6 febbraio 2026

Cremona, lavoro più pericoloso: calano gli infortuni ma aumentano i decessi e le malattie professionali. Zaffanelli (Cisl): “I morti sono aumentati del 75 per cento, non c’è più tempo da perdere"

I dati del 2025 sulla sicurezza sul lavoro in provincia di Cremona non consentono letture rassicuranti. Le denunce complessive di infortunio all’INAIL diminuiscono, rispetto al 2024, del 4,0 per cento, passando da 4.658 a 4.472 casi. Ma nello stesso periodo le morti sul lavoro aumentano in modo drammatico: da 8 a 14 in un solo anno, con un incremento del 75 per cento. È questo il dato che pesa di più e che impone una presa di posizione netta. 

«Il calo degli infortuni denunciati non basta a raccontare la realtà», afferma Ivan Zaffanelli, segretario generale della CISL Asse del Po. «Quando i morti aumentano in questo modo, significa che il sistema di prevenzione non sta funzionando. Meno infortuni non vuol dire più sicurezza: ogni morte sul lavoro è una sconfitta che non può essere accettata».

Nel dettaglio, nel 2025 diminuiscono gli infortuni in occasione di lavoro del 6,4 per cento, mentre aumentano quelli in itinere, durante il tragitto casa-lavoro, del 15,2 per cento. Crescono anche i casi mortali: le morti in occasione di lavoro passano da 6 a 11 e quelle in itinere da 2 a 3. «Il rischio legato agli spostamenti casa-lavoro non può più essere considerato marginale», sottolinea Zaffanelli. «Turni, orari, tempi di spostamento e stress incidono direttamente sulla sicurezza. Il tragitto casa-lavoro è parte integrante della giornata lavorativa e va affrontato come tale».

L’analisi di genere rafforza questa lettura. Nel 2025 gli infortuni in itinere tra le donne aumentano del 20,2 per cento. Anche tra gli uomini il dato cresce, ma l’aumento femminile segnala una criticità specifica legata all’organizzazione del lavoro e dei tempi di vita. «Qui la prevenzione non può fermarsi alle procedure», prosegue Zaffanelli. «Servono scelte organizzative che tengano conto della conciliazione, degli orari e dei carichi complessivi».

Accanto a questi infortuni cresce anche il numero delle malattie professionali. Nel 2025 le denunce aumentano del 12,6 per cento, passando da 198 a 223 casi, con un incremento particolarmente marcato tra le donne. Le patologie più diffuse sono quelle muscolo-scheletriche, malattie che non derivano da un singolo evento traumatico ma da posture scorrette, movimenti ripetitivi, carichi e ritmi di lavoro che nel tempo logorano il corpo. «Non si muore solo per un incidente improvviso», osserva Zaffanelli. «Ci si può anche ammalare lavorando ogni giorno. Queste malattie non sono inevitabili, sono il risultato di scelte organizzative precise».

Per la CISL la prevenzione si costruisce nella quotidianità dei luoghi di lavoro, anche grazie al ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza. Proprio per rafforzare questo presidio, nel mese di novembre il sindacato ha promosso un incontro dedicato ai suoi RLS e ai delegati della sicurezza, con l’obiettivo di fornire aggiornamenti sulle novità normative e sugli strumenti operativi per riconoscere i rischi emergenti e intervenire in modo più efficace. 

Più in generale, la posizione sindacale è chiara. «Occorre fermare questa strage e garantire ai lavoratori il diritto di svolgere la propria attività in condizioni di sicurezza, senza mettere a rischio la vita», afferma Zaffanelli. Alla luce dei dati 2025, la CISL chiede di rilanciare con urgenza il protocollo per il potenziamento della sicurezza sul lavoro nella provincia di Cremona. Il protocollo esiste ed è formalmente attivo, ma è evidente che debba essere ripreso, rafforzato e reso davvero incisivo e operativo.

Servono protocolli di prevenzione mirati per ogni settore produttivo, più controlli e ispezioni, una formazione continua e realmente efficace e un’organizzazione del lavoro che riduca i rischi reali, a partire da quelli legati agli appalti, ai subappalti, ai turni e agli orari. 

In questo percorso anche l’intelligenza artificiale può diventare un alleato importante. Se utilizzata correttamente, può aiutare imprese e lavoratori a individuare situazioni di rischio, migliorare la gestione dei processi produttivi e prevenire gli incidenti, soprattutto nelle attività più complesse e pericolose. «La tecnologia può e deve essere messa al servizio della prevenzione», conclude Zaffanelli. «Senza un cambio di passo organizzativo e culturale, i numeri continueranno a dirci che qualcosa non funziona. E quando i morti aumentano del 75 per cento, non c’è più tempo da perdere».

 


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