Carcere e radicalizzazione jihadista: un nuovo caso al penitenziario di Cremona. Dietro le sbarre l'uomo (marocchino di 41 anni) era diventato un leader per attività di proselitismo e integralismo
Ancora un caso di radicalizzazione in carcere a Cremona: stavolta è stato individuato un cittadino marocchino di 41 anni con numerosi precedenti, riaccompagnato al CPR di Milano dopo essere stato scarcerato dalla Casa Circondariale di via Ca del Ferro, dove durante la detenzione aveva evidenziato atteggiamenti sotto l'aspetto della radicalizzazione religiosa, svolgendo anche attività di proselitismo, assumendo condotte oppositive e aggressive nei confronti del personale operante all'interno dell'istituto penitenziario, esercitando anche una certa influenza sui detenuti della medesima etnia, divenendone un leader.
L'uomo - che in passato si era reso responsabile anche di numerosi episodi criminosi per reati in materia di stupefacenti, armi, inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità, violenza e resistenza a pubblico ufficiale ma soprattutto per reati contro il patrimonio – vista la sua pericolosità è stato pertanto espulso ed accompagnato da due equipaggi della Polizia di Stato presso il CPR di Milano.
Solo poche settimane fa, esattamente lo scorso 23 settembre, pure un cittadino tunisino di 30 anni, irregolare sul territorio nazionale e con numerosi precedenti, era stato accompagnato alla frontiera proprio per gli atteggiamenti di radicalizzazione manifestati durante la carcerazione a Cremona, oltre a vantare parentele con persone attestate su posizioni jihadiste e condannate in Tunisia, aveva assunto condotte integraliste in carcere anche sotto l'aspetto del radicalismo religioso. Dunque, era stato dapprima condotto presso la frontiera aerea di Roma Fiumicino e poi rimpatriato con volo di linea in Tunisia.
Due casi di radicalizzazione jihadista proprio in carcere a distanza di pochi giorni dunque riaccendono l'attenzione su un tema estremamente delicato, in un periodo storico segnato nuovamente da riaccese tensioni politiche e religiose legate al mondo islamico, in un territorio dove la presenza di stranieri ed in particolare di nordafricani, è rilevante e significativa e soprattutto in un contesto carcerario che presenta diverse criticità, con un numero dei detenuti che è ormai vicinissimo alla soglia di tollerabilità mentre le guardie penitenziare sono diminuite (leggi qui).
Il lavoro dell'Ufficio Immigrazione della Questura di Cremona è poi proseguito nell'ambito dell'attività volta al rintraccio e rimpatrio dei cittadini stranieri irregolarmente presenti sul territorio provinciale e di quelli ritenuti pericolosi per l'ordine e la sicurezza pubblica, ha eseguito 9 provvedimenti di espulsione con accompagnamento presso i Centri di Permanenza per i Rimpatri nei confronti di 3 cittadini marocchini, 1 tunisino, 1 egiziano, 1 albanese, 1 cubano e 1 libico.
In particolare:
-Il 28 settembre, un cittadino libico di anni 21 è stato accompagnato presso il CPR di Milano, dopo essere stato scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per furto e ricettazione;
-il 29 settembre, un cittadino egiziano di anni 40, è stato accompagnato presso il CPR di Milano, dopo essere stato scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi e lesioni personali;
-l'1 ottobre, un cittadino tunisino di anni 58, è stato accompagnato presso il CPR di Gorizia, dopo essere stato scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e reati contro la pubblica amministrazione;
-l'1 ottobre, un cittadino marocchino di anni 35, è stato accompagnato presso il CPR di Gorizia, dopo essere stato scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per incendio aggravato, omicidio doloso tentato, minaccia e danneggiamento seguito da incendio;
-il 2 ottobre, un cittadino marocchino di anni 51, è stato accompagnato presso il CPR
di Gorizia, dopo essere stato scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per minaccia, lesioni personali, invasione di terreni o edifici, attentato alla sicurezza dei pubblici trasporti, stupefacenti e ricettazione;
-l'8 ottobre, un cittadino marocchino di anni 29, è stato accompagnato presso il CPR di Milano, scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per stupefacenti, danneggiamento e simulazione di reato;
-il 10 ottobre, un cittadino albanese di anni 31, è stato accompagnato presso il CPR di Potenza, scarcerato dopo un periodo di detenzione, con precedenti per furto, rapina e in materia di armi;
-il 12 ottobre, un cittadino cubano di anni 29, è stato accompagnato presso il CPR di Milano, rintracciato sul territorio nazionale, con precedenti per ricettazione, furto, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito/pagamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
commenti
marco
16 ottobre 2026 11:23
Proprio pochi giorni fa si discuteva se bisogna avere paura dell'Islam.....e questa ne è la riprova.
I prima a dovere denunciare questi futuri terroristi dovrebbero essere i loro connazionali ma li accettano e restano nell'omertà.
Tanti aiuta l'ignoranza ma tutto viene a nuocere per la vera integrazione.
Ieri a Torino minorenni italiani di seconda generazione hanno sfasciato le scuole.
Li dobbiamo considerare ancora italiani?
Blek
16 ottobre 2026 12:58
La cittadinanza puo' non essere data,e revocata in tanta paesi,non ricordo se anche in Italia. Che i connazionali di questi presunti jihadisti non li denuncino,e' la norma ,e per diverse ragioni,tra cui quella per cui i primi a rischiare la vita son proprio lori, i denuncianti, e questo fondamentalmente perche' di regola per i musulmani c'e' una legge che prevale su tutte le altre, e cioe' la sharia e quindi un atteggiamento tribale di tutela reciproca per cui ci si difende sempre e comunque nel clan, nella Umma. rispetto ai miscredenti,qualunque cosa un suo appartenente abbia combinato. Infine le carceri sono il luogo di elezione del reclutamento jihadista. Ciascuno ne tragga le dovute conseguenze.
marco
16 ottobre 2026 16:07
La conseguenza possibile è una sola: se fosse fatta una proposta politica oppure un referendum per rimandare in patria immigrati carcerati in Italia e gli immigrati irregolari che stanno conquistando le nostre città sarebbe un plebiscito di assensi.
Poi il problema sarà solamente loro.
Manuel
17 ottobre 2026 17:37
Perché il governo di centrodestra non lo organizza ‘sto referendum?