Grazia Deledda e le sue pagine in terra di Po. Gli scritti, romanzi e novelle ispirati alla nostra terra. I "gnoc ala mulinèra". Il rapporto con don Mazzolari. Domenica il ricordo a Fossacaprara
La grande scrittrice Grazia Deledda, in occasione del centenario dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura, sarà ricordata e celebrata domenica, 10 maggio, a Fossacaprara, alle 15.30, nella antica chiesa parrocchiale dedicata a San Lorenzo nel corso di un incontro dal titolo “Pagine Deleddiane nelle Terre del Po”. Cosa lega la Sardegna aspra e selvaggia alle rive del Grande fiume? Un legame dato da una storia straordinaria che sarà ripercorsa e svelata domenica. Non tutti sanno che la grande scrittrice, di cui ricorre anche il novantesimo della morte, visse per qualche tempo a Cicognara, in quella terra sospesa tra la sicurezza dell’argine e il respiro del Po. Ecco quindi che quella di domenica sarà una importante occasione per esplorare questo legame profondo, tra nebbie e acque, e le storie di una Deledda “padana” che ha saputo ascoltare, conoscere e vivere la voce dei nostri territori. Ci si lascerà trasportare dai suoi racconti, navigando tra le parole di una donna che ha saputo rendere universale la vita delle piccole comunità. Un pomeriggio di cultura e memoria collettiva, tra storie di fiume e di gente del Po grazie all’iniziativa dell’associazione Oltrefossa.
Antonio Pirisi, Giuseppina Pira e Mariangela Vicini proporranno, per l’occasione, un aspetto particolare di Grazia Deledda, facendo riscoprire ai presenti proprio il suo intenso legame con il paesaggio fluviale del Po, fonte di ispirazione di alcuni romanzi e novelle. Alla voce narrante di Stefano Dozelli sarà affidata la lettura di alcuni brani che bene esemplificheranno lo speciale interesse della scrittrice per il tessuto sociale delle terre del Po. Don Bruno Bignami evidenzierà il legame che la Deledda aveva con don Primo Mazzolari mentre il FotoCine Casalasco 1996 esporrà una serie di foto e di testi ispirati dalla lettura di alcune novelle della grande scrittrice.
Il tutto rientra nell’iniziativa “Viaggio tra le pagine Deleddiane”, progetto nazionale del Circolo culturale Grazia Deledda di Parma che coinvolge associazioni e Istituzioni di diverse regioni italiane con l’obiettivo di celebrare proprio il centenario dell’assegnazione del Nobel (che le fu conferito "per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita nella sua appartata isola natale e che, con profondità e calore, affronta problemi di interesse universale").
Un legame, giusto ricordarlo, quello tra Grazia Deledda e le terre del Po, nato in seguito al matrimonio della scrittrice con Palmiro Madesani, funzionario statale (era segretario dell’Intendenza di Finanza), originario di Cicognara. In terra sarda, dove il Madesani all’epoca lavorava, si conobbero e dopo appena poche settimane si unirono in matrimonio. Successivamente Madesani lasciò il lavoro per diventare il manager e l’agente letterario della moglie. Quest’ultima soggiornò a lungo, col marito, a Cicognara, tra il 1900 e il 1930, ambientandovi opere come “Nostalgie” frequentando don Primo Mazzolari e vivendo nella Casa Morini-Tagliavini. Tra i centri rivieraschi con cui la relazione fu più forte, oltre a Cicognara, spiccano Roncadello e Fossacaprara, la casa di Co' de Bruni dei cugini di Palmiro, i Tagliavini-Morini, uomini e donne di quei luoghi che diventarono per altro protagonisti di romanzi come L'ombra del passato, Nostalgie, Annalena Bilsini, e di struggenti novelle come Nel Mulino.
Grazia col marito ed i figli Franz e Sardus arrivavano a Casalmaggiore e da lì, in carrozza con Antenore Tagliavini proseguivano lungo l'argine del fiume verso Fossacaprara, Roncadello e Cicognara fino alla casa di Co' de Bruni che li accoglieva ospitale. Fossacaprara (frazione di Casalmaggiore) viene per altro citata da Grazia Deledda nella sua celebre opera “Nostalgie” e se è vero e chiaro che Fossacaprara (così come Cicognara e Roncadello) può essere definita la "seconda patria" letteraria, dove la scrittrice ha vissuto la realtà paesana e fluviale del Po, arricchendo la sua visione del paesaggio italiano è anche importante considerare il fatto che Grazia Deledda può essere considerata una “testimonial”, una “ambasciatrice” di quel prodotto di nicchia locale che sono i “Gnoc a la mulinèra”, di fatto nati a bordo degli storici mulini natanti sul Po, dei quali Grazia Deledda parla nella sua opera “Nel mulino” inserita nella raccolta di novelle dal titolo “Il cedro del Libano”. In un passaggio di “Nel mulino” Grazia Deledda scrive: “Tutto è bello e buono quando si è ancora giovani, sani, compagni di gente leale e semplice: anche nel focolare del mulino arde la fiamma ospitale: il vecchio si era tolta la giacca e aveva impastato la farina, sull’asse bianca che tremolava quasi ridente. Con un accento di segreto, ammiccando verso la biondina che si era già messa a flirtare col più giovane dei mugnai, mentre io guardavo con curiosità la sua fatica, disse con aria da iniziato: — Per esser speciali, questi qui, bisogna impastarli con l’acqua del Po. Vedrà, vedrà: è ben altra cosa che quelli del paese. Si trattava di gnocchi: in breve uscirono dalle sue mani come tante susine bianchicce, e il mugnaio anziano venne ad ispezionarli toccandone uno con la punta dell’indice. Bene, bene; non restava che cuocerli e condirli: il che fu fatto con rapidità incredibile”. Poi, ancora, aggiungeva “Più che un banchetto sembrava un rito, una casta comunione in omaggio alle deità fluviali, con gl’invitati in piedi lungo la rozza balaustrata, al suono d’organo delle onde: e i gnocchi sparivano in religioso raccoglimento o meglio si liquefacevano in bocca, come ostie: ed era invece, il loro, un sapore indefinibile; qualche cosa fra il piacere, sì, della gola, ma anche quello di un verso dimenticato che d’improvviso torna alla memoria. L’acqua del fiume, con la quale erano impastati, c’entrava certamente in questa malìa”.
Di fatto quella di Grazia Deledda è da considerare la sola descrizione attendibile di questi gnocchi che trovano la loro “culla” a Fossacaprara dove, da tempo, si sta lavorando al loro recupero, alla loro valorizzazione.
A proposito inoltre di anniversari legati a grandi scrittori ecco che 165 anni fa moriva Ippolito Nievo, scrittore e patriota italiano, autore di “Confessioni di un italiano”, considerato uno dei romanzi più importanti del risorgimento italiano. Ben pochi però sanno che Nievo soggiornò a Cremona nel 1848 e fu uno studente del Liceo Classico di Cremona. Si era trasferito sotto il Torrazzo da Mantova dove risiedeva per completare gli studi in quanto a Mantova il liceo era chiuso per il rischio di insurrezione. Nell'archivio del Classico è conservata la sua pagella con la quale si attesta il superamento degli esami della prima classe del liceo. Eccellente la sua pagella: lodevole istruzione religiosa, lodevole Filosofia, lodevole Filologia latina ma solo sufficente in Matematica. Ferruccio Monterosso si occupò del soggiorno cremonese di Nievo (era nato a Padova il 30 novembre 1831) e rintracciò una sua lettera scritta quattro anni dopo il suo soggiorno cremonese all'amico Attilio Magri, suo compagno di studi. “Ti ricordi, Attilio, i bei giorni che passammo a Cremona? Nella vagjhezza di una vita libera e sciolta, anziché di scioglierci ci avvitichiammo l'un l'altro sempre più strettamente. Il folleggiare delle giovani menti, il burlevole passeggio sul Corso colla distrazione del pane e dei persici, il chiacchierio colle modiste, i pranzi pulitissimi alle Due Chiavi, gli Esami improvvisati, e le trepidazioni della nostra tragica ritirata, tutto fu goduto in compagnia...”. Il ristorante le Due Chiavi citate da Ippolito Nievo si trovava nell'attuale via Sicardo. In un'altra lettera, sempre a Magri, Nievo ricorda avventure amorose cremonesi. Certamente restò impressa alla scrittore l'immagine del Torrazzo, tanto è vero che volendo tenere desta l'attenzione di un amico per una straordinaria rivelazione gli intimò di “drizzare le orecchie come il campanile di Cremona....”.
Quest’anno ricorrono anche i duecento anni della nascita dello scrittore e giornalista Carlo Collodi, autore delle intramontabili "Avventure di Pinocchio", uno dei classici più noti della letteratura italiana, letto, tradotto e amato in tutto il mondo da piccoli e grandi. Collodi nacque a Firenze il 24 novembre 1826 e proprio la Toscana è l'epicentro dei festeggiamenti del bicentenario collodiano, che idealmente si salda ai 140 anni dalla prima edizione in volume di "Pinocchio", celebrati nel 2023.
Anniversario tondo anche per Dario Fo, artista poliedrico, premio Nobel per la letteratura nel 1997: l'autore di "Mistero Buffo" era nato un secolo fa, il 24 marzo del 1926 a Sangiano, in provincia di Varese. Per celebrarne il centenario la Fondazione Fo-Rame ha presentato un programma di iniziative intitolato "100 anni per 100 Paesi", con cento eventi, spettacoli e riletture teatrali del repertorio di Dario Fo e Franca Rame (che secondo alcuni studiosi sarebbe nata a Pieveottoville, sulla sponda parmense del Po) in tutta Italia e altrettanti all'estero. Sono inoltre passati 150 anni, dalla nascita di Filippo Tommaso Marinetti, poeta e scrittore, figura chiave del Novecento italiano. Il fondatore del Futurismo era nato nel 1876 ad Alessandria d'Egitto. Una sequenza di anniversari importanti caratterizza poi il 2026 a livello internazionale: come i 50 anni dalla morte di Agatha Christie, regina del giallo che ha venduto oltre due miliardi di libri, e i cento della scomparsa di Rainer Maria Rilke, uno dei più grandi poeti di lingua tedesca del ventesimo secolo, il cui nome è anche legato a Duino e alle "Elegie" che lì furono composte nel 1912.
Eremita del Po
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