18 ottobre 2026

Aspettando l'Opera: quel gran lombardo di Fraschini che decretò il successo del Ballo in Maschera e divenne il tenore di Verdi

La storia dell’opera ci regala spesso sorprese. Episodi da raccontare. 

Questa storia nasce nel raccontare l’epopea de Un Ballo in maschera, (musica di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Somma da Gustave III ou Le bal masqué di Eugène Scribe) la produzione del teatro Ponchielli per il prossimo cartellone lirico; opera prevista in scena venerdì 27 novembre 2026 alle ore 20 (replica domenica 29 novembre alle ore 16).

Il 17 febbraio 1859, al Teatro Apollo di Roma, il genio delle Roncole mette in scena, per la prima volta, Un ballo in maschera. È il tenore Gaetano Fraschini (a cui Pavia dedicherà il suo teatro cittadino) che trascina al successo il lavoro verdiano. Del resto, Verdi aveva scritto proprio per lui la parte di Riccardo. Lo riteneva il suo tenore: quello per cui aveva creato personaggi ma soprattutto linee melodiche e vocali di grandissima intensità. Fu l’artista che tenne a battesimo, nella prima esecuzione assoluta, ben cinque opere di Verdi: Alzira (1845), Il corsaro (1848), La battaglia di Legnano (1849), Stiffelio (1850). 

Fraschini era nato, da ‘gran lombardo’ a Pavia, 16 febbraio 1816. Studiò con un canonico della Cattedrale Felice Moretti ( da non confondere con Padre Davide da Bergano noto organista): il suo debutto avvenne nel 1837 nel ruolo di Tamas nella Gemma di Vergy di Gaetano Donizetti. Nel 1940 esordì nel Marin Faliero sempre di Donizetti al Teatro alla Scala. 

La conoscenza con Verdi avvenne nel 1845 alla prima dell'Alzira a Napoli. L’anno dopo, proseguì a Venezia con l’Attila. 

Il cantante pavese non era solo un ottimo cantante, nel Ballo Verdi chiedeva soprattutto la capacità teatrale, in sostanza un cantante/attore che l’artista pavese sapeva fare in maniera superlativa. Proprio in questo lavoro, il maestro aveva preteso dal tenore alcune caratteristiche che risultarono fondamentali per il successo dell’opera. Ad esempio: lo squillo e la sicurezza nel registro acuto, caratteristica presente nella sua voce. Svettava sopra le dense orchestrazioni del maestro delle Roncole, senza perdere la rotondità del timbro. L'accento drammatico della parola: Fraschini in tutti i ruoli verdiano ha sempre evidenziato un ‘accento’ particolarmente incisivo. Quasi scolpito. Verdi scriveva lunghe frasi melodiche che richiedevano un controllo di respiro assolutamente eccezionale. Un’altra caratteristica che era nelle corde di Fraschini. (3-fine)

Dunque, una voce ideale per interpretare i drammi a tinte forti usciti dalla penna verdiana. 

Verdi usò la duttilità di Fraschini per plasmare un nuovo modello di tenore lirico-drammatico moderno: un cantante capace di alternare la forza dello squillo eroico alla leggerezza di una commedia brillante

Ma il rapporto che legò l’artista al compositore andò ben oltre all’aspetto artistico. Il carteggio tra i due, composto da numerose lettere in cui si parla anche di dettagli tecnici sulla partitura de il Ballo e un tempo custodito a Villa Verdi a Sant’Agata, è  uno spaccato del mondo operistico dell’Ottocento visto da vicinissimo. C’era tanto affetto privato tra i due artisti. 

Impressionate il repertorio verdiano di Fraschini ( a cui Pavia ha dedicato il suo teatro). Oltre al protagonista del Ballo, fu il primo a interpretare Zamoro in Alzira (1845), Corrado ne Il corsaro (1848), Arrigo ne La battaglia di Legnano (1849), Stiffelio nell'opera omonima (1850). 

Partecipò a tutte queste messe in scena: I Lombardi alla prima crociata, Ernani, I due Foscari, Alzira, I masnadieri, Il corsaro, La battaglia di Legnano, Luisa Miller, Stiffelio, Rigoletto, Il trovatore, La traviata, I vespri siciliani, Simon Boccanegra, Un ballo in maschera, La forza del destino, Don Carlo. 

 

rf


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