Casa dell'Accoglienza: la ristrutturazione in nome della solidarietà e del lavoro: "Ora continui ad essere un fulgido esempio di accoglienza e solidarietà". L'inaugurazione oggi pomeriggio
Celebrare il lavoro, il suo valore e la sua dignità, attraversoun'opera che parla di carità ed accoglienza: in questa ottica oggi pomeriggio è stata presentata ufficialmente la rinnovata Casa dell'Accoglienza di via Sant'Antonio del Fuoco, che ha riaperto oggi formalmente dopo un lungo intervento di restauro. Nuovi locali, strutture rinnovate, ma anche nuovi progetti e, sopra tutto, la scelta di dedicare questa opera di recupero e ristrutturazione a tutti i dipendenti dell'Acciaieria e delle aziende del Gruppo Arvedi. Sì, perchè questa importante opera non avrebbe trovato realizzazione senza l'aiuto concreto della Fondazione Arvedi Buschini che ha voluto dare un segno concreto e tangibile per la città e dedicarlo a tutti i dipendenti del Gruppo Arvedi.
Una casa che va oltre le mura e diventa un abbraccio per tutte quelle persone che si trovano, per svariati motivi, a vivere situazioni di fragilità o di povertà e che non sanno a chi rivolgersi per un aiuto, per trovare un pasto caldo o per fare una doccia, oppure anche solo per scambiare qualche parola e sentirsi nuovamente una persona, tornare ad essere visibile agli occhi del mondo.
E' stata dunque una festa oggi pomeriggio, alla presenza del Cavaliere e della moglie, signora Luciana Buschini; con loro i dirigenti e numerosi dipendenti delle aziende Arvedi, le autorità civili e militari, il vescovo Antonio Napolioni e il vescovo emerito Dante Lafranconi. La cerimonia, introdotta da Riccardo Mancabelli, ha visto diversi momenti di riflessione e testimonianze dirette.
Don Pierluigi Codazzi, direttore della Caritas diocesana di Cremona, ha tracciato un ricordo della storia di questa realtà di accoglienza e solidarietà: "Oggi provo rispetto e ammirazione per tanti secoli di storia di carità e accoglienza e posso dire che stiamo proseguendo nel solco dell'attenzione segnato da chi ci ha preceduto. Quello del volontariato è un mondo estremamente bello, che ha la capacità di guardare al futuro. A questa casa serviva una ristrutturazione che si adeguasse ad accoglienze che vanno continuate ed accoglienze nuove: per esempio a quei lavoratori che si trasferiscono con contratti di lavoro brevi e non trovano alloggio, ma anche alle famiglie che subiscono uno sfratto per esempio o chi il lavoro lo perde ma anche gente che il lavoro ce l'ha ma non riesce ad arrivare a fine mese. Le neuove povertà sono tante. Il dormitorio è sempre pieno, le cucine benefiche prima preparavano 35 pasti caldi, oggi più del doppio; abbiampo poi il centro di prima accoglienza, convenzionato col Comune. Oggi voglio dire grazie ai presenti, alla chiesa, a tutti gli operatori, naturalmente al gruppo Arvedi. E ripeto, l'esperienza più bella è quella del dono".
Ha parlato di gratitudine anche il primo cittadino Andrea Virgilio, portando la riconoscenza dell'amministrazione comunale: "Oggi segnamo l'apertura di una nuova stagione di responsabilità condivisa: questa casa ha una promessa già nel nome, non è solo un luogo perchè chi entra ha una vita fatta di difficoltà. Questo è uno spazio dove trovare sostegno, dove si viene guardati e visti e dove si può cercare di ritrovare il proprio progetto di vita. Grazie a don Pier, grazie ad educatori e volontari. Grazie al Cavaliere e alla Fondazione Arvedi Buschini, senza dimenticare che l'altro grande pilastro della città è il lavoro"
Quindi è stato letto un passo del Vangelo secondo Matteo, che presenta la parabola dell'uomo saggio che costruisce la sua casa sulla roccia, in grado di resistere alle intemperie e alle tempeste; quindi la parola è passata a tre testimoni della vita all'interno della casa dell'accoglienza: un ragazzo ospite, una dei volontari della San Vincenzo e dal responsabile del centro di ascolto. "Io sono uno dei 118 richiedenti asilo, raccolto qui. Chi lascia la sua terra sa da cosa scappa, ma non sa cosa trova. Io ho trovato la Casa dell'Accoglienza, dove sono stato aiutat in tutto, dai documenti, alle visite, dalla lingua al lavoro. Qui siamo visti come persone".
Altra opera fondamentale è quella dei volontari, come quelli della San Vincenzo, "Con le cucine benefiche prepariamo pasti per 70 persone, ma non solo, perchè offriamo anche il servizio docce, per l'igiene personale e mettendo a disposizione un cambio e una colazione calda: esiste poi il centro d'ascolto per singoli e famiglie nel bisogno. A volte anche una stretta di mano fa la differenza per chi è solo o in difficoltà"
E in questo è rilevante l'operato del Centro di ascolto, che ora gode di locali più accoglienti: "Un ambiente più confortevole permette anche agli operatori di lavorare meglio. La bellezza fa bene a tutti, anche a chi consideriamo povero: il centro di ascolto ha accolto oltre 280 persone mentre il punto salute, che ora ha una nuova sede, ogni mese incontra e aiuta quasi 90 persone che si trovano in condizione di povertà sanitaria".
Ma non solo utenti della Casa dell'Accoglienza: anche i dipendenti del Gruppo Arvedi hanno portato la loro testimonianza di gratitudine, espressa attraverso le parole di Danio Pini: "Porto questo messaggio con emozione in questo luogo che parla di perrsone, fragilità, sofferenza. Il lavoro, quando è vero non è solo fatica ma diventao il modo con cui partecipare alla formazione della comunità. Diciamo allora grazie al gruppo, al Cavaliere, per aver voluto legare questa opera di ristrutturazione al lavoro ed a noi dipendenti".
Ha chiuso i saluti il Vescovo Napolioni: "Faccio un applauso a questa comunità meravigliosa, dove i ruoli non vincono sulle persone, le cose non vincono sulle relazioni. Questa opera non è nata da una mia richiesta specifica, ma dalla volonta del Cavaliere Giovanni Arvedi di lasciare alla città un'opera in onore dei suoi lavoratori. Da qui abbiamo messo sul tavolo diverse proposte, idee e quindi è nata la scelta di rinnovare la Casa dell'Accoglienza. Oggi è il nostro 1°maggio, che tocca tanto aspetti della vita umana e sociale, una giornata colma di stupore, gratitudine e gioia. Questo luogo sia dunque palestra di dialogo tra culture, religioni e passioni".
Prima di procedere alla visita dei locali rinnovati (leggi qui), il Cavaliere ha voluto passare a salutare i numerosi lavoratori delle sue aziende che erano presenti per l'occasione; quindi le nuove stanze sono state visitate dai tanti presenti che hanno partecipato alla toccante cerimonia, allietata e impreziosita dalle voci del coro The Hallelujah Singers Gospel Choir Cremona.
Un pomeriggio che ha dato forma all'accoglienza e valore al lavoro, come scritto sulla targa scoperta nel pomeriggio: "Il restauro di questo edificio è stato voluto dal Cavaliere Giovanni Arvedi e dedicato agli operai dell’Acciaieria e ai lavoratori delle società del Gruppo Arvedi che, con il lavoro quotidiano, hanno reso possibile quest’opera. Con il desiderio che questo luogo della Chiesa cremonese, oggi rinnovato, continui a essere un fulgido esempio di accoglienza e solidarietà”.
Fotoservizio Francesco Sessa Ventura
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commenti
Nonna sprint
5 maggio 2026 19:01
Complimenti al Cavaliere! Se non ci fosse LUI !! Vorrei sapere se ospiterà solo extracomunitari!