22 marzo 2026

Canale Cremona-Milano-Po trappola per gli animali: Lorenza Venturini documenta l’annegamento di un istrice a Pizzighettone, il parere del naturalista Sergio Mantovani

Uno degli ultimi ad annegarci è stato un istrice, che non rappresenta, purtroppo, un caso isolato. Più avanti, ad affogare, è stata infatti una lepre. Ogni anno, il Canale Cremona-Milano-Po semina un discreto numero di vittime. I malcapitati nuotano finché ne hanno la forza e, quando non ce la fanno più, si arrendono fino a morire. Pochi fortunati vengono salvati, com’è successo, talvolta, a qualche capriolo, avvistato in tempo. Più spesso, il lieto fine proprio non c’è. A documentare l’evento, l’ennesimo, verificatosi nel tratto pizzighettonese dell’infrastruttura, è stata Lorenza Venturini, un’appassionata birdwatcher di Castelleone. Insomma, pur essendo stata progettata per collegare il porto locale al capoluogo meneghino, l’idrovia in questione non soltanto si arresta bruscamente a Pizzighettone - dopo circa quattordici dei sessantacinque chilometri preventivati in origine - ma funziona, quasi esclusivamente e benissimo, come trappola fatale e limite insuperabile non solo per i quadrupedi citati, ma anche per tassi, volpi, cinghiali e lupi.

A stigmatizzare la situazione è il professor Sergio Mantovani, che puntualizza: Stiamo parlando di un’opera, che, a dispetto delle faraoniche ambizioni iniziali, si è oggi ridotta ad ospitare le gare di pesca sportiva, nel Comune di Spinadesco. Siamo al kafkiano se pensiamo che il suo impatto sulla fauna selvatica è elevatissimo. Nello specifico, va sottolineato che l’istrice è presente solamente in Italia e che si“tratta di una specie rigorosamente protetta, sulla base della legge quadro sulla caccia del 1992 e della direttiva europea Habitat (92/43/CEE)”.

Il problema risiede forse nelle rive troppo ripide e scivolose, per essere superate?

“Esattamente – prosegue Mantovani - l’animale si avventura in acqua, senza capire che gli sarà impossibile risalire: in natura, del resto, non esistono corpi idrici con pareti verticali in cemento. Siamo oltretutto vicini al Po ed all’Adda, due importanti corridoi faunistici, che vengono guadati senza difficoltà da svariati mammiferi, mentre una struttura lineare e di lunghezza notevole come questa diventa inevitabilmente una barriere ecologica invalicabile. Essa è posta in senso est-ovest ed ostacola gli spostamenti, che partono dal Grande Fiume e da una porzione dell’Adda, cioè da sud verso nord e viceversa”.

Cosa si può fare?

“All’epoca della costruzione, non esisteva di sicuro la sensibilità odierna a determinate tematiche e, nel Cremonese, non si registrava nemmeno un popolamento così variegato spiega il docente - ciò detto, le soluzioni ipotizzabili sono molteplici. Alcune sono però estremamente costose. Mi riferisco, per esempio, agli interventi mirati alla riqualificazione naturalistica di tale alveo artificiale. Altrettanto dispendiosa ed onerosa sarebbe la creazione di più ponti ‘verdi’, da affiancare ai sovrappassi stradali per le automobili”.

E allora?

“Mi lasci affermare che, di recente, tanti finanziamenti UE sono stati spesi in maniera a mio avviso discutibile, a beneficio di aree golenali già caratterizzate da un buon grado di naturalità. Una piccola parte sarebbe bastata ed avanzata per risolvere, almeno parzialmente, la criticità indicate. Con un modesto budget, si potrebbero comunque posizionare delle rampe di risalita lignee oppure delle pedane, delle zattere, realizzate con il medesimo materiale, da ancorare alle sponde, com’è stato fatto nel Parco lombardo della Valle del Ticino”.

Ancora una volta, dunque, l’invito è quello di favorire la vita in sicurezza per tutti gli esseri, che abitano il territorio. Ciò non significa rivolgersi nostalgicamente al passato, bensì puntare ad un futuro improntato alla sostenibilità ed al rispetto della biodiversità

Barbara Bozzi


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