Asili nido, in Lombardia stangata sulle famiglie e posti che non bastano. Cremona però risulta tra le più virtuose della regione, con rette tra i 235 € e 9 435 € mensili
Si parla spesso di denatalità e inverno demografico e altrettanto spesso si individua una delle cause di questi processi nel costo della vita e nel costo dei servizi rivolti alla prima infanzia, tra cui una delle voci maggiori è rappresentata dal costo delle rette degli asili nido, che continua a pesare in modo insostenibile sui bilanci di moltissime famiglie lombarde, evidenziando inoltre profonde e ingiustificate disparità tra i diversi territori della regione.
La buona notizia è che a livello territoriale, i dati di Cremona sono tra i più virtuosi della intera regione. Lo conferma Uil Lombardia, diffondendo i numeri elaborati dal Servizio Stato Sociale, Politiche Fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno, Immigrazione nell'’ultima analisi della UIL Nazionale sulle tariffe applicate nei capoluoghi lombardi.
"A Cremona – dichiara il coordinatore UIL Cremona Germano Denti – le rette degli asili nido risultano tra le più contenute della Lombardia, ma questo dato non deve farci abbassare la guardia. Per una famiglia con ISEE di 25 mila euro, infatti, il costo arriva a 300 euro mensili, a cui si aggiungono 135 euro per il servizio mensa. Il vero tema resta quello di garantire posti sufficienti e accessibili a tutte le famiglie che ne hanno bisogno. Chiediamo quindi che gli investimenti siano accompagnati da un rafforzamento strutturale dei servizi e del personale. Il diritto al nido deve essere garantito senza che il reddito o la disponibilità dei posti diventino un ostacolo alla conciliazione tra lavoro e famiglia."
Guardando ai dati di tutte le province lombarde emerge infatti che, per una famiglia con un ISEE di 25.000 euro (comprensivo del servizio mensa, ove previsto separatamente), la spesa media mensile in Lombardia raggiunge i 458 euro, superando nettamente la media nazionale di 416 euro. I divari territoriali sono altissimi: si passa dai 102 euro di Mantova fino alle vette di Sondrio (641 euro), Varese (605 euro), Lecco (584 euro) e Bergamo (560 euro).
A monte del problema si riscontra una carenza strutturale di posti disponibili: nell’anno educativo 2023-2024, il 59,5% dei servizi d’infanzia non è riuscito a soddisfare la domanda delle famiglie, dato che sale al 68,9% nel settore pubblico.
"Non possiamo accettare – sottolinea il Segretario Generale UIL Lombardia Antonio Albrizio – che il diritto all’asilo nido o l’accesso a un servizio essenziale dipendano dal codice postale o dal Comune in cui una famiglia risiede. Gli asili nido rappresentano un pilastro fondamentale delle politiche sociali ed educative, uno strumento insostituibile per garantire pari opportunità di crescita ai bambini e per sostenere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, a partire dall’occupazione femminile. Serve un impegno corale e risorse stabili per abbattere le rette e garantire a tutti i cittadini lombardi lo stesso livello di servizi".
Si tratta di un tema che non può essere ridotto soltanto alla questione delle rette come evidenzia il Segretario Confederale Uil Lombardia Salvatore Monteduro "Quando una famiglia si trova a dover sborsare ogni mese quattro, cinque o persino seicento euro per mandare un figlio al nido, siamo di fronte a una spesa che incide pesantemente sul reddito familiare. Ma il problema è duplice: non basta calmierare i costi se poi il servizio non riesce ad accogliere chi ne ha bisogno. Il PNRR ha rappresentato una grande occasione di investimento, ma costruire nuovi edifici non basta: un nido deve essere realmente aperto, con personale adeguato, orari flessibili e rette sostenibili. Il vero obiettivo deve essere quello di trasformare i posti finanziati in posti effettivi e fruibili".
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