3 maggio 2026

Dalla Santa Casa di S. Abbondio alla Casa dell’Accoglienza: Cremona «casa della pace e della fraternità» Le parole del vescovo in occasione della tradizionale processione lauretana

Il cammino della comunità cremonese verso il Santuario della Santa Casa, presso la chiesa parrocchiale di Sant’Abbondio, nella serata di sabato 2 maggio, non è stato solo un omaggio alla tradizione, ma un impegno concreto di prossimità. La processione lauretana, presieduta dal vescovo Antonio Napolioni, ha segnato l’apertura del mese mariano unendo idealmente due luoghi simbolo della città: la Santa Casa, che da quattro secoli veglia su Cremona, e la Casa dell’Accoglienza, di cui il vescovo ha ricordato l’imminente inaugurazione dopo i lavori di rinnovo.

La celebrazione è iniziata in Cattedrale. «Abbiamo bisogno di questa fonte rigeneratrice di pace che ha in Maria l’icona più semplice e potente», ha esordito monsignor Napolioni prima di accendere le fiaccole dal Cero pasquale.

Poi la processione, che si si è snodata per le vie del centro storico di Cremona, da piazza del Comune passando per via Mercatello e corso Matteotti, sino a vicolo Lauretano e piazza Sant’Abbondio, accompagnata dalla recita corale del Rosario, guidato dalla parrocchiale di Sant’Abbondio dal parroco don Andrea Foglia. Dietro la croce hanno camminato i canonici del Capitolo della Cattedrale, i sacerdoti della zona pastorale 3 e i fedeli.

«Vorremmo essere non un criterio di giudizio, ma una carezza della maternità di Maria alla nostra gente, alle case e al mondo intero», ha sottolineato il vescovo descrivendo il senso del testimoniare la fede tra le strade della quotidianità.

Una volta giunti a Sant’Abbondio, nell’omelia il vescovo ha messo in dialogo la “piccola” Santa Casa con la “grande” Casa dell’Accoglienza: due dimore aperte che chiamano la città a diventare «casa della pace e della fraternità».

Napolioni ha lanciato un forte richiamo al dialogo, definendo la santità cristiana non come una «purezza incontaminata», ma come la «santità dello sporcarsi le mani con la realtà tutta intera». In un contesto sociale dove la democrazia appare stanca e le relazioni sfilacciate, il modello lauretano propone una città «accogliente, dialogica e fraterna».

«Sogniamo una città in cui tutti si sentano di casa», ha auspicato il vescovo, invitando a guardare Cremona con lo stile della famiglia: «Fermarsi a guardare e ascoltare, carezzare e raccogliere le lacrime, chiedendoci davanti alle persone: chi c’è? Come sta? Volti e nomi, non categorie».

Un passaggio centrale è stato dedicato ai giovani, definiti «cuori e talenti» su cui investire, invitandoli alla «fantasia del volontariato».

Il richiamo al lavoro, all’indomani del Primo Maggio, ha ribadito l’urgenza di difendere la dignità umana in ogni sua forma.

La celebrazione si è conclusa con il tradizionale gesto di devozione: il vescovo, accompagnato vicesindaca Francesca Romagnoli e dai sacerdoti, è entrato nel Santuario per l’omaggio alla Madonna Nera, deponendo un mazzo di fiori e un cero.

Un affidamento che trasforma la Chiesa in una realtà «in uscita», capace di correre come Maria verso Elisabetta dall’intimità con Dio alla prossimità con i più lontani. (www.diocesidicremona.it)


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