10 febbraio 2026

Brilla, brilla l'infinita stella di Buchbinder, Grande successo per la prima de Il Pianoforte, un trionfo per il pianista austriaco

Brilla, brilla piccola stella (Twinkle, Twinkle Little Star) recita il motivo su cui Wolfgang Mozart ha costruito la gemma pianistica delle Dodici variazioni in do maggiore sulla canzone francese "Ah, vous dirai-je Maman" KV 265 (Ah, devo dirtelo, Madre?) che si ispira al popolare canto anglosassone. Ebbene Rudolf Buchbinder, ospite dello STRADIVARIfestival (Il Pianoforte Il Futuro della Classica La Classica del Futuro), ha aperto il suo concerto con questo gioiello mozartiano facendo brillare la sua stella, non piccola, ma infinita di pianista. E ancora di più di interprete mozartiano. Ha incantato il pubblico cremonese. Lo ha condotto, con l’ormai granitica e perfetta tecnica, nelle meravigliose atmosfere fanciullesche mozartiane. Un tocco perfetto. Dolce. Melodie eteree, quasi da carillon. Che rievocano sbuffi di cipria tra paggi e dame, di altri tempi. Lo ha fatto però senza annacquare i passaggi più virtuosistici e le venature malinconiche. Amplificando con raffinata perizia la mirabile  e funambolica arte mozartiana della variazione su tema ‘dato’ conseguenzialità di una capacità di fantasia e d’improvvisazione senza eguali. 

Per un interprete austriaco il passaggio da Mozart a Beethoven è quasi o come un imperativo categorico di sapore quasi kantiano. Buchbinder ha così immerso il pubblico del Museo del Violino nella Sonata per pianoforte n. 23 in Fa minore, Op. 57, (1804/1805) comunemente detta: Appassionata. Se perfino lo stesso Beethoven la riteneva la sua più bella sonata, si può immaginare il capolavoro uscito dall’esecuzione di Buchbinder, artista che, in carriera, ha sviscerato in tutto e per tutto il compositore di Bonn. Il termine più adatto per questa interpretazione è quello di ’magistrale’. Una vera e propria lezione del miglior lessico pianistico beethoveniano. Austera nelle sue parti quasi sinfoniche, per non dire organistiche. Drammaticamente intesa in quelle più vistosamente romantiche. Insuperabile nei mirabolanti passaggi virtuosistici. Curata, nel dettaglio anche in quello più piccolo, nel suono. Sapientemente equilibrato. Disegnato con sentimento nei suoi quadri chiaroscurali. 

E di certo non poteva mancare in questa serata, all’insegna della mirabolante musica ‘viennese’ l’anima di Franz Schubert palesatasi con la sua  Sonata per pianoforte in si bemolle maggiore, D. 960 (1828). Pezzo dall’ architettura formale di natura sinfonica nei quattro tempi (Molto moderato, Andantino sostenuto; Scherzo. Allegro vivace - Trio e Allegro ma non troppo). Anche in questo lavoro terminale dell’imponente produzione schubertiana, l’artista d’oltralpe ha dimostrato una perfetta consonanza con lo ‘spirito’ di quel tempo. Con la poetica di Schubert. Con il suo essere libero. Inventivo . Perfino spiazzante nell’elevare un tema popolare natalizio a capolavoro di ingegneria musicale, alternando la semplicità tematica con la complessità della forma a sonata. Buchbinder ha dipinto quello stile, quella sensibilità così contestualmente fragile e forte senza un attimo di respiro emotivo.

E l’ ‘Austria felix’ degli Strauss non poteva non chiudere questo meraviglioso viaggio. Il bis: una trascrizione funambolica di un’opera di Johann Strauss. Altra perla preziosa di tecnica e di perizia tecnica.

Quasi scontato parlare di trionfo. Il pubblico gli ha tributato un trionfo caloroso ed affettuoso.

Venerdì 27 febbraio (ore 21) il prossimo appuntamento con il Pianoforte II edizione con un altro mostro sacro Ivo Pogorelich. Questa rassegna ideata da Roberto Codazzi è già un grande successo. 

Fotoservizio di Francesco Sessa Ventura

Roberto Fiorentini


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