Alberto Gorla ha ricostruito e fatto funzionare l'orologio progettato da Leonardo. Analogie e differenze con l'orologio del Torrazzo di cui ricorrono i 10 anni del grande intervento sui meccanismi
Al museo Leonardo3 di Milano, in Galleria, è stata presentata la ricostruzione funzionante di un orologio progettato da Leonardo da Vinci tra il 1490 e il 1493. Il modello è stato realizzato seguendo i disegni originali conservati nei codici del genio rinascimentale. L’esposizione permette di osservare da vicino il funzionamento degli ingranaggi e dei meccanismi, ricostruiti con criteri filologici. Al termine entrerà nella collezione permanente del museo. Ai sono però dei problemi con gli orologi dell'epoca: il meccanismo di rallentamento della caduta del peso usato a fine ‘400, basato su una barra orizzontale detta ’verga', produce errori molto consistenti - minuti andati perduti. E Leonardo, studiandolo, ha un'intuizione straordinaria: sul Codice Atlantico, cento anni prima di Galileo, progetta un oggetto ondulatorio per regolare il tempo. L'antesignano del pendolo: anch'esso riprodotto ed esposto al Museo. Entrambe le macchine, funzionanti, sono state ricreate da Alberto Gorla, fabbro e maestro orologiaio nato a Rivarolo Mantovano il 20 febbraio 1940. Abita e lavora da sempre a Cividale Mantovano, frazione di Rivarolo Mantovano. Cividale e Rivarolo sono in provincia di Mantova ma diocesi di Cremona. Gorla ha rimesso in funzione i più antichi meccanismi degli orologi italiani. da quello di piazza delle Erbe a Mantova a quello di Venezia. Quest'anno sono inoltre i dieci anni dal grande intervento sui meccanismi di manutenzione dell'orologio del Torrazzo. Abbiamo chiesto ad Alessandro Maianti, profondo conoscitore, studioso e per anni manutentore dell’orologio del Torrazzo di farci il punto su questi due straordinari eventi.
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Ricorre quest’anno il decimo anniversario dell’intervento manutentivo all’Orologio Astronomico del Torrazzo di Cremona. Lavoro complesso e non privo di rischi che si è interamente svolto con maestranze cremonesi.
È invece dei giorni scorsi l’annuncio al Tg3 Lombardia, circa due nuovi orologi, entrati nella collezione del Museo Leonardo3 di Piazza della Scala a Milano.
Museo straordinario che mostra le ricostruzioni di alcune delle più belle macchine di Leonardo da Vinci; visitato da circa trecentomila persone all’anno e che dalla sua apertura ha già attratto oltre due milioni di turisti italiani e stranieri, a dimostrazione che tutto ciò che riguarda il genio vinciano desta sempre grande interesse e apprezzamento. I sopracitati due orologi mostrano l’indagine e lo studio di Leonardo per migliorare la misurazione del tempo.
Le due macchine sono state costruite dal maestro orologiaio Alberto Gorla della vicina Cividale, provincia di Mantova ma diocesi di Cremona. Leonardo li aveva progettati con un elemento oscillante ma, per altri impegni, non li aveva poi potuti realizzare. All’epoca l’orologeria era cosa ancora molto precaria e imprecisa, risultava impresa ardua frenare correttamente la discesa del grave motore (un peso) per produrre regolari intervalli di tempo. Questi strabilianti marchingegni che da soli muovevano indici, o battevano coerentemente una campana per indicare l’ora, erano nati da poco (XIII secolo) e necessitavano di sostanziali miglioramenti.
Nei disegni del Codice Atlantico e maggiormente in quelli del Codice di Madrid, già più di un secolo prima di Galileo e Huygens, considerati gli inventori del pendolo, Leonardo elabora una “ventola” dotata di un piccolo peso con la possibilità di regolarlo in altezza, in modo da modificare il periodo di oscillazione e permettere di correggere gli errori degli orologi del suo tempo. Siamo alla fine del Quattrocento, durante il soggiorno milanese del maestro alla corte degli Sforza, quando studia questi congegni per sviluppare la precisione degli orologi, una sfida difficile che però trova una innovazione straordinaria che è possibile ora vedere realizzata proprio al Museo di Milano.
Anche il nostro cinquecentesco orologio del Torrazzo presentava in origine queste problematiche, superate con la successiva modifica che eliminava la barra oscillante (foliot di “scappamento” che perdeva diversi minuti al giorno) con il più preciso pendolo.
La barra del foliot ha movimento oscillante in entrambe le direzioni, bloccando e rilasciando il moto rotatorio continuo della ruota del grave in moto alternato permettendo di generare i necessari intervalli per il conteggio del tempo.
Pregio dell’orologio del Torrazzo è però la sua parte astronomica (unica in Italia) che consente di predire e segnalare le eclissi, sia di Sole che di Luna, che si possono verificare in qualsiasi parte del modo. Proprio questa parte dieci anni orsono presentava problemi e grazie alle competenze e buona volontà è stata risolta e sistemata per i nostri anni a venire.
Il quadrante del Torrazzo, che in origine si chiamava mostra, era di tipo astrologico di concezione geocentrica (terra al centro dell’Universo) rappresentava le conoscenze dell’epoca e probabilmente era il più bel quadrante rinascimentale visibile da una pubblica piazza.
Purtroppo l’ingiuria del tempo lo aveva danneggiato e i rifacimenti successivi non lo hanno rispettato; nell’Ottocento sono state tolte tre corone ricche di storia e dotta simbologia. È andato così perduto il sapere del cosmo illustrato sulla torre, magistralmente descritto nei canti della Divina Commedia da Dante Alighieri. Chissà se un giorno sarà possibile rivederlo sulla torre nel suo antico splendore.
Nelle foto il meccanismo di Leonardo e quello del Torrazzo, Alberto Gorla, alcuni ruotismi smontati all'interno del Torrazzo, la Ricostruzione dello scappamento di Leonardo da applicarsi agli orologi per migliorarne la precisione, l'antico quadrante originale del Torrazzo e il servizio de "La Provincia" sull'intervento alla lancetta del drago
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