Amii Stewart, il mito. Per lei standing ovation al Cremonajazz 2006 all'Auditorium Arvedi
Standing ovation. Per Amii Stewart. Standing ovation per gli organizzatori di Cremona Jazz 2026: nona edizione che hanno voluto, fortissimamente, il concerto della cantante americana tra le ovattate mura del auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino. E’ stato un evento musicale da ‘mandare a memoria’. Non solo negli anni della rassegna ma soprattutto per la bellezza della performance e per il coinvolgimento del pubblico.
Amii Stewart ha aspettato sette lunghissimi anni, per tornare qui a Cremona, dove l’incipiente Covid ne aveva bloccato l’esibizione. Ma oggi per lei è stato un vero e proprio trionfo. Un successo dettato da questo suo splendente album di foto. Di questa sua raccolta immagini che si dipanano nel un tempo di una carriera lunghissima, dove il successo non è mai mancato. E dove la passione è integra come fosse il primo giorno. Amii non solo canta i successi di ieri. I pezzi travolgenti di oggi. Ma dialoga sempre con il pubblico. Ricorda: scivolano nomi come Ennio Morricone e tanti altri vertici della musica contemporanea. I viaggi tra la sua America nativa e l’Europa, ma soprattutto l’Italia che ora la ospita. La lettura delle carte in un antico locale russo nel cuore del cuore di New York. Le sue amicizie, gli aneddoti con i grandi della musica.
Un caleidoscopio di stili che ha dipinto in questo suo spettacolo: A new line on the horizon. I successi ci sono proprio tutti da Knock on Wood, Friends, Ty Love, Love Ain’t No Toy, Together. Ma anche le composizioni nuove, quelle appena coniate da una voce che emoziona per la sua profondità. Per la sua estensione tecnica, e soprattutto per un’intensità espressiva che lascia sempre incantati davanti a tanta bravura. E ci sono tutti gli stili che in oltre trent’anni ha frequentato. Sviscerato. Portato al successo come se gli appartenessero tutti quanti in ugual maniera: soul, R&B e soft jazz. La sua innata teatralità ha fatto poi il resto. Come la sua spontaneità: spalancata su un pubblico cremonese che l’ha osservata, per alcuni minuti, come si guarda ad un mito che, all’improvviso si palesa davanti e che lascia senza parole. Ma poi la sua capacità di entrare nel cuore è venuta fuori tutta. Ha travolto tutti. Senza tema di smentita. E allora l’Auditorium si è quasi trasformato in luogo di contatto diretto tra chi ascoltava e l’artista protagonista. Un rapporto così intenso che alla fine anche lei Amii si è quasi trovata emozionata davanti a tanto calore. Di fronte a un tributo sincero ed entusiasmante.
E’ di questo va dato ampiamente merito anche ai musicisti che l’hanno ‘aiutata’ a sfogliare il suo album di una vita in musica. Bravissima Jeanne Hadley, chitarra e cori, spettacolare Riccardo Del Togno alle tastiere, dotato di una musicalità di grandissimo livello. Paolo Paracchini, un basso d’eccezione a cui ha fatto da spalla Giuseppe Tringalli alla batteria.
Ottima la direzione artistica di Simone Cohen.
Pubblico emozionato. Felice e plaudente. La ‘prima’ di questa IX Edizione di Cremonajazz non è stata solo ‘buona’ è stata incontenibile.
Il servizio fotografico è di Francesco Sessa Ventura
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