27 marzo 2026

Al Ponchielli un duo d’eccezione: Hong e Yang conquistano con Mozart, Brahms e una “Primavera” di rara freschezza

Prosegue la rassegna concertistica del teatro Ponchielli: stasera un duo d’eccezione – il secondo dall’inizio della stagione, dopo l’entusiasmante concerto dei fratelli Trussov di qualche settimana fa – ha guidato il pubblico in un itinerario musicale di grande fascino, mettendo in luce non solo la qualità del programma ma anche il carisma e l’intesa dei due interpreti, il pianista Sam Sahun Hong e il violinista Inmo Yang.

La Sonata in mi minore K 304 di Wolfgang Amadeus Mozart ha aperto la serata con un fraseggio sinuoso e flessibile, capace di restituire con sensibilità gli accenni allo Sturm und Drang che attraversano questa pagina, unica nel catalogo mozartiano per la scelta della tonalità minore. Le tinte drammatiche sono emerse con misura, senza mai perdere eleganza, mentre il minuetto è apparso finemente cesellato in ogni suo episodio, rivelando una cura minuziosa del dettaglio e un dialogo sempre equilibrato tra pianoforte e violino.

Con la Sonata op. 100 di Johannes Brahms si è entrati in una dimensione più raccolta e liricamente distesa: i tre movimenti hanno dispiegato un discorso intimo ed espressivo, sostenuto da un fraseggio ampio, vibrante e arioso. Il timbro, mai scarno, si è mantenuto limpido e generoso lungo tutta la composizione. Dopo le atmosfere trasognanti e poetiche del secondo movimento, le sonorità più fosche del Guarneri “Carrodus” del 1743 hanno trovato una risonanza lirica nel finale, esponendo con intensità la melodia principale in una continuità espressiva di grande coerenza.

È tuttavia nella seconda parte della serata che il concerto ha raggiunto il suo apice. Echi di primavera hanno aperto la seconda metà del concerto, un contraltare alla prima parte, più intimistica e introspettiva. Nella Sonata op. 24 di Ludwig van Beethoven è emersa una freschezza interpretativa particolarmente convincente: il discorso musicale si è fatto luminoso, naturale, animato da un equilibrio spontaneo tra slancio e misura. Proprio qui si sono rivelate con maggiore evidenza le qualità dei due strumentisti, nella chiarezza del dialogo, nella naturalezza del fraseggio e in una sinergia perfetta, frutto di un ascolto reciproco costante.

Il culmine virtuosistico è arrivato con le Variazioni su Mosè di Rossini di Niccolò Paganini, dove la scrittura diabolica ha trovato piena espressione. La celebre difficoltà del suonare su una sola corda – in particolare la quarta del Guarneri “Carrodus” del 1743, fatta letteralmente “ruggire” – è stata affrontata con sicurezza, umorismo e disinvoltura. Ogni artificio tecnico è stato dominato in maniera personale e travolgente, trasformando la sfida virtuosistica in puro spettacolo musicale.

Il carisma di entrambi gli interpreti e la loro perfetta sinergia hanno costituito uno degli elementi più convincenti della serata: pianoforte e violino come voci di un unico discorso, sempre coeso, equilibrato e comunicativo.

Due brillanti bis – tra cui il Caprice viennois di Fritz Kreisler – hanno infine coronato il concerto, accolti da un entusiasmo generale e da applausi calorosi, sigillo di una serata di grande successo.


Foto di Francesco Sessa Ventura

Filippo Generali


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