Con Alessandro Quarta si apre “Un Filo antico”: l’oratorio romano del Seicento inaugura la rassegna
Si è aperta stasera la rassegna “Un Filo antico” con un concerto dedicato all’oratorio romano del Seicento, primo appuntamento della nuova mini-rassegna nata dalla collaborazione fra la FIMA – Fondazione Italiana per la Musica Antica e il Teatro Filo – Società Filodrammatica Cremonese, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Campus di Cremona).
Sul palco del Cinema Teatro Filo si sono esibiti una trentina di giovani musicisti, cantanti e strumentisti, protagonisti del concerto finale della masterclass diretta da Alessandro Quarta, proponendo un programma centrato su tre autori attivi tra la prima e la seconda metà del Seicento: Giacomo Carissimi, Vincenzo Albrici e Francesco De Rossi.
Il programma ha incluso il Contemptus Mundi e il mottetto Si linguis hominum di Carissimi, il mottetto Cogita, o homo di Albrici e l’oratorio San Filippo Neri di De Rossi. Un percorso che, nell’arco cronologico che va dalla nascita di Carissimi alla morte di De Rossi, attraversa circa un secolo di evoluzione del genere oratoriale, mostrando come in questo periodo si assestino e si consolidino le caratteristiche formali ed espressive che renderanno l’oratorio un genere centrale nel secolo successivo.
La proposta si inserisce nella più ampia prospettiva di riavvicinare il pubblico a un repertorio oggi percepito come distante, legato a sensibilità che si sono in parte perse nei secoli, e alla riscoperta del cosiddetto “suono originale”, attraverso prassi esecutive attente al contesto storico.
La direzione di Alessandro Quarta si è distinta per chiarezza e controllo, con una gestione salda dei frequenti cambi di metro e di tempo, elementi non sempre scontati in questo repertorio. Il coro si è mostrato compatto, con una buona tenuta soprattutto nella sezione maschile, ogni voce ha avuto modo di emergere nei versetti solistici, mettendo in luce le diverse individualità vocali.
Nel secondo oratorio le voci femminili hanno avuto un ruolo di particolare rilievo, con contrappunti ben delineati e leggibili. Nel mottetto di Albrici, invece, il rapporto fra testo e musica ha assunto tinte più marcatamente drammatiche, evidenziando il carattere espressivo del brano.
Nel presentare il lavoro svolto durante la masterclass, Quarta ha sottolineato la “grande gioia” per i tre giorni di lavoro al Campus Santa Monica, ricordando come l’oratorio nasca come racconto sacro in musica, costruito secondo modalità vicine al melodramma. L’oratorio conclusivo, dedicato a San Filippo Neri, è stato letto anche come una riflessione sulle origini stesse del genere, attraverso figure anche allegoriche che incarnano tentazioni respinte dal santo.
Rispetto ai brani precedenti, San Filippo Neri si è distinto per un carattere più brillante, grazie anche all’uso della lingua italiana e a gesti musicali più pronunciati e immediati. Particolarmente efficace anche la scelta di dislocare parte del coro sulla balconata del teatro, soluzione che ha contribuito ad arricchire l’effetto spaziale dell’esecuzione.
Un avvio misurato e coerente per la rassegna, che pone al centro giovani interpreti e un repertorio raro, offrendo al pubblico un’occasione di ascolto e approfondimento su un capitolo importante della storia musicale italiana.
Ensemble vocale e strumentale:
Soprani: Elena Bernardi, Sofia Celenza, Aurora Cernuto, Elena Di Marino, Rui Hoshina, Sofia Paoli, Anna Rigotti, Naoko Tanigaki
Alti: Ufuk Aslan, Cristina Menegazzi, Margherita Scaramuzzino, Zoreslava Vynnyk
Tenori: Giorgio Bonafini, Matteo Laconi, Niccolò Perego, Enrico Veglio
Bassi: Andrea Lagomarsino, Giorgio Marchini, Marco Rosato-Siri
Violini: Maria Di Bella, Hagar Girsai, Filippo Passarella, Javier Tiestos
Viole da gamba: Eugenio Monguidi, Amalia Ottone
Violoncelli: Canseli Cifci, Giulia Roveta
Contrabbasso: Matteo Mirri
Tiorba/chitarra: Noga Nakash, Jonathan Ramírez Jiménez, Stefan Sandru
Organo/clavicembalo: Francesco Botti, Enrico Finotello
Concertazione e direzione: Alessandro Quarta
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