Gli spiaggioni del Po si riempiono di piante esotiche che colonizzano il grande fiume. Ecco come riconoscerle
Gli spiaggioni del Po, testimoni chiari ed emblematici della storica magra che ha “accompagnato” e caratterizzato tutta l’estate (a proposito, dopo i provvidenziali aumenti delle scorse settimane, il fiume sta già sfiorando i 7 metri sotto lo zero idrometrico a Cremona) si vestono di esotico. Su entrambe le sponde del Po, in questi primi giorni di autunno, gli spiaggioni si presentano coperti da curiosi e pittoreschi cespugli, che non mancano tra l’altro di stimolare la fantasia di fotoamatori, e videoamatori e pittori.
Una pianta che, anche quest’anno, con numeri importanti, fa registrare in modo massiccio la sua presenza lungo il fiume, creando un ideale ponte dal Mississippi al Po è la Cycloloma Atriplicifolium, nativa del Nord America da dove, come si legge anche sul portale biodiversità.lombardia.it è stata introdotta accidentalmente come infestante in Sudamerica e in Europa. Sempre su biodiversità.lombardia.it si legge che “In Italia è presente al centro-nord e in Sicilia. In Lombardia è diffusa unicamente in pianura, soprattutto lungo l’asta del Fiume Po. Si tratta di una pianta erbacea annuale alta fino a 80 cm e con portamento “cespuglioso” emisferico; il fusto è eretto o ascendente, pubescente e abbondantemente ramoso, di un colore verde-giallastro in vegetazione, rossastro a fine ciclo. Le foglie sono alterne, lanceolate, lunghe 3-6 cm, sinuato-dentate, caduche alla maturazione dei frutti. I fiori sono riuniti in una pannocchia sparsamente fogliosa; hanno 5 stami, un ovario supero a 2 stigmi, un perianzio fruttifero con diametro di 2 mm, a 5 lobi segnati esternamente da un’ala trasversale che circonda interamente il frutto ed è larga 0,5 mm. Il particolare e curioso aspetto di questa pianta la rende inconfondibile con altre. Si tratta di una specie annuale che produce una notevole quantità di semi, dispersi dal vento e dall’acqua. I semi sono dispersi tramite il distacco del fusto alla base e il conseguente rotolamento dell’intero cespuglio ad opera del vento, come negli arbusti del vecchio West. È verosimile anche una dispersione passiva, con semi trasportati ad esempio nel battistrada degli pneumatici o sulla carrozzeria degli automezzi (terra frammista a semi), nonché con la movimentazione volontaria di sabbia infestata (produce banca di semi sepolti nel suolo). Il principale ambiente invaso sono i depositi fluviali che tra la primavera e l’estate sono esposti all’aria in seguito all’abbassamento delle acque. Si tratta perlopiù di sabbie, quindi di un substrato mobile e arido. Predilige depositi sabbiosi in pieno sole, dove la competizione con altre piante è scarsa. In conclusione, vegeta in ambienti soggetti a periodico disturbo e soggetti a marcata siccità estiva (ecco spiegata, quindi, la massiccia presenza di quest’anno)”.
Per quanto riguarda infine lo Stato normativo, gli impatti e modalità di controllo sempre su biodiversità.lombardia.it si legge che “questa specie è inclusa nella lista nera delle specie alloctone vegetali oggetto di monitoraggio e contenimento, allegata alla L.R. 10/2008 della Lombardia. Gli impatti di questa specie sono però ancora poco noti, ma in via preliminare si possono ricondurre ad una riduzione della biodiversità autoctona nelle golene sabbiose. La specie è ancora in espansione, sia alla scala locale dove si è già insediata con alcune piccole popolazioni, sia in altre zone della pianura. Non si conoscono misure di contenimento specifiche. Un importante problema da risolvere per il suo contenimento è quello collegato alla banca di semi sepolti nel terreno”.
Del resto non si tratta dell’unica specie “straniera” che sta ormai “colonizzando” gli spiaggioni del Po. Da qualche tempo a questa parte si sta facendo largo anche il poligono del Giappone, ovvero la Reynoutria japonica, una tipologia di vegetazione infestante ed altamente invasiva. Da qui è scattato anche un monitoraggio di Aipo, che ha confermato che la pianta si trova ormai in maniera diffusa lungo tutto il bacino idrografico del fiume Po. In Lombardia, va aggiunto, è da tempo noto che il Poligono del Giappone è presenza risaputa certa e documentata e, oltretutto, di pubblico dominio da almeno un decennio. Il confinante Piemonte, inoltre, nel 2017, ha dato alle stampe una cartina che ne certifica la presenza massiccia lungo tutti i maggiori fiumi della regione, compreso il fiume Po. Quindi, come direbbe un vecchio adagio, nulla di nuovo sotto il sole e il monitoraggio di Aipo è servito a dare conferma di una cosa già nota ed arcinota. Il Poligono del Giappone, originario ovviamente dell’Estremo Oriente è stato introdotto per scopi ornamentali ed è diffuso ormai su larga parte del globo terrestre, Si tratta di una specie dannosa che rende anche meno stabili le sponde fluviali minacciandone, alla lunga, il consolidamento ed è anche molto difficile da estirpare: accade, infatti, che gli sfalci debbano essere sospesi perché, anziché risolvere la criticità, rischiano di propagare ulteriormente la presenza di questa pianta nelle aree limitrofe. Per far fronte a questa problematica sempre più incombente, il contrasto efficace nei confronti delle specie aliene è stato inserito come tra i principali obiettivi del fresco progetto di Rinaturazione dell’area del fiume Po che, tra le sue mission, ha annoverato la salvaguardia della biodiversità, mediante l’attivazione degli stessi processi naturali e ripristinando l’ambiente fluviale per l’uso consapevole e maggiormente sostenibile delle risorse idriche, mitigando così, grazie ad azioni di prevenzione e adattamento, l’avanzare del rischio idrogeologico progressivo.
Sarà il tempo a determinare con i fatti se l’obiettivo sarà stato raggiunto ma, ad oggi (anche se è presto per giudicare) sembra di no. Da aggiungere anche che il Poligono del Giappone e la Cycloma Atriplicifolium non sono le uniche varietà aliene ad aver ormai infestato le zone del Po. Diffusissimo ovunque è ormai il Sicyos angulatus, meglio noto come zucchina americana, zucca matta o zucca spinosa, una pianta annuale importata dal Nord America circa due secoli fa come specie ornamentale, utilizzata anche per realizzare pergolati. La fioritura avviene dalla seconda metà dell’estate all’inizio dell’autunno. Si rinviene sempre più frequentemente a margine delle strade, nei campi e nelle prossimità degli stagni, ma soprattutto lungo le rive dei laghi e dei fiumi poiché i semi sfruttano l’acqua come mezzo di dispersione. Per la straordinaria rapidità di crescita, che in estate può raggiungere due metri in tre settimane, è considerata una specie esotica invasiva da monitorare e contenere. I lunghi steli si intrecciano come liane invadendo tutto, dal prato fino alle cime degli alberi formando dense ed estese coperture che impediscono il passaggio della luce e lo sviluppo della vegetazione sottostante. È sempre più presente nelle golene del fiume Po e, per quanto dia vita a paesaggi pittoreschi, rappresenta un problema importante. Va infatti a invadere ed a colonizzare la superficie del terreno sostituendosi alle altre specie del sottobosco e avviluppandosi ai fusti degli alberi realizzando una competizione con l’albero stesso, minacciandone quindi l’esistenza. La colonizzazione totale del suolo impedisce la fruizione alla fauna selvatica e i frutti, ricoperti da setole spinose in grado di trapassare i normali guanti da giardinaggio, rappresentano un ulteriore pericolo per i piccoli mammiferi. Gli alberi sino a 4-5 anni, spontanei o posati per rimboschimento, si piegano lentamente e muoiono nell’arco di 2-3 annate vegetative, ma anche gli alberi adulti se non disinfestati manualmente nei modi e tempi adeguati vanno incontro a sofferenza anche grave con aumentato rischio di crollo, particolarmente importante nelle aree fruite dalle persone. Altra pianta alloctona (naturalizzata e invasiva) è la verga d’oro maggiore (Solidago gigantea), una specie avventizia di origine nordamericana, presente ormai in tutta l’Italia centro-settentrionale, oltre che in Abruzzo e in Calabria ed abbondantemente presente nelle terre del Po. Cresce, a volte come infestante, in ambienti umidi piuttosto disturbati, come sui bordi di fossi e canali, dal livello del mare alla fascia montana inferiore. Il nome generico deriva dal latino ‘solidus’ (saldo) ed ‘agere’ (rendere), per le presunte virtù terapeutiche, il nome specifico allude alle grandi dimensioni della pianta rispetto ad altre specie congeneri. Nel nostro Paese è ormai naturalizzata ed è presente dal ’700. Durante la primavera e l’estate si possono osservare molto facilmente i suoi fiori gialli a pannocchia che pendono sugli steli.
Infine altra pianta “aliena” da tempo presente anche nelle terre del Po è lo spinacetto americano. Tutte specie, quelle elencate, che hanno chiaramente contribuito nel tempo a modificare l’ambiente del Grande fiume. Con l’auspicio che, con l’impegno di tutti, si torni sempre di più a favorire la crescita delle specie tipiche dei nostri territori di fiume, con particolare riferimento alle diverse varietà di salice e al pioppo bianco.
Nelle foto il cycloma, lo zucchino americano e il poligono giapponese
Eremita del Po
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commenti
Gianni
29 settembre 2026 17:49
E via così sig panni.
Cerchiamo di mettere toppe dove possiamo. Ma cerchiamo anche di fermare quegli ambientalisti che vogliono mettere fiori , di natura sconosciuta ,sugli argini, che si lamentano per nutrie e cinghiali da eliminare.
Fermiamo anche quelli che importano mini lepri o comprano cani simili a lupi ecc.
Insomma , cerchiamo di rivedere ciò che è ambientalismo poiché non ci si può svegliare alla mattina e pensare che sia bello comprare la carpa koi per poi, magari, metterla in po.
Essere dalla parte dell ambiente è studio delle nostre radici, dei nostri territori , dei nostri animali.
Allora sì che potremo ragionare su possibili contaminazioni.
Manuel
29 settembre 2026 22:32
Vale anche per te!
Gianni
30 settembre 2026 16:24
Certo