31 ottobre 2026

Angelo Rescaglio, il 5 novembre la premiazione del concorso letterario. La lezione di un Maestro: «Dobbiamo umanizzare»

La terza edizione del premio diventa nazionale e mette al centro la condizione umana. Un'occasione per ricordare il Professore e riflettere sul valore di una cultura capace di educare alla vita, all'ascolto e alla comprensione degli altri.

Si terrà giovedì 5 novembre, alle ore 15, presso la sede di Confartigianato Cremona, in via Rosario 5, la cerimonia di premiazione della terza edizione del Concorso letterario nazionale Angelo Rescaglio, promosso da ANAP Confartigianato Cremona in collaborazione con ANCoS. Un'iniziativa che quest'anno assume una dimensione nazionale, ottenendo il prestigioso patrocinio del Senato della Repubblica e quello della Provincia di Cremona, con la collaborazione del Comune di Cremona.

Al centro del concorso 2026, la condizione umana, da esplorare attraverso racconti capaci di esprimere sensibilità, profondità e valori umani e sociali. Un tema particolarmente significativo, che raccoglie l'eredità culturale e morale del professor Rescaglio, dopo due edizioni dedicate rispettivamente alle storie e alle tradizioni del Po e alla straordinaria lezione letteraria di Dante Alighieri. Importante anche l'attenzione rivolta alle nuove generazioni, con una sezione dedicata ai giovani under 20.

Un appuntamento che rappresenta non soltanto un'occasione per valorizzare la scrittura e il talento letterario ma, anche, un momento per mantenere viva la memoria di un uomo che ha lasciato un segno profondo nella vita culturale e civile cremonese.

Angelo Rescaglio, scomparso nel 2023, è stato docente di italiano e latino, senatore della Repubblica, presidente dell'ADAFA e del comitato cremonese della Società Dante Alighieri. Una personalità capace di coniugare cultura, insegnamento e impegno civile, nella convinzione che la conoscenza debba sempre accompagnarsi alla responsabilità verso la comunità.

Accanto al ricordo dell'uomo di cultura e delle istituzioni, sento il desiderio di custodire soprattutto quello del Maestro.

Lo faccio con l'affetto e la riconoscenza di chi ha avuto il privilegio di essere suo studente al Liceo scientifico Gaspare Aselli di Cremona. Un'esperienza che il trascorrere degli anni non ha cancellato, ma che, al contrario, mi ha permesso di comprendere sempre meglio il valore umano di quell'incontro.

Ci sono insegnanti che ricordiamo per ciò che ci hanno insegnato e altri che continuano ad accompagnarci per ciò che ci hanno aiutato a diventare. Il professor Rescaglio apparteneva certamente a questa seconda, rara categoria.

Sapeva ascoltare e valorizzare i propri studenti, riconoscendo dietro ciascuno non soltanto un rendimento scolastico, ma una persona con le proprie sensibilità, inquietudini e potenzialità. Un'attenzione preziosa soprattutto durante l'adolescenza, quando le domande sulla vita, sul futuro e sul significato delle nostre esperienze spesso arrivano prima della capacità di trovare risposte.

Impossibile, per me, dimenticare alcune pagine de I Malavoglia di Giovanni Verga, affrontate durante le sue lezioni. Pagine che, a distanza di tanti anni, continuano a interrogarmi e nelle quali ritrovo una sorprendente, quanto amara, attualità.

Nel piccolo mondo di Aci Trezza, dove si intrecciano le vicende della famiglia Malavoglia e quelle della comunità, Verga ci restituisce uno spaccato straordinariamente lucido delle relazioni umane. L'invidia, il sospetto, il giudizio degli altri non rappresentano soltanto debolezze individuali, ma possono trasformarsi in una forza collettiva capace di condizionare i rapporti sociali, alimentare diffidenze e rendere ancora più difficile la vita di chi attraversa momenti di fragilità.

Quanta triste attualità ritroviamo oggi in quelle pagine.

Cambiano i tempi, i luoghi e gli strumenti attraverso i quali comunichiamo, ma certe dinamiche sembrano attraversare immutate le generazioni. La difficoltà di riconoscere il valore degli altri, il bisogno di giudicare, l'invidia che talvolta si nasconde dietro le parole e i comportamenti, fino a trasformarsi in una forma di ostilità collettiva.

Ecco perché quelle lezioni non erano soltanto letteratura.

Attraverso Verga, come attraverso gli altri grandi autori, il professor Rescaglio ci invitava a guardare dentro la complessità dell'animo umano, a riconoscere le contraddizioni della società e, soprattutto, a non fermarci alle apparenze.

Oggi comprendo ancora meglio il valore di quell'insegnamento: la cultura deve aiutarci a vedere la verità, anche quando è scomoda, e a riconoscere quanto i nostri comportamenti possano incidere sulla vita degli altri.

È questa, a mio avviso, la grande responsabilità della cultura.

Non un patrimonio da rinchiudere nei salotti di pochi, né uno strumento per affermare una presunta superiorità intellettuale, ma una possibilità di incontro con l'uomo, con le sue fragilità, le sue speranze e le sue contraddizioni.

Una cultura capace di uscire dai libri per entrare nella vita, di offrire parole ai moti dell'anima, soprattutto in quell'età adolescenziale nella quale una poesia, un romanzo o il dialogo con un insegnante possono diventare strumenti preziosi per comprendere sé stessi e il mondo.

Ripensando al mio Professore, mi torna alla mente un'espressione che custodisco come una delle sue lezioni più importanti: «Dobbiamo umanizzare».

Due parole semplici, ma di una profondità che oggi avverto più che mai.

Umanizzare la scuola, affinché sappia educare le persone e non soltanto misurarne le competenze. Umanizzare la cultura, perché torni a essere uno strumento di crescita condivisa. Umanizzare le relazioni, in una società nella quale comunichiamo continuamente, ma rischiamo di perdere la capacità di ascoltarci.

E soprattutto umanizzare il nostro sguardo verso gli altri.

Viviamo in un tempo nel quale la conoscenza è sempre più accessibile e la tecnologia ci offre possibilità straordinarie. Eppure, proprio mentre aumentano gli strumenti a nostra disposizione, sembra crescere il bisogno di recuperare il valore dell'empatia, del rispetto e delle relazioni autentiche.

Possiamo conoscere molte cose senza comprendere davvero le persone. Possiamo essere preparati e competenti, ma incapaci di riconoscere la sofferenza o la fragilità di chi ci sta accanto.

La cultura, quando è autentica, non serve a farci sentire superiori agli altri. Serve a renderci più capaci di comprenderli.

Credo che sia questa una delle eredità più preziose che il professor Rescaglio ci ha lasciato. Ed è anche per questo che considero particolarmente significativo il concorso letterario che porta il suo nome: non soltanto un omaggio alla memoria, ma un'opportunità per continuare a trasmettere quei valori di umanità, sensibilità e responsabilità che hanno accompagnato il suo insegnamento.

Nel 2023, proprio sulle pagine di CremonaSera, gli ex studenti della Quinta A del 1987 del Liceo Aselli ricordavano con commozione una frase che il Professore amava ripetere: «Per non dimenticare».

Parole che oggi assumono un significato ancora più profondo.

Perché non dimenticare non significa soltanto custodire ciò che è stato, ma cercare di mantenere vivo ciò che abbiamo ricevuto, trasformandolo in un impegno quotidiano.

Per me è un onore poter contribuire, anche attraverso queste riflessioni, a mantenere viva la memoria di Angelo Rescaglio. Non soltanto del Professore, dell'intellettuale o dell'uomo impegnato nella vita pubblica, ma soprattutto di quel Maestro capace di ascoltare i propri studenti e accompagnarli nella scoperta di sé stessi e della vita.

Forse è proprio questa la grandezza dei veri educatori: continuare a insegnarci qualcosa anche quando non sono più accanto a noi.

E allora, ripensando a quelle pagine di Verga, alle sue lezioni e al significato profondo della cultura, mi piace credere che il modo migliore per onorare la memoria del mio Professore sia proprio quello di raccogliere il suo invito.

Imparare a guardare la realtà senza lasciarci condizionare dai pregiudizi, riconoscere il valore degli altri, non permettere che l'invidia e l'indifferenza impoveriscano le nostre relazioni.

Perché, in fondo, il valore di ciò che sappiamo si misura anche nella capacità di rendere migliore la vita di chi ci sta accanto.

Aveva ragione il professor Rescaglio: dobbiamo imparare a vedere la verità. E soprattutto dobbiamo imparare a essere più umani.

Forse è proprio questo il significato più autentico del suo insegnamento.

«Dobbiamo umanizzare».

Per non dimenticare. Ma soprattutto per continuare a imparare.

 

 

Beatrice Ponzoni


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commenti


giorgio brugnoli

31 ottobre 2026 10:36

Bellissimo ricordo di un personaggio unico nella storia culturale della nostra citta'.
Ricordo le conferenze e gli approfondimenti a San Vitale sempre profondi e ancora oggi attualissimi.
Manca a tutti e sarebbe stato d'aiuto oggigiorno a molti giovani, culturalmente smarriti, insegnando loro i veri significati della vita.

Giorgio Brugnoli

Angiola

31 ottobre 2026 13:00

Splendido ritratto di uno splendido, indimenticabile Maestro di vita