28 marzo 2026

Ceraso contesta la lettura sui dati del commercio dell'assessore Zanacchi: li ha usati come scudo verso l'operato del Comune. "Le 77 vetrine spente del centro storico creano un effetto buio"

Non è piaciuta a Maria Vittoria Ceraso (Lista Civia Oggi per Domani) l'interpretazione dei dati sul commercio fornita con un proprio comunicato dall'assessore comunale Luca Zanacchi. Secondo la Ceraso l'assessore non ha sbagliato i numeri ma li ha usati per "cambiare narrazione" rispetto all'allarme lanciato da Confcommercio. La consigliera comunale stigmatizza poi la perdita dei negozi di vicinato, la chiusura di oltre un quarto dei negozi e "le 77 vetrine spente del centro storico creano un "effetto buio" che scoraggia il passaggio e che trasmette un'immagine di declino che danneggia anche i 41 che hanno appena aperto. Senza un piano straordinario per quei locali vuoti il centro resterà in una zona grigia di vulnerabilità". Ceraso chiede poi che l'assessore anzichè inviare comunicati stampa porti il tema della chiusura dei negozi in commissione. 

Ed ecco l'intervento di Maria Vittoria Ceraso:

Recentemente sono stati resi noti i dati emersi dall’analisi “Città e demografia d’impresa” realizzata da Confcommercio rispetto ai quali Cremona si colloca al sesto posto in Lombardia per riduzione delle imprese del commercio al dettaglio nei centri storici, con un calo del 27,5% tra il 2012 e il 2025. 

Mentre questo dato di forte contrazione del commercio tradizionale certifica per Confcommercio una preoccupante desertificazione commerciale, il Comune interpreta il citato scenario come una "vitale trasformazione" verso un modello urbano più orientato ai servizi e al turismo.

In particolare l’assessore alla partita Luca Zanacchi rivendica una "tenuta del commercio di vicinato", citando un saldo positivo di un'unità nell'ultimo anno, e sottolinea la trasformazione della città in una destinazione turistica attrattiva, evidenziando l’aumento delle strutture ricettive (+39) e valorizzando il ruolo attivo dell’Amministrazione nell’organizzazione di eventi, partecipazione a bandi e attività progettuali. 

Ciò che contesto all'assessore non è di aver "sbagliato" i numeri (i suoi dati sono corretti), ma di averli usati per cambiare narrazione rispetto all’allarme lanciato da Confcommercio guardando al bicchiere mezzo pieno (il dinamismo turistico) ma ignorando quello mezzo vuoto (la perdita dell'identità commerciale storica).

Ma i numeri raramente parlano da soli: è la loro contestualizzazione a fare la differenza. Zanacchi li ha usati come uno scudo per difendere l'operato dell'amministrazione, mentre Confcommercio li ha usati per chiedere interventi urgenti. Entrambi dicono la verità, ma guardano a due città diverse.

Rispondere a un dato che analizza una crisi profonda di 13 anni (2012-2025) con un saldo positivo di un solo anno è tecnicamente corretto, ma logicamente debole. È come dire che una nave che sta affondando da ore è "stabile" perché negli ultimi 30 secondi non si è inclinata ulteriormente.

Sostituire una merceria o una libreria storica con un B&B o un ufficio di servizi alla persona (come sottolineato da Zanacchi) mantiene il numero totale delle attività invariato, ma cambia il volto della città. Il commercio di vicinato crea relazioni sociali e presidio del territorio; il turismo o il terziario creano un dinamismo diverso, più saltuario o "chiuso", che non sempre risponde ai bisogni dei residenti.

Di fronte a una perdita di oltre un quarto dei negozi nel centro storico come si può affermare che l'Amministrazione ha messo in campo azioni efficaci?  Sebbene il declino del commercio fisico sia un fenomeno globale (causato da e-commerce e centri commerciali), un dato così marcato dimostra che le politiche di contrasto alla desertificazione sono state insufficienti o tardive e che è mancata una visione urbanistica che integrasse il commercio nel piano di mobilità e decoro.

Un centro storico è dinamico e vitale quando mantiene un equilibrio tra tre funzioni: residenziale (persone che ci vivono), commerciale (servizi di prossimità e non solo svago) e culturale/sociale. La vitalità non è data dal solo passaggio dei turisti, ma dalla presenza di "occhi sulla strada": negozi aperti, residenti che usufruiscono dei servizi e spazi pubblici curati. 

Senza contare che l’aumento delle strutture ricettive ha come conseguenza la riduzione dell'offerta di locazioni a lungo termine facendo lievitare i canoni d'affitto per studenti e lavoratori, espellendo di fatto la classe media dai centri urbani.

Inoltre un'amministrazione che agisce bene non deve solo favorire l'apertura, ma garantire la sopravvivenza delle imprese nel tempo mentre i dati ci dicono che molte nuove aperture sono attività fragili che chiudono entro 2-3 anni. 

Organizzare eventi porta flussi temporanei, che non generano spesso acquisti nei negozi tradizionali ma si limitano a favorire il consumo di cibo e bevande non risolvendo ad esempio il problema strutturale delle vetrine sfitte. A tal proposito come mai Zanacchi nel suo lungo intervento ha omesso di evidenziare il numero dei negozi sfitti? Forse perchè è ben consapevole che finchè i canoni di locazione restano proibitivi e i locali sono degradati, nessun evento convincerà un imprenditore ad aprire una nuova attività. Le 77 vetrine spente del centro storico creano un "effetto buio" che scoraggia il passaggio e che trasmette un'immagine di declino che danneggia anche i 41 che hanno appena aperto. Senza un piano straordinario per quei locali vuoti il centro resterà in una zona grigia di vulnerabilità. Quando l'amministrazione sarà disponibile a confrontarsi sul commercio in commissione? Il mio ordine del giorno sul tema risale al 20 maggio 2025. Tra le proposte che ho avanzato c’è ad esempio la creazione di un database pubblico delle vetrine sfitte: mappare lo stato, la metratura e la proprietà di ogni locale vuoto permette di incrociare domanda e offerta e monitorare quali zone hanno bisogno di interventi urgenti di rigenerazione urbana anche pensando a progetti mirati per singole vie, utilizzando strumenti normativi già esistenti per tutelare l’equilibrio commerciale e la qualità dei centri storici per disciplinare l’offerta commerciale nelle aree più sensibili.

L'esempio di via Palestro a Brescia è emblematico in questo senso. Il progetto è nato dalla collaborazione tra Comune, commercianti (Consorzio Brescia Centro) e proprietà immobiliari per affittare i negozi sfitti della via che è stata oggetto di un piano di arredo urbano (costo di circa 180.000 euro) con l'installazione di nuove sedute in pietra e fioriere, per migliorare il comfort e l'estetica del centro storico. 

A Cremona invece lo stanziamento del 4% degli oneri di urbanizzazione citata da Zanacchi come misura concreta a supporto del commercio in realtà si è concretizzata nella destinazione di circa 8.000 euro per la riqualificazione tramite pulizia, verniciatura e messa in sicurezza della pagoda dei giardini di Piazza Roma. Così come la rimodulazione delle tariffe dei parcheggi con il ritorno alla gratuità nella fascia 13-15 da febbraio 2025 è stata solo la contromisura  all'aumento da gennaio 2025  del costo per il parcheggio interrato di Piazza Marconi che è passato da 1,80 € a 2,00 € l'ora. 

Di certo un intervento ben più incisivo sarebbe prevedere sgravi per affitti calmierati attraverso una riduzione di IMU o TARI ai proprietari che accettano di affittare il locale a canoni inferiori a quelli di mercato per favorire nuove start-up o botteghe artigiane e far rispettare il nostro regolamento comunale che impone ai proprietari di garantire la pulizia costante degli spazi e delle serrande, di oscurare le vetrine con modalità esteticamente gradevoli (es. pannelli grafici che raccontano la storia della città) per evitare l'effetto "spoglio".  Senza questi strumenti, i 77 negozi sfitti rimarranno ostaggi della rendita immobiliare o del disinteresse dei proprietari, neutralizzando i benefici delle nuove aperture.  

Vi è un altro tema a mio avviso molto importante che va affrontato che è quello di rimettere mano alla regolamentazione dei plateatici. Venuta meno la normativa emergenziale legata al covid il regolamento comunale prevede che tutti i plateatici sui parcheggi a pagamento, circa 120 stalli, possono essere solo temporanei e devono essere rimossi d’inverno. In un momento in cui il commercio di vicinato è in sofferenza, l'ampliamento degli spazi esterni potrebbe rivelarsi una misura utile per "tenere viva la città” tenuto conto che le abitudini dei consumatori sono cambiate radicalmente, mostrando una chiara preferenza per gli spazi aperti anche nella stagione invernale, consolidando i dehors non più come una soluzione temporanea emergenziale, ma come uno standard di qualità e sicurezza. Favorire i plateatici tutto l'anno, prescrivendo una qualità estetica rigorosa (piattaforme a raso, fioriere, materiali nobili) potrebbe rivitalizzare il centro rendendolo più attraente anche se certamente richiede una gestione attenta della mobilità per evitare che la carenza di parcheggi diventi un boomerang per le stesse attività commerciali. Alcuni comuni applicano ad esempio canoni (COSAP/TOSAP) più alti per chi occupa parcheggi, reinvestendo quei proventi nel miglioramento dei trasporti pubblici verso il centro.

Nella revisione del regolamento credo inoltre che la semplificazione amministrativa sia una leva strategica per il contrasto alla desertificazione commerciale che significa eliminare gli adempimenti ridondanti e introdurre corsie preferenziale per le nuove aperture e le riqualificazioni nei Distretti Urbani del Commercio (DUC), garantendo certezza dei tempi e procedure trasparenti.

In conclusione, come spero di aver dimostrato c'è una differenza sostanziale tra una nota stampa e un’aula di Commissione: il diritto di replica. Un comunicato è un monologo che non accetta obiezioni; la Commissione è il luogo del confronto dove le idee si misurano e si integrano. Per questo chiedo all'assessore Zanacchi di tornare al più presto ad affrontare il tema del commercio nei luoghi istituzionali. La città non ha bisogno di leggere le Sue verità sui giornali, ma di vedere i propri rappresentanti discutere e costruire insieme soluzioni concrete.

Maria Vittoria Ceraso

Lista civica Oggi per Domani

 


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