10 luglio 2024

Commemorate le vittime del bombardamento del 1944. Virgilio: una tragedia parte di noi e della nostra città

Rinnovato questa mattina il ricordo di tutte le persone morte a causa del bombardamento che colpì duramente Cremona 80 anni fa. La cerimonia, organizzata dal Dopolavoro Ferroviario (DLF), dalla sezione provinciale dell’A.N.P.I. e dal Comune, presenti le autorità civili e militari ed i rappresentanti delle Associazioni Partigiane, d’Arma e Combattentistiche, si è tenuta davanti al monumento alle vittime del bombardamento in via San Francesco d’Assisi.

La commemorazione è stata introdotta da Graziano Badolato, presidente del Dopolavoro Ferroviario di Cremona. Ha preso poi la parola il sindaco Andrea Virgilio: “Questa tragedia è parte di noi e della nostra città e nel ricordarla ogni anno con questa commemorazione dobbiamo farci carico di due aspetti del passato, due esigenze fondamentali per questo Paese: abbiamo bisogno di storia e di memoria, due concetti che a volte vengono confusi ma che in realtà si riferiscono a cose diverse.

La storia è fredda, razionale, e proprio per questo ci restituisce i capisaldi delle nostre radici. La storia è fatica, è verità, è la costruzione delle fondamenta, è qualcosa che regge e dà solidità a una casa, a una comunità. Chi si occupa della cosa pubblica ha il dovere di salvaguardare quel patrimonio, quella conoscenza, creare gli anticorpi per contrastare revisionismi di ogni genere.

La memoria è il corpo e l'anima di un Paese, sono le esperienze umane, le voci di quelle persone, l'aspetto più intimo degli eventi passati. Sono i racconti dei padri ai figli, dei nonni ai nipoti, è la storia trasmessa attraverso gli occhi, le sofferenze, i ricordi. La memoria è il calore di una casa e il nostro dovere è quello di ascoltare quei vissuti, dare valore alle singole biografie, a un'umanità che racconta la guerra così com'è, così come si manifesta nella vita delle persone.

E un altro dovere che abbiamo è guardare la nostra città, i suoi luoghi e i suoi quartieri come spazi attraversati da eventi drammatici come questi, come spazi calpestati da chi prima di noi li ha vissuti e magari si è sacrificato per noi. Quegli stessi spazi dobbiamo renderli casa comune, dobbiamo aprirli, renderli accessibili a tutti: è la sfida delle nostre città, è la sfida europea, di un continente che non deve diventare preda delle sue fobie, di vecchi e nuovi nazionalismi, spaventato dalla sua marginalità, spaventato dalle guerre che sono a casa nostra, nella sua forma più antica, il corpo a corpo fra uomini, i carri armati, le trincee, le violenze verso le donne, i più fragili, ma anche le bombe intelligenti, i droni, le raffinate tecnologie come se fossimo di fronte a un videogioco. Le armi diventano allora l'unico modo per reagire alle armi, come se fossero in qualche modo l'unico strumento a disposizione per rettificare il corso della storia e della geografia.

Ecco perché l'Italia rinuncia alla guerra: anzi, nei principi fondamentali della nostra Costituzione, si parla di ripudio della guerra. L'atto del ripudio è, insieme, rinuncia e condanna della guerra: ecco perché Cremona deve esserci sempre, con le sue istituzioni, con le sue associazioni attente, con il cuore e con la mente, lì dove la violenza e la forza delle armi hanno sopraffatto la diplomazia, lì dove le vittime sono persone innocenti come i nostri padri e le nostre madri che ricordiamo oggi, 10 luglio, 80 anni dopo”.

A seguire, dopo l’esecuzione del silenzio, le autorità hanno deposto una corona d’alloro mentre padre Giorgio Viganò, dei Padri Barnabiti di San Luca, ha impartito la benedizione. Era inoltre presente alla cerimonia anche Giuseppe Rossetti, sindaco di Corte de’ Frati: tra le vittime del bombardamento del luglio del ‘44 ci furono infatti anche alcune ragazze di questo paese che venivano a lavorare in città.

La corona d’alloro è stata successivamente portata sotto la lapide, collocata su un edificio di quella che un tempo era conosciuta come Porta Milano, ora piazza Risorgimento, e che reca la seguente epigrafe: Come questa pietra immutabile il ricordo ed il compianto per i cremonesi vittime innocenti di bombardamento aereo vivranno eterni ammonendo pace tra i popoli.

La commemorazione si è conclusa nel complesso di San Luca, dove è stata inaugurata una mostra fotografica relativa agli eventi bellici che hanno interessato il nostro territorio. In questa sede è intervenuto Gian Carlo Corada, presidente provinciale dell’A.N.P.I. A seguire, sempre nella chiesa di San Luca, è stata celebrata la messa nella quale sono state ricordate le vittime del bombardamento, della lotta partigiana e di tutti i conflitti che affliggono l’umanità.


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commenti


Gianni

10 luglio 2024 12:21

Sacrosanto ricordare questi scellerati bombardamenti. Triste l'opera di mistificazione in atto da qualche anno, che vede non citare chi sono stati i bombardieri ovvero sia gli alleati americani. Ancora più grave la presenza dell' Anpi. A che titolo, visto che gli stessi sono stati ben amici finita la guerra, di questi bombardieri.
Finisco qua, certo che qualche fanatico antifascista sternazzante verrà a tacciarmi di squadrismo e altre corbellerie. Il mio scritto non ha ragioni ideologiche se non quelle di ricordare con sincerità storica i caduti di questi atroci bombardamenti.

Bussatori Mascitelli Tino

10 luglio 2024 19:34

"La memoria è il calore di una casa e il nostro dovere è quello di ascoltare quei vissuti, dare valore alle singole biografie, a un'umanità che racconta la guerra così com'è, così come si manifesta nella vita delle persone".....E un altro dovere che abbiamo è guardare la nostra città, i suoi luoghi e i suoi quartieri come spazi attraversati da eventi drammatici come questi, come spazi calpestati da chi prima di noi li ha vissuti e magari si è sacrificato per noi. Parole sacrosante! Quindi possiamo contare sulla sua presenza, l'anno prossimo, per la Commemorazione e l'apposizione di una targa in Via S.M.in Betlem a perenne ricordo dei trucidati all'ex Caserma del Diavolo il 1 maggio 1945.