14 ottobre 2026

Attraversare il Po in auto sempre più complicato. Resta un'incognita il nuovo ponte di Casalmaggiore, tempi più lunghi per il Ponte Verdi

Si dipanano le prime nebbie mattutine (e notturne) in terra di Po e, mentre l’autunno avanza, restano prepotentemente sotto i “riflettori” i ponti sul Grande fiume che collegano Cremonese e Parmense, Lombardia ed Emilia Romagna.  Si tratta di quello tra Casalmaggiore e Colorno e del “Verdi” tra San Daniele Po, Roccabianca e Polesine Zibello.

La situazione più complessa, che sta anche sollevando parecchie polemiche, riguarda la realizzazione del nuovo ponte tra Casalmaggiore e Colorno. La Provincia di Parma, attraverso il proprio presidente Alessandro Fadda, proprio in queste ore ha fatto sapere che “La parte di progettazione del nuovo ponte sul Po Colorno-Casalmaggiore di competenza della Provincia di Parma (finanziata il 3 gennaio 2020 con 1,5 milioni di euro dal Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti) si è conclusa il 3 settembre 2025 con la consegna ad Anas del progetto di fattibilità tecnico-economica per un’opera che richiede un investimento di 300 milioni di euro (cifra, ad oggi, non ancora stanziata dal Governo) e 5 anni di tempo per la realizzazione dal momento di inizio dei lavori.  Dal 3 settembre 2025 – precisa il presidente Fadda - dunque, la competenza sull’opera e la responsabilità in merito ad eventuali ritardi non è più imputabile alla Provincia di Parma che ha adempiuto alle attività di propria competenza, ossia raccolta dei dati (indagini geotecniche ed ambientali, valutazione del rischio bellico e analisi archeologiche) ed elaborazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica, consegnato ad Anas: ente che ha ora competenza in merito alla definizione del progetto definitivo.  Sei mesi prima, il 10 marzo 2025 la Provincia di Parma - a seguito di specifica richiesta del ministero dei Trasporti e delle infrastrutture del 27 febbraio 2025 – aveva inviato al ministero dei Trasporti e delle infrastrutture una richiesta di ulteriore finanziamento (rispetto all’iniziale stanziamento di 1,5 milioni di euro del gennaio 2020 per la progettazione del ponte), in modo da poter disporre di eventuali nuove risorse in caso di necessità con specifico riferimento alla necessità di dover aggiornare il progetto, affidato nel 2023 prima dell’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti e, quindi, con altre regole.  Una procedura seguita, tra l’altro, anche per la realizzazione del ponte sul Mozzola tra Berceto e Valmozzola.  Le due richieste – ricorda Fadda - hanno avuto riscontro positivo tanto che il Governo, con pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale il 24 luglio 2026, ha stanziato 5,8 milioni di euro aggiuntivi:  3,8 milioni di euro aggiuntivi per concludere la progettazione del ponte sul Po;   2 milioni di euro aggiuntivi per la realizzazione del ponte sul Mozzola.  Si tratta di risorse richieste dalla Provincia, ma che di fatto andrebbero girate ad Anas che ha competenza per entrambi gli interventi”. Di cosa si è quindi lamentata la Provincia di Parma con il Governo?" 

 “Del fatto – spiega Fadda - che queste risorse (ricordiamo decreto pubblicato il 24 luglio 2026) siano relative a procedure molto complesse e che, pertanto, non è stato possibile in entrambi i casi (ponte sul Po e ponte sul Mozzola) prevedere gli affidamenti entro la scadenza fissata dal decreto del Governo al 30 di settembre 2026. Servono, ad essere ottimisti, almeno 6 mesi di tempo per la pubblicazione delle gare e la loro aggiudicazione. Due mesi, dal 24 luglio al 30 settembre, non sono sufficienti.  Da qui la nostra richiesta affinché vi fosse una proroga della scadenza al 30 settembre 2027.  È importante chiarire – evidenzia e rimarca Fadda - come, in questa fase, ogni competenza sia da ricondurre ad Anas. La Provincia di Parma – al pari di comitati, comuni e cittadini – può sollecitare, ma non ha alcuna competenza diretta.  Ci siamo presi l’impegno, a marzo 2025, di chiedere risorse in più al Governo prevedendo quelli che sarebbero stati gli scenari futuri con l’intento di accelerare i tempi, consapevoli del fatto che si sarebbe dovuto adeguare il progetto al nuovo Codice degli appalti. Avremmo anche potuto stare fermi, ma questo non avrebbe corrisposto al nostro principio che è quello di fare tutto quanto possibile per raggiungere l’obiettivo: la costruzione dei nuovi ponti sul Po e sul Mozzola.  In tal senso, in data 6 maggio 2026 insieme alla Provincia di Cremona, abbiamo scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini per chiedere un incontro urgente al fine effettuare una valutazione approfondita dell’attuale stato di fatto e di poter definire con un maggiore grado di certezza quali siano le previsioni di finanziamento dei lavori per l’esecuzione dell’opera. Una lettera alla quale, ad oggi, non abbiamo ancora ricevuto risposte.  Precisiamo che la presentazione del progetto alla cittadinanza dovrà essere a cura di Anas che è l’ente competente per la realizzazione dell’opera e, quindi, anche quello che andrà a definire tutti i dettagli.  Informazioni in merito alle fonti di finanziamento, e i conseguenti tempi di realizzazione (5 anni), devono essere richieste ad Anas o al Governo, l’ente che dovrà finanziare l’opera”.

Alessandro Fadda ricorda quindi che  “Notizie circostanziate rispetto ai tempi di vita stimati del ponte attuale devono essere richieste ad Anas, ente proprietario del ponte e titolare del monitoraggio dell’attuale manufatto. A settembre del 2025 i dati raccolti sino a quel momento avevano fatto stimare una vita utile del ponte attuale superiore ai 10 anni che erano stati ipotizzati alla riapertura nel 2019.  Per scongiurare il rischio di una nuova chiusura la Provincia di Parma intende continuare a monitorare la situazione e quanto fatto in merito alla richiesta di nuove risorse, a marzo 2025, così come la richiesta di un incontro urgente al ministro Salvini, a maggio 2026, sono azioni che vanno in questa direzione.  Non vorremmo, però, che la disponibilità e la trasparenza con cui la Provincia di Parma ha sempre affrontato questo argomento – andando in consiglio comunale a Casalmaggiore e dialogando con i sindaci e gli amministratori locali di Casalmaggiore e Colorno – venissero scambiate per una responsabilità tecnica e politica rispetto ad un iter che, in questo momento, ha altri referenti, ossia Anas.  Tutti gli enti non proprietari dell’infrastruttura, le provincie di Parma e Cremona, così come i comuni di Colorno e Casalmaggiore, sono nelle stesse condizioni. Da qui – aggiunge - il nostro invito a continuare nella collaborazione per seguire, insieme, questa delicata vicenda.  Se, al contrario, si intende fare del ponte uno strumento per mera speculazione politica – conclude Fadda - allora questa nostra disponibilità non potrà che venire meno”. Per quanto riguarda le caratteristiche del nuovo ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore va ricordato che Il progetto di fattibilità tecnico-economica del nuovo ponte sul Po tra Colorno e Casalmaggiore è stato consegnato ad Anas il 3 settembre 2025.  La progettazione è stata a cura del raggruppamento temporaneo di progettisti italo-spagnolo Enser-Ayesa. Il nuovo ponte, che comporterà un  costo 300 milioni di euro, sarà costruito a fianco del ponte attuale, che sarà poi demolito, e si innesterà negli stessi punti dell’attuale ponte rispetto alle due sponde.  Per la realizzazione sono necessari 5 anni dall’inizio dei lavori. Il nuovo ponte, più alto di circa tre metri rispetto all’attuale, sarà lungo 2 km, dei quali 460 metri nell’alveo del Po, il resto in golena. La parte in alveo sarà composta da 3 campate di 150 metri di lunghezza, ciascuna in acciaio e con forma ad arco, mentre la restante parte, in golena, sarà caratterizzata da un viadotto multicampata in conglomerato cementizio e acciaio. Ci saranno solo due pile in acqua con conseguenti vantaggi per la navigazione e per la gestione idraulica, soprattutto per quanto riguarda l’eventuale deposito contro le pile di detriti, rami e tronchi trasportati dalla corrente del Grande fiume. Visti gli spazi disponibili i lavori potranno iniziare dalla sponda colornese, dove si concentreranno nei primi tre anni e mezzo, e poi si sposteranno sulla sponda casalasca, nell’ultimo anno e mezzo. Questo progetto è, ora, in fase di verifica da parte di Anas che ha il compito di procedere con le successive fasi progettuali ed autorizzative propedeutiche alle procedure di appalto lavori. Nel frattempo già si fanno sentire le inevitabili polemiche che riguarderanno la viabilità in terra di Po. Il traffico, come già accaduto tra il 2017 e il 2019, per quanto riguarda la sponda emiliana, verrebbe deviato verso le zone di Sorbolo e Mezzani. “Ormai non c'è limite al peggio, il nostro territorio sulle sponde del fiume Po e dell'Enza è martoriato dalla incapacità di gestire alcune situazioni. Fondamentalmente, al collega sindaco di Casalmaggiore Filippo Bongiovanni è arrivato questo grido d'allarme che ha lanciato in Consiglio comunale”.

Lo ha detto nei giorni scorsi, a Radio Circuito 29, il sindaco di Sorbolo Mezzani Nicola Cesari.  “L'impressione – ha sottolineato Cesari - è che l'iter per la realizzazione del ponte da Casalmaggiore a Colorno sia bloccato da procedure burocratiche che in qualche modo sono cambiate con il nuovo Codice degli Appalti. Il fatto che ci sia stato il cambio del quadro normativo ha fatto si che la Provincia di Parma dichiarasse di non riuscire ad affidare l'incarico, secondo le procedure previste. È forse una superficialità che ha portato a questo ritardo. Purtroppo non è una novità. Penso a cosa porterebbe una nuova chiusura del ponte tra Casalmaggiore e Colorno. Tra il 2017 e il 2019 il ponte tra Casalmaggiore e Colorno venne chiuso, il traffico si riversò sul ponte tra Sorbolo e Brescello. C'erano code lunghissime".

“Ricordo quando fu chiusa l'autostrada A1 per incidenti e tutto il traffico si infilava sulla via Emilia e lungo via Mantova. Quando il territorio non è capace di dare risposte ai privati che investono sul territorio si perdono delle opportunità come Mecspe. Per due anni il ponte chiuso e i cittadini devono fare il giro lungo, pensate alle ripercussioni anche per il costo della benzina e del gasolio. Sarebbe un disastro  una ripercussione di questo tipo sul nostro territorio non avrebbe precedenti”.

 “Anche Sorbolo Mezzani – si chiede Cesari - pagherà per questa ennesima superficialità amministrativa? Io dico SÌ. Quel ponte serve a tutti, non solo ai cittadini dei comuni di Casalmaggiore e Colorno, serve all’economia dell’intero Nord italia, ai lavoratori pendolari, ai cittadini che si spostano per ragioni di salute da un ospedale all’altro, ecc… Se non ricordo male, la “vita tecnica”del ponte attuale terminerà nel 2029, cioè fra meno di tre anni…e cosa accadrà? Ci sarà forse qualche Ingegnere che con altrettanta superficialità “firmerà” le carte per allungarne la vita? oppure torneremo a chiudere il ponte come accaduto in passato? E se dovesse accadere davvero questo…chi pagherà? Come sempre (dico io) il rischio è che a pagare più di tutti siano i cittadini di Sorbolo Mezzani e Brescello, perché si vedranno duplicare il traffico in via Mantova (film già visto), dato che passeranno tutti i mezzi (camion compresi) da Viadana per dirigersi a Parma e viceversa. Sono tutte domande a cui vorrei tanto che qualcuno ci rispondesse – conclude - e auspico che arrivi presto il momento per farlo”.

Situazione invece più fluida o, comunque, meno complessa per quanto riguarda il ponte “Verdi” dove comunque, i lavori, andranno avanti ancora per diversi mesi. Facendo il punto sugli interventi in corso, il vicepresidente della Provincia Daniele Friggeri  ha sottolineato che “sono iniziate le opere di progressiva cantierizzazione per la pila 61, la seconda presente nell’alveo del fiume. Il nostro obiettivo primario  resta la garanzia della percorribilità del ponte, a senso unico alternato, per evitare chiusure totali al traffico”. Friggeri, che ha la delega alla viabilità, ha fatto sapere che ha preso il via “il trasporto dei materiali, nello specifico camicie e tubi di acciaio  dal porto sul Po di Casalmaggiore. Per farlo era necessario che, dopo l’eccezionale magra estiva, il livello delle acque del fiume raggiungesse una quota sufficiente per la navigazione ed il trasporto dei materiali. Ora queste condizioni si sono determinate e, così, le ditte incaricate possono provvedere. Nel frattempo si sta predisponendo la posa delle palancole, le maxi lamiere in acciaio che hanno il compito di proteggere i sommozzatori durante le operazioni subacquee relative alla pila 61. In sostanza si tratta delle stesse lavorazioni propedeutiche agli interventi che avevano riguardato la pila 60. Una volta completata la fase di messa in sicurezza, indicativamente entro la fine del mese, i sommozzatori potranno entrare in azione per la scarifica della pila 61 la quale, come già accaduto per la 60, sarà rinforzata con la posa delle camicie, creando una sorta di guscio protettivo, e l’adeguamento del cordolo presente a metà dei piloni. Al termine, inoltre, saranno realizzati quattro nuovi pali per ciascuna delle due pile in alveo: la 60 e la 61. Terminati questi interventi potremo tornare ad operare sull’impalcato".

Friggeri ha quindi spiegato che “L’obiettivo primario che ci ha sempre guidati in accordo con il presidente della Provincia di Parma Alessandro Fadda, il presidente della Provincia di Cremona Roberto Mariani ed i sindaci dei territori direttamente coinvolti  è quello di fare tutto quanto possibile per garantire sempre la percorribilità del ponte ed evitare chiusure al traffico. Rispetto al cronoprogramma iniziale – ha sottolineato -  i lavori avranno quindi una durata superiore a quella stimata perché si è scelto di lavorare sempre a ponte aperto, con corsie di marcia alternate regolate dall’impianto semaforico, al fine di non compromettere i collegamenti viabilistici tra le due sponde. A tutto questo, inoltre, vanno aggiunti gli elementi di imprevedibilità legati al fatto di lavorare in alveo con fasi di piena e di magra della portata del fiume”.

Eremita del Po

 

 

 

Paolo Panni


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