Giornata degli Internati Militari Italiani: all'Archivio di Stato di Cremona un incontro pubblico e una mostra sulle vicende degli IMI cremonesi
In occasione della Giornata dedicata agli internati militari italiani, che dal 2025 si celebra ogni anno il 20 settembre per ricordare coloro che, dopo l’8 settembre del 1943, si rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale italiana e di collaborare con l’occupante tedesco, subendo la prigionia, l’internamento e i lavori forzati in Germania, sabato 19 settembre 2026, alle ore 10.00, l’Archivio di Stato di Cremona (via Antica Porta Tintoria, 2) organizza un incontro a più voci, arricchito da una presentazione documentaria.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Ente Scuola Edile Cremonese – C.P.T.
Nel suo intervento introduttivo Valeria Leoni, direttrice dell’Archivio di Stato, accennerà alla ricca documentazione, costituita in particolare da fascicoli e registri che attestano la carriera militare, base delle ricerche, presentate in questa occasione, condotte presso l’Istituto in stretta collaborazione con il personale.
Giampietro Rossi, docente di storia dell’Ente Scuola Edile Cremonese – CPT, presenterà il catalogo della mostra "1943/44: Dietro al reticolato in Turingia. Viaggio senza ritorno dell'IMI cremonese Mario Rossi, classe 1923", allestita lo scorso giugno nella Sala Alabardieri del Palazzo Comunale di Cremona e realizzata dagli allievi della classe 3^ (anno formativo 2025-2026) del corso per Operatore Edile dell’Ente Scuola Edile Cremonese – CPT, che sarà riproposta negli spazi dell’Archivio di Stato. Con queste parole il Presidente dell’Ente Scuola Edile Cremonese – C.P.T., geom. Eugenio Villa, ha espresso la soddisfazione per questo progetto con il quale i giovani studenti hanno partecipato al concorso promosso da Regione Lombardia "Viaggi della memoria per la scuola": «È un motivo di profondo orgoglio vedere i nostri ragazzi così coinvolti e attivi nella riscoperta di pagine di storia tanto rilevanti per la nostra comunità. Far toccare con mano ai giovani il valore della memoria storica attraverso l'esame diretto delle fonti d'archivio è un'esperienza educativa straordinaria, capace di formare non solo futuri professionisti del settore, ma cittadini consapevoli e responsabili».
Nel suo intervento dal titolo "Il Coraggio di dire di no. Gli Internati Militari Italiani (IMI) di Casalmaggiore" Ugo Lazzarini esporrà i risultati di un lungo e approfondito lavoro di ricerca, svolto presso l’Archivio di Stato di Cremona e altri Istituti, per rintracciare i nomi e ricostruire le vicende di oltre 360 internati militari di origine casalasca, inseriti grazie al suo lavoro nell’Albo tenuto dall’Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento, dalla guerra di liberazione e loro familiari. I risultati della prima fase della ricerca furono resi noti da Lazzarini nell’autunno 2025, presso la Biblioteca civica Anton Enrico Mortara di Casalmaggiore, dove è stata allestita una mostra permanente e presso la quale sono in consultazione tutte le schede redatte.
E’ previsto anche un breve momento musicale con l'esecuzione del "Silenzio fuori ordinanza" da parte di Andrea Bodini.
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commenti
Michele de Crecchio
14 settembre 2026 22:39
A proposito di internati militari in Germania, nati a Cremona, ovvero che a Cremona avevano svolto una parte significative della propria precedente attività...
Tra gli internati militari in Germania sarebbe opportuno che Cremona meglio si decidesse a ricordare anche la nobile figura di Federico Ferrari, ucciso per un tragico equivoco, proprio all'inizio di quello che avrebbe dovuto essere il suo sospirato viaggio di ritorno in Italia. La promessa "pietra di inciampo" che ne avrebbe dovuto ricordare il così tragico destino personale non è stata infatti, purtroppo, ancora posata, sul marciapiede di via Bertesi, davanti al portone indicato con il numero civico 8, portone che accede a quella che era stata, in precedenza alla sua tragica deportazione, la sua residenza.
Relativamente più fortunata, almeno sotto il profilo umano e professionale, fu invece la vicenda personale dell'ottimo architetto Carlo Cocchia, napoletano, al quale il "ras" fascista locale Farinacci fece svolgere il servizio militare a Cremona proprio per meglio utilizzarne (gratis?) le ottime prestazioni professionali in occasione della progettazione e della direzione della prima parte dei lavori di quel pregevole edificio che fu il locale Palazzo dell'Arte. Tali egregi precedenti non risparmiarono però al Cocchia, quando si rifiutò poi di prestare servizio militare sotto la Repubblica Sociale, l'invio ai lavori forzati ("internamento") in Germania, lavori ai quali riuscì però a sopravvivere.
Tornato in Italia, l'ottimo Cocchia, riuscì subito, su incarico (retribuito!) della prima giunta cremonese nata dalla Resistenza, a terminare il singolare e per molti aspetti apprezzabile Palazzo, composto con cotto padano e marmo cipollino, nonché ricco di memorie egizie e mediterranee, Palazzo che oggi ospita il Museo del Violino.
Nel corso della sua successiva, lunga ed operosa vita, il Cocchia non solo si confermò non solo come ottimo progettista ma, soprattutto, come apprezzato docente di Composizione al Politecnico milanese, in quella facoltà di Architettura che, come è noto, diede poi, grazie proprio anche al lavoro di non pochi dei suoi migliori allievi, un grande, anche se contestato contributo al rinnovamento mondiale della cultura edilizia.
Per quanto mi risulta, a parte la monografia elogiativa fatta stampare molti anni orsono proprio dai migliori dei suoi ex allievi milanesi, non mi pare che all'opera di questo egregio "cremonese di adozione", anch'egli internato in Germania, anche se più fortunatamente sopravvissuto, siano state ancora dedicate le attenzioni, e gli studi specialistici che, in realtà, meriterebbe.