Coldiretti: cemento, fotovoltaico selvaggio e Data Center bruciano 1,3 miliardi di cibo all'anno. Massima attenzione di Coldiretti Cremona sul progetto Data Center nel nostro territorio
La cementificazione, il fotovoltaico selvaggio e il nuovo arrivo dei data center “bruciano” ogni anno cibo per un valore di 1,3 miliardi di euro, mettendo a rischio la sovranità alimentare italiana in un contesto già fragile per le tensioni internazionali, con l’aumento dei costi di produzione, dai fertilizzanti al gasolio, che minaccia le coltivazioni. È quanto denuncia Coldiretti, sulla base di dati Ispra, in occasione della presentazione del nuovo rapporto sul consumo di suolo. La sottrazione di terreni fertili ha raggiunto nel 2025 la quota di 102 chilometri quadrati, contro gli 84 dell’anno precedente.
Oltre alle nuove costruzioni, pesano le installazioni di fotovoltaico a terra, che rappresentano oltre un quarto del totale del suolo consumato, pur se con la nuova legge fortemente sostenuta da Coldiretti la situazione dovrebbe migliorare. Ma, seppur con numeri ancora limitati, è arrivato anche in Italia il problema dei data center che rischia di incidere nei prossimi anni in maniera sempre più significativa sul fenomeno, tanto dal punto di vista dei terreni quanto da quello energetico.
“Il nostro fermo obiettivo è salvaguardare il patrimonio agricolo e i suoli produttivi, riconoscendo il valore sociale, culturale ed economico delle aziende rurali” sottolinea Giovanni Roncalli, Direttore di Coldiretti Cremona.
Alta rimane l’attenzione di Coldiretti sul tema Data Center nel nostro territorio.
Preso atto dell’archiviazione del procedimento SUAP per la realizzazione del maxi Data Center proposto da Green1 Italy a Pozzaglio, Coldiretti Cremona continua a seguire con la massima attenzione la vicenda, con l’impegno di verificare ogni passo della Valutazione Ambientale Strategica a tutela delle aziende agricole interessate dall’intervento e del nostro territorio.
“Di fronte alla prospettiva di realizzazione di un enorme polo tecnologico e server farm, diventa essenziale verificarne l’impatto sulle attività agricole e sull’ambiente – evidenzia Coldiretti Cremona –. Da qui, accogliendo la richiesta dei nostri Associati, ci siamo da subito mossi nella raccolta di tutte le informazioni e valutazioni necessarie. Abbiamo pertanto chiesto risposte all’Amministrazione Pubblica, a tutela delle imprese coinvolte e del patrimonio agricolo, del suolo, dell’assetto idrogeologico ed irriguo e della sostenibilità ambientale della zona interessata dall’insediamento del Data Center. Da qui, la presentazione della nostra richiesta d’accesso agli atti e della copia integrale di tutta la documentazione ad oggi depositata ed eventualmente adottata, relativa al procedimento di Variante Ambientale Strategica e Variante Generale al PGT del Comune di Pozzaglio ed Uniti”.
“Il nostro impegno rimane attento e costante – sottolinea il Direttore Giovanni Roncalli – ben lontano dall’intento di ostacolare a priori lo sviluppo del territorio, ma ponendo come irrinunciabile l’obiettivo di ottenere tutte le risposte e le informazioni necessarie a formulare una corretta valutazione dell’impatto dell’opera, e mettere in campo un’azione che assicuri garanzie e tutela alle aziende e al territorio”.
Il tema della lotta al consumo di suolo è una priorità nell’azione di Coldiretti a tutti i livelli. Per questo, a livello nazionale, la prima Organizzazione degli agricoltori chiede di agire subito per arrestare la perdita di terreno fertile, a cominciare dall’approvazione della legge sul consumo di suolo, ferma in Parlamento. Una legge che darebbe al Paese uno strumento all’avanguardia per proteggere il territorio.
Tra il 2000 e il 2020, i Censimenti agricoli mostrano una contrazione della superficie agraria italiana da 18,8 a 16,1 milioni di ettari: 2,7 milioni in meno, secondo l’elaborazione di Coldiretti su dati Istat. Una perdita che indebolisce la difesa del territorio e accresce il rischio idrogeologico, rendendo più pesanti le conseguenze del cambiamento climatico e delle ondate di maltempo estremo.
Con l’espansione delle aree urbanizzate, l’acqua piovana non riesce più a infiltrarsi nel terreno e scorre in superficie, favorendo alluvioni e frane. Più del 90% dei Comuni italiani è esposto a rischi come smottamenti e allagamenti, una situazione aggravata da piogge intense e concentrate, anomalie stagionali ed eventi estremi sempre più frequenti, ricorda Coldiretti.
Anche le città devono fare la loro parte: il verde urbano occupa appena il 3% della superficie comunale, e i parchi con aree gioco ne coprono una quota ancora minore. Coldiretti invita quindi le amministrazioni a cambiare rotta e a piantare più alberi, preziosi per il benessere fisico e psicologico, l’assorbimento di CO2, la depurazione dell’aria, la tutela della biodiversità e il contenimento delle temperature urbane.
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commenti
Marco
30 ottobre 2026 10:42
Ma scusate gli impianti fotovoltaici a terra che stanno invadendo i campi della nostra provincia sono realizzati dagli alieni o dagli agricoltori ?
Anna l. Maramotti Politi
30 ottobre 2026 18:40
Premesso che i nostri terreni sono a vocazione agricola non solo per la loro storia, ma per le loro qualità. Altresì premesso che un uso improprio non solo va a nostro discapito, che viviamo sul territorio, ma va a discaspito di tutti colo roche, a diverso titolo, ne hanno concreti benefici.
Tutto ciò scontato si condivide con quanto qui riportato e puntualemte argomentato.
Si deve osservare che la maggior parte delle proposte di nuovi insediamenti sono scelte d'interventi "momentanei", ancora oggetto di perfezionamento.
Mi spiego.
Quando sono stati realizzati i primi computer occupavano stanze. Ora sono di piccolissime dimensioni. Non si vede perchè si debbano spreacare terreni per realizzare Data Center, fotovoltaico, strutture per la logistica quando, fra poco, diverranno scelte obsolete ingombranti ed inutili. Purtroppo, però, la qualità dei nostri terreni sarà già andata perduta.
La progettazione di queste costruzioni costituisce una rovina. Dobbiamo renderci conto che le attuali proposte sono scelte che abbisognano di essere ripensate attraverso studi puntuali. Non si veste un neonato con gli abiti del nonno.
C'è poi un ulteriore problema. In modo particolare relativamente alle A.I. e conseguentemente dei Data Center. Se gli algoritmi utilizzati sono pensati senza avere al proprio interno funzioni bloccanti sono come un treno che si muove a 200 h. senza freni. Se si può ritenere corretto velocizzare i calcoli come prendere un mezzo più rapido della corsa di un atleta, non è pensabile che al proprio interno le A.I. non abbiamo strutture frenanti. Ma questo è fondamentalmente un problema di logica.
Daniro
31 ottobre 2026 08:35
E quanto bruciano gli impianti di biometano in termini di suolo sottratto alla alimentazione? E quanto pesa l'agricoltura e gli allevamenti intensivi su ambiente e salute? A già, gli agricoltori tutelano ambiente e territorio.
Manuel
31 ottobre 2026 15:58
Han tante ragioni, Marco, Daniro e la prof Maramotti.
Fanno pure bene a rigirare il coltello nella piaga ma, a mio avviso, siamo di fronte ad una presa di posizione epocale, seppur timida; una folgorazione sulla via di Damasco.
Non vorrei essere troppo ingenuo, ma sta a vedere che inizi a traballare uno dei pilastri il produttivismo/consumismo/affarismo italici?
Beh, se il buongiorno si vede dal mattino, quasi quasi invito a cena Roncalli (parente del papa?) e gli faccio un pippone ambientalista intanto che è ancora incantato.
Michele de Crecchio
1 novembre 2026 01:46
Il sacrosanto principio di "precauzione" ("primum non nocere"!) dovrebbe essere prioritariamente applicato soprattutto in terreni come i nostri, da sempre caratterizzati da vocazione e redditività agricola particolarmente elevate e, di contro, come dimostrato anche dalla torrida estate appena conclusa, da tempo purtroppo anche estremamente esposti ai gravi rischi conseguenti a riduzioni della disponibilità di acqua. In tali condizioni appare decisamente sconsigliabile e pericolosa l'eccessiva e poco meditata disponibilità che alcuni operatori interessati, e in particolare, persino non pochi amministratori responsabili della locale gestione urbanistica del nostro territorio, sembrano dimostrare verso iniziative così inquietanti e rischiose.