“Sognando sotto le stelle”: 29.548 euro raccolti per le iniziative del CUAMM in Etiopia. Quando la solidarietà diventa una notizia da raccontare con orgoglio
Dalla serata organizzata da Coldiretti Cremona al Politecnico un contributo concreto per Medici con l’Africa CUAMM. Le risorse saranno destinate ad attrezzature sanitarie per Nekemte e Gambella, in Etiopia. Un risultato che racconta la generosità di un territorio e ci ricorda anche il valore di un'informazione capace di dare conto, con serietà e trasparenza, delle cose belle che accadono.
Ci sono notizie alle quali è particolarmente bello poter tornare. Non per aggiungere nuove parole a quelle già scritte, né per cercare un'altra occasione di commozione, ma perché, a distanza di qualche settimana, ciò che abbiamo raccontato trova una conferma concreta. Un risultato che merita di essere conosciuto, condiviso e, soprattutto, documentato.
È il caso di “Sognando sotto le stelle”, la cena solidale organizzata lo scorso 14 settembre da Coldiretti Cremona, nella suggestiva cornice del chiostro del Politecnico di Milano, sede di Cremona, a sostegno di Medici con l'Africa CUAMM.
Oggi possiamo raccontare qualcosa che va oltre il ricordo di quella serata: sono stati raccolti 29.548 euro, una somma che sarà destinata all'acquisto di attrezzature ed equipaggiamenti sanitari per Nekemte e Gambella, in Etiopia, contribuendo a migliorare le possibilità di cura e assistenza per madri, bambini, famiglie e persone costrette ad abbandonare le proprie case.
Ventinuemilacinquecentoquarantotto euro. Una cifra precisa, che merita di essere riportata nella sua interezza, perché dietro ogni euro raccolto ci sono una scelta, una disponibilità, una forma di partecipazione.
E perché, quando si parla di solidarietà, i numeri non devono servire soltanto a suscitare ammirazione. Devono soprattutto aiutare a comprendere ciò che è stato fatto e ciò che, grazie a quel contributo, sarà possibile sostenere.
Avevamo raccontato l'attesa di quella serata, il significato del progetto, le persone che ne avrebbero fatto parte. Poi avevamo provato a restituire ai lettori l'emozione di un incontro nel quale Cremona aveva saputo guardare oltre i propri confini.
Le parole di don Dante Carraro, direttore di Medici con l'Africa CUAMM, e la testimonianza del ginecologo cremonese Alberto Rigolli, collegato dalla Sierra Leone, avevano riportato al centro una realtà che troppo spesso rimane lontana dalla nostra quotidianità: quella di chi non può considerare scontato il diritto a ricevere cure adeguate.
Oggi a quelle testimonianze si aggiunge un risultato economico che conferisce un significato ulteriore all'impegno di tutti.
Il merito appartiene a una comunità che ha scelto di partecipare. A Coldiretti Cremona, che ha organizzato l'iniziativa, alle aziende e agli sponsor che l'hanno sostenuta, ai volontari, ai giovani, alle realtà del territorio che hanno messo a disposizione tempo, competenze, prodotti e risorse e naturalmente a tutte le persone che, con la propria presenza e generosità, hanno contribuito alla raccolta.
È stata la dimostrazione di quanto possa nascere quando sensibilità differenti trovano un obiettivo comune. Il mondo agricolo, quello imprenditoriale, la formazione, la cultura, il volontariato: esperienze diverse che, per una sera, hanno scelto di lavorare nella stessa direzione.
Ma c'è un altro aspetto sul quale vorrei soffermarmi.
Per chi ha scelto di raccontare la realtà attraverso il giornalismo, poter scrivere notizie come questa rappresenta un motivo autentico di soddisfazione e, permettetemi, anche di orgoglio.
Non un orgoglio autoreferenziale, naturalmente. Il giornalista non è il protagonista delle storie che racconta e non deve diventarlo. Il suo compito è osservare, ascoltare, verificare, comprendere e restituire ai lettori i fatti con correttezza.
Eppure, esistono occasioni nelle quali questo mestiere ci ricorda, con particolare chiarezza, il valore della propria responsabilità.
Raccontare ciò che non funziona è necessario. Dare voce alle difficoltà, denunciare le ingiustizie, porre domande anche scomode appartiene alla natura stessa dell'informazione. Ma sarebbe riduttivo pensare che il giornalismo debba occuparsi soltanto di ciò che divide, preoccupa o ferisce.
Anche raccontare ciò che funziona, quando è sostenuto da fatti verificabili, è un modo di esercitare con serietà il nostro mestiere.
Anzi, forse proprio in questi casi occorre una cura particolare: evitare l'enfasi fine a se stessa, distinguere i risultati raggiunti dagli obiettivi ancora da realizzare, dare il giusto riconoscimento alle persone senza trasformare la notizia in una celebrazione.
Perché la solidarietà non ha bisogno di essere ingigantita per acquistare valore.
Ha bisogno di essere raccontata bene.
I 29.548 euro raccolti a Cremona sono un risultato importante. Non significano che tutte le difficoltà degli ospedali africani siano risolte, né sarebbe corretto presentarli in questo modo. Rappresentano, però, risorse reali, destinate a rispondere a bisogni altrettanto reali.
È qui che la generosità incontra la concretezza. Ed è qui che l'informazione può svolgere un ruolo prezioso, rendendo pubblico non soltanto l'entusiasmo di un'iniziativa, ma anche il suo esito.
La trasparenza, del resto, è una forma di rispetto. Verso chi ha donato, verso chi ha organizzato, verso chi ha scelto di esserci e verso le persone alle quali questo aiuto è destinato.
C'è qualcosa di profondamente significativo nel pensare che una serata trascorsa nel cuore di Cremona possa contribuire, a migliaia di chilometri di distanza, a rendere disponibili strumenti necessari per assistere una madre, prendersi cura di un bambino o affrontare una situazione sanitaria difficile.
Non conosciamo i nomi delle persone che beneficeranno di questo contributo. Non possiamo sapere quali storie incontreranno quelle attrezzature, quali mani le utilizzeranno, quali vite contribuiranno ad assistere.
Sappiamo, però, che dietro il lavoro di Medici con l'Africa CUAMM esiste un impegno quotidiano che richiede professionalità, continuità e risorse. E sappiamo che, grazie alla partecipazione di tante persone, Cremona ha scelto di offrire il proprio contributo.
Forse il significato più bello di “Sognando sotto le stelle” si trova proprio qui.
Nel passaggio da una serata condivisa a una responsabilità che continua. Dalle parole ai risultati. Dalla sensibilità individuale a un gesto collettivo.
Non occorrono grandi proclami per riconoscere il valore di quanto è accaduto.
Basta osservare i fatti.
Una città si è ritrovata attorno a un progetto. Tante persone hanno scelto di sostenerlo. Sono stati raccolti 29.548 euro, che contribuiranno ad acquistare attrezzature sanitarie dove ce n'è bisogno.
Oggi, per chi scrive, c'è la soddisfazione di poter raccontare tutto questo con la stessa serietà con la quale raccontiamo le notizie più difficili.
Perché essere fedeli alla realtà significa anche riconoscerne la bellezza quando si manifesta, senza rinunciare al rigore che il nostro lavoro richiede.
Sapere che, qualche volta, le notizie che abbiamo il privilegio di raccontare parlano di persone capaci di prendersi cura di altre persone, anche quando sono lontane e sconosciute, ci ricorda perché vale la pena continuare a fare questo mestiere.
Con attenzione, con responsabilità e, sì, anche con un sentimento di orgoglio.
Perché le buone notizie non hanno bisogno di fare rumore per lasciare il segno. Hanno bisogno di essere vere. E di essere raccontate.
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commenti
Luigi Eusepi
15 ottobre 2026 20:15
Articolo bellissimo!!!!
Le Buone Notizie
Come la cena dal titolo
sognando sotto le stelle
Aiutano operatori e volontari ad andare avanti con fiducia e speranza.
Tanta energia positiva.
Grande è il Cumm.
Brava la giornalista.