Dopo 300 anni svelato il mistero della "campane" di padre Fourcault nel museo di Parma diretto dal cremonese Davide Persico
È rimasto un mistero per qualcosa come trecento anni o giù di lì, il metodo con il quale padre Jean Baptiste Fourcault aveva realizzato nel 1700 la sua collezione tassidermica, patrimonio del MUST, Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma.
Singolarissima, la collezione tassidermica di padre Fourcault è costituita da una serie di “campane” in vetro uniche e fatte realizzare appositamente, che presentano come unico accesso una piccola imboccatura sigillata da Fourcault dopo avervi introdotto gli animali, tutti di dimensioni maggiori del foro di ingresso, assieme ad alcuni elementi di habitat utili per contestualizzarli scenograficamente. Ma come aveva fatto il francescano tassidermista a collocare gli animali impagliati nelle ampolle? con metodologie moderne di indagine come la radiografia e la tomografia assiale, oltre che con lo studio di alcuni esemplari conservati nelle teche non originali, il mistero è stato svelato. Le indagini hanno fatto luce su materiali e metodi impiegati da Fourcault, svelando che quello che sembrava essere il foro d’ingresso era in realtà un’apertura apparente ridotta, realizzata sovrapponendo all’apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo. L’apertura reale era generalmente larga il triplo, e permetteva così il passaggio di parti dure e non comprimibili degli animali e gli oggetti in legno per le scenografie ambientali, che si è scoperto essere composti da elementi assemblati poi all’interno in costruzioni più grandi. Le linee di giunzione del colletto in vetro e del margine dell’apertura dell’ampolla erano state camuffate dal Fourcault mediante eleganti cordicelle avvolte tutto intorno e le linee di giunzione degli oggetti in legno nascoste da carteggi incollati: perfetta dunque “l’illusione” per chi guarda.
Pochi giorni fa il mistero è stato risolto, grazie al Direttore scientifico del MUST, il cremonese Davide Persico, docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, a Maria Amarante della U.O. Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico, alla docente del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie Antonella Volta e alla laureanda Alice Giovagnoni.
«Le campane di Fourcault – si legge nella conclusione dello studio - hanno una valenza tassidermica peculiare. Esse non rappresentano solo un laborioso metodo di conservazione di animali impagliati nel tempo, ma vi è anche, da parte dell’autore, la chiara volontà di creare oggetti museali artistici unici, con l’innegabile arguzia di trarre in inganno l’osservatore».
Inaugurato a fine ottobre 2025, il Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma nasce dalla riqualificazione del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo – ora raccolto in un’unica sede, completamente accessibile – e in Italia non ha precedenti, poiché l’intero corpus è stato ampliato e riallestito in un grande racconto naturalistico che, seguendo una linea del tempo, ne rivela cronologicamente lo sviluppo scientifico, tecnologico, storico ed estetico attraverso le vite e le collezioni dei protagonisti.
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