cura da ogni forma di pressione. Il sostegno alla maternità è importante e deve esserci. L’aiuto alle donne in difficoltà è necessario e va rafforzato. I servizi sociali, i consultori, le reti educative e sanitarie devono fare la loro parte, con più presenza e più ascolto.
Però l’aiuto è tale solo se non giudica. È aiuto se apre una porta, non se cerca di chiudere la coscienza di una donna dentro una colpa.
Per questo la rimozione del manifesto non è una censura di un’opinione. Non rimuoviamo una convinzione religiosa, morale o culturale. Non impediamo a nessuno di sostenere pubblicamente il valore della vita, della maternità o dell’accoglienza. Rimuoviamo un messaggio che può diventare pressione psicologica su donne che stanno entrando in un ospedale.
Come Sindaco, ho il dovere di tenere insieme libertà diverse: la libertà di espressione, che resta fondamentale; la libertà di coscienza, che merita rispetto; e la libertà delle donne di accedere ai servizi sanitari senza sentirsi giudicate, colpevolizzate o esposte.

Questa decisione nasce da qui: dal rispetto per tutte le posizioni, ma prima ancora dal rispetto per le persone. E, in particolare, per le donne che in quel luogo devono poter trovare cura, ascolto e riservatezza, non pressione, giudizio o paura"


© RIPRODUZIONE RISERVATA




commenti


Angelo

13 giugno 2026 08:06

Tipico di questo soggetto: prima fa togliere un cartello come fanno di notte i senzapalle che imbrattano i muri della città, di nascosto, poi spiega su Facebook.
Che miseria. E questo faceva l'educatore... mio Dio!!!!

Giuseppe

13 giugno 2026 08:42

Questo è il dialogo della sinistra e il suo senso del pluralismo:"si fa così perchè l'ho deciso io!".
Ce ne ricorderemo!

harry

13 giugno 2026 08:53

"Il manifesto affisso in prossimità dell’ospedale non si limitava a offrire un aiuto.
Dice: “Non rinunciare alla felicità”.
Dice: “Fallo vivere, non abortire”."
E' abbastanza difficile trovare in queste parole "pressione, giudizio o paura", su un cartello posto all'esterno dell'ospedale, non all'interno.
Forse non è felicità per una donna avere un figlio ?
Forse non è meglio vivere anziché morire ?
Le parole sul cartello sono un invito, non un diktat !
Averlo tolto è un diktat non un invito !

PierPiero

13 giugno 2026 09:16

Atteggiamento decisamente autoritario.
L'avesse fatto un sindaco di destra, subito sarebbero usciti fuori tutti gli antifascisti, per inneggiare alla libertà di pensiero

Michele

13 giugno 2026 09:59

Sono passato decine di volte davanti a quel manifesto per recarmi in ospedale per cure o per far visita a qualche degente. Non credo che abbia infastidito qualcuno. La decisione di farlo togliere è solo ideologica. Tra l'altro, pur non facendone parte, so quanto bene fanno in via Milano (a famiglie cremonesi o immigrate) quelli del Movimento per la Vita sistemando lettini, carrozzine, giocattoli o corredi che poi distribuiscono gratuitamente. Averli trattati così, come fossero degli imbrattatori seriali che scrivono sciocchezze non è stato stata una grande trovata.
PS. Ho votato Virgilio alle ultime amministrative non pensavo di dovermene pentire dopo questo atto di arroganza

Gigi

13 giugno 2026 10:04

Sono cattolico ma praticamente ho votato a sinistra da oltre 40 anni. Però su alcuni valori "non negoziabili" della Chiesa non condivido nulla dell'arroganza della sinistra. Aver fatto togliere quel manifesto è stata una grande sciocchezza anche perchè conoscendo il dottor Paolo Emiliani e i suoi volontari (e il grande lavoro che portano avanti) dobbiamo solo ringraziarli.

Blek

13 giugno 2026 10:58

Mi piace perché parla di limiti di continenza espressiva,..per proteggere i diritti altrui, rimuovendo quel manifesto, ma poi promuove quel Tony Pitony che con quel suo " ti romperò il culo quando dormirai se non me la darai, è espressione vera e autentica di una sana e rispettosa espressione pubblica del libero pensiero. Oltretutto pagato anche da noi per cantare queste gentilezze. Le vostre contraddizioni sono abissali e la cosa grave è che non ve ne rendete neanche conto.

marco

13 giugno 2026 12:22

Cremona naviga in problemi ben più gravi di un cartello che male non fa e invita ad accettare la vita e ad essere aiutati se in difficoltà .
Si può essere d'accordo con un cittadino ma anche non togliere il cartello.
Invito ad un ripensamento il nostro Sindaco senza nascondersi dietro alla favola delle supposte pressioni psicologiche che quanto scritto potesse portare.
La scelta è delle persone e molte volte la compie solo la donna in condizioni psicologiche molto difficili.
E questo cartello invita proprio ad essere aiutate.
Domanda: Lei nella sua decisione si è fatto aiutare da psicologi che operano quotidianamente con queste problematiche oppure è una scelta autoritaria?


Illo

13 giugno 2026 12:36

Questa mattina ho incontrato un vecchio sacerdote e, parlando della rimozione del manifesto del Movimento per la vita, mi ha detto una frase, allargando le braccia, che mi ha lasciato di sasso: "ha rimosso il pulviscolo dall'occhio e non si è accorto della trave che c'è dentro"

Gianluca

13 giugno 2026 13:17

Quindi il cartello era lì da 6 anni ma dà fastidio solo adesso?

Primo

13 giugno 2026 13:18

Cassare un manifesto rispettoso è un pessimo gesto sintomo di chiusura mentale. Una donna è libera di abortire secondo la legge ma chi ritiene che la vita vada salvata deve essere libero di mettere in campo tutto quello che può per raggiungere il suo obiettivo: aiuto psicologico, medico, economico, supporto logistico. O questo vale solo per chi aiuta gli immigrati?

Daniele

13 giugno 2026 13:22

Galimberti, forse perchè cattolico, non avrebbe mai fatto un gesto simile. Da cattolico impegnato nel volontariato inorridisco al pensiero che lo sforzo di tanta gente per salvare nascituri venga considerato un messaggio che disturba....

Gianni

13 giugno 2026 13:25

Caro sindaco, rimetta il manifesto e ammetta l'errore. Adesso è una sconfitta della libertà e del buonsenso