30 settembre 2026

Ecco come rinasce il Teatro Politeama. Prende forma la casa della liuteria voluta dalla Stauffer con spazi espositivi, una grande sala, una biblioteca. Le foto dei primi interventi

Nel 2028, 130 anni dopo la prima rinascita dal fuoco distruttore del vecchio Teatro Ricci, il Politeama Verdi tornerà di nuovo a vivere dopo altri 57 anni di completo abbandono. E sarà una splendida casa della liuteria che si inaugurerà alla fine del prossimo anno o nei primi mesi del 2028. Il vecchio Politeama ha mille vite: è rinato un anno dopo (1898) il fuoco distruttore (1897), poi però devastato e abbandonato per tanto tempo nel silenzio generale e ora è tutto pronto per la rinascita grazie alla Fondazione Stauffer che ha voluto ridare alla città questo pezzo della sua storia legandolo alla musica, alla liuteria, alla sua tradizione e al suo "saper fare" nella costruzione di archi per cui Cremona è nota nel mondo. E i cremonesi potranno visitarlo nelle ormai prossime giornate del Fai d'autunno il 10 e l'11 ottobre.

E' stato con una certa emozione che ieri ho varcato, con il fotografo Francesco Sessa, la soglia dell'ex teatro da via Cesare Battisti (l'altro ingresso è sulla parallela via Arisi) a venti metri da corso Campi. Da cronista per oltre quarant'anni ne ho raccontato il declino: dall'abbandono (nel 1969 la chiusura del cinema) alla sciagurata rimozione (il 21 settembre 1981) della copertura in piombo con la scusa della sicurezza pubblica che ha permesso ad acqua, neve e intemperie di infierire sugli interni e sugli stucchi di Vincenzo Guindani. Poi il ripristino della copertura in vetro (28 luglio 1991) e l'assurdo parziale recupero che ha sacrificato quel magnifico teatro liberty per realizzare appartamenti distruggendo il secondo e terzo ordine dei palchi, una parte del loggione, buona parte del palcoscenico e i camerini. E quindi il degrado, il fallimento della proprietà e quindi dopo molte aste a vuoto, l'intervento della Stauffer (55 mila euro il prezzo d'acquisto) che ha scelto di farne la casa della liuteria in collaborazione con il Consorzio Liutai. Così eccoci a testimoniare la rinascita di quel teatro che agli inizi del Novecento faceva invidia al Ponchielli perchè le principali compagnie arrivavano qui saltando il Ponchielli in quanto al Politeama il pienone era sempre assicurato. Certo non è più quella straordinaria opera dell'architetto Achille Sfondrini, un genio nella costruzione dei teatri (suoi sono il Lirico di Milano, lo Storchi di Modena, il Verdi di Padova, l'Opera di Roma o l'Apollo di Lugano) ma gli spazi, una piccola parte degli stucchi, alcuni affreschi, la cupola e l'imperdibile storia ci sono ancora.

Ad accompagnarci nella visita il progettista dell'intervento, l'architetto Angelo Micheli e l'architetto Stefano Corbari che con lui sta collaborando. Oltrepassato il portone d'ingresso di via Cesare Battisti entriamo nel foyer che nonostante il degrado mostra ancora la sua straordinaria bellezza. "Sarà la sala d'accoglienza al teatro recuperato - afferma l'architetto Micheli - mostrando ai visitatori i decori, l'incuria del tempo, l'amputazione architettonica avvenuta. Questa sala ha due ingressi da due vie diverse (via Battisti e via Arisi) e sarà una sorta di galleria, di passaggio coperto e di primo approccio con il teatro. Questa sala dovrà restare vuota per essere osservata come si fa davanti a un dipinto, tutt'al più potremmo avere al centro un violino o uno degli strumenti più importanti da far conoscere". 

Poi l'accesso alla sala, attraverso il modesto varco dal foyer. Pur con il cemento predominante, stupisce ancora per la spazialità e per la luminosità che le dona la grande cupola già messa in sicurezza. "Colpisce sempre entrare nella sala sovrastata dalla magnifica cupola con la struttura metallica e dalla quale penetra una luce immensa. Questa luce è l'architettura. - dice ancora Micheli - E illuminato dalla luce che penetra dalla cupola si scopre il magnifico Vuoto Architettonico e si gusta la libertà e la bellezza estetica del silenzio. La platea vuota sarà una sorta di piazza ospitale. Il pavimento sarà in legno, così come il palcoscenico e tutti gli altri spazi negli altri piani. Pensate alla suggestione di un musicista che potrà provare qui uno strumento nuovo o restaurato, lui e lo strumento in una piazza vuota". "La sala/platea - dice ancora l'architetto - è la piazza della divulgazione e della comunicazione culturale e del saper costruire con arte. E da questa piazza si potrà ammirare e partecipare ad eventi artistici di vario genere promossi dalla Fondazione Stauffer e dal Consorzio liutai". Il palcoscenico sarà il centro espositivo dell'arte liutaria.

In platea e negli altri spazi, al di là degli stucchi e di tracce di affreschi, ci sono solo due materiali: l'intonaco storico e il cemento che ridisegna i vari palchi. come pensate di far convivere questi materiali? "Il Vuoto Architettonico è ciò che rimane del Teatro Politeama Verdi - dice l'architetto Micheli - e questa assenza è incorniciata da nastri sinuosi di cemento che delimitano la maestosa sala. Useremo una velatura leggera che darà a tutto un effetto monomaterico e monocolore accentuata dal chiaro scuro della luce naturale o artificiale".

Il primo ordine di palchi sarà dedicato alla liuteria con rassegne di strumenti mentre i palchi superiori vi sono spazi espositivi dove organizzare mostre d'arte pittorica, fotografica o altre forme artistiche in sintonia con l'attività liutaria. Quello che un tempo era il loggione, l'ultino anello sotto la maestosa cupola, ospiterà una biblioteca aperta al pubblico tutta incentrata sulla liuteria.

Nella ristrutturazione precedente del teatro sono state sacrificate le scale interne. Come si potranno raggiungere i vari piani? "Per raggiungere tutti i palchi del teatro - dice l'arch. Micheli - è necessario realizzare due strutture temporanee, una dedicata alle scale, l'altra alla piattaforma elevatrice. Queste due strutture dovranno essere minimali sia nelle loro singole dimensioni che nel disegno architettonico, dovranno apparire evanescenti per non interferire con l'armonia dell'architettura. Le due strutture saranno autoportanti e con fissaggi limitati per permettere, se necessario, la loro rimozione senza danneggiare le opere architettoniche del Teatro Politeama. 

Come definirebbe, una volta terminato, il Politeama? "Sarà una Cattedrale delle arti. Sarà l'architettura dove i maestri liutai potranno presentare la loro arte e la loro libertà di espressione sarà il motore per far funzionare questa Cattedrale facendola diventare un altro simbolo per la città di Cremona e per l'arte per cui è famosa nel mondo. - conclude Micheli - Il Teatro Politeama, la Fondazione Stauffer e i liutai dovranno diventare il catalizzatore di innovazione culturale che rispetta e valorizza la tradizione storica dell'attività liutaria in tutte le sue forme, dalla costruzione dei nuovi strumenti all'opera di restauro di strumenti antichi esplorando nuove forme di narrazione completando così l'origine del termine Politeama"

Fotoservizio e video di Francesco Sessa Ventura

 

 

 

Mario Silla


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commenti


Anna L. Maramotti Politi

1 ottobre 2026 07:08

E' un intervento di grandissimo prestigio che, oltre a dar lustro alla liuteria, lo darà all'intera Città. E' fondamentale comprendere che la liuteria è arte che partecipa in modo essenziale alla musica. Al proprio interno essa realizza strumenti diversi. Ogni maestro liutaio dà il suo apporto unico ed irripetibile.
Arte si è detto, perchè la musica si avvale di suoni e ogni liutaio, conferendo al proprio strumento un'identità timbrica, non solo la valorizza, ma ispira compositori ed interpreti.
Ma per Cremona c'è molto di più. Nella liuteria si conserva la memoria attiva della cultura cittadina e non solo di quella estetica. Su questo tema abbiamo ancora molto da dire.