5 novembre 2026

La celebrazione di San Carlo Borromeo unisce le due sponde del Po: a Casalmaggiore e a Polesine Zibello

Le due rive del Grande fiume unite nella celebrazione di San Carlo Borromeo. Casalmaggiore e Polesine Zibello nella giornata di mercoledì hanno vissuto importanti momenti di fede ma anche di storia intorno alla figura del loro patrono. Con la speranza, va aggiunto, che in futuro le due comunità si possano magari incontrare per vivere e condividere insieme la festa patronale.

A Casalmaggiore, nel meraviglioso Duomo di Santo Stefano, la solenne concelebrazione è stata presieduta dal parroco abate don Claudio Rubagotti. Con lui hanno concelebrato don Arrigo, don Maurizio, don Gino e don Angelo, insieme al diacono Luigi Lena e ad altri sacerdoti della zona casalasca-viadanese. All’omelia, don Rubagotti ha richiamato le parole di Sant’Agostino per ricordare che “quando facciamo festa ai santi, facciamo festa a Dio”, sottolineando che i testimoni della fede non vanno semplicemente celebrati, ma imitati nella vita quotidiana. San Carlo Borromeo, figura straordinaria del XVI secolo, viene descritto come l’esempio lampante di come l’esistenza possa prendere un corso del tutto inatteso rispetto ai piani umani. Figlio della nobiltà e nipote del Papa, Carlo era destinato alla carriera di “cardinal nipote” e alla guida della prestigiosa casata. Tuttavia, la morte prematura del fratello maggiore stravolse i piani dinastici. Con grande sorpresa di tutti, Carlo scelse liberamente la via del sacerdozio, diventando poi l’instancabile Arcivescovo di Milano. “Quella che poteva sembrare una figura di comodo all’interno della Curia romana” – ha evidenziato don Rubagotti – “divenne invece una scelta di libertà, di riscatto e di totale servizio alla Chiesa”.
Al centro dell’omelia è emerso il concetto di “pastore”, legato alla pagina evangelica, seguendo i dettami del Concilio di Trento, San Carlo scelse di risiedere stabilmente nella sua diocesi per stare vicino al popolo, un gesto rivoluzionario per l’epoca. Questo stile, che anticipa il moderno concetto di “Chiesa in uscita” caro a Papa Francesco, è radicato profondamente nella tradizione presbiterale lombarda. “Il parroco” – è stato ricordato – “non è solo colui che cura il culto, ma il pastore di tutta una città, chiamato ad avere cura dell’uomo che cammina nelle strade, anche di chi non lo riconosce come guida”.

Il legame tra Casalmaggiore e San Carlo affonda le radici nella storia, presumibilmente consolidatosi dopo il decreto di Papa Urbano VIII volto a riorganizzare le troppe festività dell’epoca. La comunità scelse il Borromeo come patrono unico sia per i forti legami economici e sociali con Milano (la celebre “abbondanza di Casalmaggiore”), sia per la tradizione che lo vuole più volte pellegrino e ospite sul territorio casalasco, di passaggio durante i suoi storici incontri con la principessa di Guastalla. La celebrazione nel Duomo di Santo Stefano è stata anche l’intimo momento per fare memoria di una figura stimata e recentemente scomparsa, la signora Alheydis, ricordata con affetto alla presenza dei suoi familiari. Descritta come una donna che ha saputo dare lustro e respiro internazionale a Casalmaggiore attraverso il suo instancabile lavoro per l’International Festival, Alheydis è stata menzionata per il profondo legame d’amore con il consorte, per la sua generosa disponibilità verso i concittadini che necessitavano di un punto di riferimento in Germania e per le sue salde radici cattoliche. Il ritratto emerso, completato dal profilo curato da Vittorio, ha restituito l’immagine di un esempio moderno di fedeltà in cui cultura, spirito di servizio e fede si sono fusi per il bene della comunità.  L’abate parroco ha infine tenuto a ringraziare tutti i presenti  e quanti hanno onorato il patrono con un grazie particolare anche al maestro Palmiro Froldi che insieme al gruppo che anima messa alla domenica, ha reso bella e solenne la celebrazione.

A Casalmaggiore, doveroso ricordarlo, l’immagine di San Carlo è anche al centro di una bella medaglia realizzata dall’incisore Paride Bini, conservata nel museo del Bijou.   A Polesine Zibello, sulla sponda emiliana del Grande fiume, il patrono San Carlo Borromeo è stato invece onorato con la solenne concelebrazione presieduta dal parroco don Pierluigi Callegari affiancato dal vicario parrocchiale padre Amato Rukanika Rutaremara. Tra i presenti anche il sindaco Massimo Spigaroli.

Secondo la tradizione il Borromeo fece “tappa” anche a Zibello (e molto probabilmente anche nei centri vicini), in qualità di visitatore apostolico, durante il periodo delle grandi riforme operate nella sua diocesi milanese che, all’epoca, si estendeva anche sui territori di Veneto, Liguria e Svizzera. Va evidenziato che, sempre in quel periodo, Zibello era parte integrante della diocesi di Cremona e quindi, a livello ecclesiastico, dipendeva dalla Lombardia. La comunità rivierasca ha sempre avuto, nei suoi confronti, una particolare venerazione, al punto da dichiararlo, appunto, patrono del comune. In chiesa parrocchiale esiste inoltre uno splendido altare laterale, recentemente sistemato, dedicato proprio al santo. In occasione delle celebrazioni centenarie del 1910, l’allora parroco don Emilio Balestra chiese all’arcivescovo di Milano, il cardinale parmense Andrea Carlo Ferrari, una reliquia di san Carlo, da esporre alla venerazione dei fedeli nel giorno della sua festività, a ricordo anche, quindi, di quel particolare legame che il borgo rivierasco ha sempre avuto nei confronti del Borromeo stesso. La richiesta di don Balestra rimase tutt’altro che inascoltata. Infatti il cardinale Ferrari, da tempo Beato, inviò un prezioso reliquiario contenente un vistoso lembo che il suo illustre predecessore indossava il giorno in cui subì un vile attentato, dal quale uscì miracolosamente illeso. Attentato effettuato da tal Donato Girolamo, ex umiliato, che riuscì a penetrare nella cappella privata del cardinale nel momento in cui questi si raccoglieva in preghiera assieme a tutti i curiali. Il silenzioso e profondo momento meditativo, d’improvviso fu interrotto da una forte detonazione causata da un’arma da fuoco, nello sbigottimento generale. L’unico a rimanere impassibile fu proprio il cardinale Borromeo che, anzi, con tranquillità si alzò dall’inginocchiatoio, guardò attorno, e vide ai suoi piedi un proiettile d’archibugio, che a lui era stato diretto. La sua veste color porpora si presentava bruciacchiata e perforata dal proiettile stesso. Ma il corpo rimase incredibilmente e miracolosamente illeso. Un fatto prodigioso in seguito al quale il cardinale tornò semplicemente alla preghiera, invitando tutti i presenti a fare la stessa cosa. L’attentatore fu poi acciuffato e svelò anche i mandanti che, messi alle strette, ammisero le loro colpe. Il Borromeo tentò di attenuare le responsabilità di Donato Girolamo, col solo obiettivo di salvargli la vita. Ma ogni tentativo fu vano e, oltretutto, la congregazione degli Umiliati, cui l’attentatore apparteneva, fu soppressa con bolla pontificia nel 1571. Come informa sempre la storia, il cardinale Borromeo conservò, con gratitudine e profonda fede, quella veste che gli ricordava, chiaramente, il fatto prodigioso di cui era stato al centro quel giorno. Il cardinale Ferrari, ben a conoscenza del legame fra Zibello e il santo, decise quindi di fare dono alla comunità di rivierasca questa preziosa reliquia, testimonianza di un fatto prodigioso e misterioso, gelosamente custodita in un luogo sicuro. Alla pubblica venerazione viene esposta solo il 4 novembre di ogni anno, per la ricorrenza di san Carlo Borromeo. Sul retro, con iscrizioni sul legno, si trovano la citazione della lettera d’accompagnamento (documento conservato nella corrispondenza dell’archivio parrocchiale). Un’altra iscrizione è ormai pressochè illeggibile. Un’altra ancora riporta invece la seguente dicitura: “Benedictio Dei Omnipotentis, Patris, et Filii, et Spiritus Sancti et per intercessionem Sancti Caroli Protectoris Nostri defendat Nos Deus, a rosione Padi, et ab omni malo….R.Amen”. E’ evidente (nella dicitura “arosione Padi”) la richiesta di intercessione e protezione al santo contro le esondazioni del Po e contro ogni male (ab omni malo). Sulla base della parte frontale si legge infine “De exteriori veste qua S.Carolus Borromeus tunc erat indutus quum igneo ictus globulo plumboe divinitus a nece est servatus”.

Mercoledì, don Callegari, che da marzo guida la parrocchia rivierasca, ha esposto la preziosa reliquia sull’altare maggiore e, con la stessa, ha benedetto i presenti. In terra di fiume i festeggiamenti nel nome di San Carlo non finiscono qui. Infatti domenica, 8 novembre, San Daniele Po celebra i santi Carlo Borromeo e Omobono. Per l’occasione, alle 11, sarà celebrata la messa in chiesa parrocchiale. Messa che sarà impreziosita dalla festa degli anniversari di matrimonio aperta a tutte le famiglie che intendono appunto ricordare e celebrare l’anniversario del loro “Sì”. In oratorio ci saranno la pesca di beneficenza organizzata dalla Conferenza di San Vincenzo e laboratori creativi per i più piccoli mentre sul sagrato della chiesa il locale gruppo di protezione civile offrirà a tutti caldarroste e vin brulè. Ci sarà anche, a rallegrare la giornata, la giostra dei seggiolini volanti.

Tornando a Casalmaggiore, ecco che fino a domenica 8 novembre, la chiesa di santa Chiara ospita le mostre “Il volto della musica” e “Hortus conclusus – Il giardino recintato dell’accadimento: appunti su un tempo sospeso” a cura di Fotocine Casalasco 1966 (con visite dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 18,30).  Fino a domenica 8 novembre, nella sede della Pro loco, dalle 10 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 19 è visitabile la mostra d’arte di Luisa Vezzosi.  Inoltre  fino  al 10 Novembre la Cripta del Duomo ospita la mostra: “Leon Harmel: la profezia di un’impresa”.Casalmaggiore in questi giorni ha reso omaggio al proprio patrono con la tradizionale grande fiera che ha spaziato tra sacro e profano, tra cultura e divertimenti, buona tavola e folclore.

 Il santo  visitò, va ricordato, il capoluogo Casalasco. Infatti, come scrive l abate Giovanni Romani, in uno dei cinque memorabili volumi dedicati alla storia della sua città: “Nel 1575 fu rallegrato Casalmaggiore dalla gradita visita dell’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo”. Una visita lampo, poichè altre diocesi sollecitavano la sua presenza. Infatti, scrive all’arcivescovo di Bologna: “M trovo verso la fine di questa città di Crema, che mi ha portato innanzi più di quel che da principio mi ero immaginato”. Oltre la città, anche altri centri maggiori della diocesi, quali Sabbioneta, Viadana, Soncino, Soresina e Bordolano furono visitati da alcuni suoi collaboratori e ne resta memoria negli Atti. Da sottolineare un suo equilibrato giudizio sul vescovo cremonese Sfondrati (poi divenuto papa): “Il Borromeo (si confermò) nell’opinione che era un uomo di pietà e di integrità non comuni, e che non aveva trascurato il dovere pastorale, quantunque forse con un temperamento più virile si sarebbe potuto fare di più”. Nonostante questo rilievo marginale, il Borromeo gli fu sempre tenero amico, tanto da volerlo come celebrante principale nel suo funerale come metropolita della regione lombarda. 

Eremita del Po

Paolo Panni


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