Il bordone spezzato. Suite per San Geroldo: un cammino di memoria, musica e pace nel cuore di Cremona, l'intervista a Roberto Scarcella Perino
Quando si parla di Cremona e di musica, la mente corre subito ai grandi maestri liutai, al risuonare dei legni pregiati e a una tradizione d'eccellenza famosa in tutto il mondo. Ma esiste una Cremona più intima e segreta, che accoglie gli artisti, ne riconosce la voce e li fa sentire parte della propria identità. Una città che custodisce una geografia sacra e discreta fatta di antiche devozioni, vie di pellegrinaggio e storie dimenticate lungo le sponde del Po.
È proprio qui che si colloca la vicenda di San Geroldo di Colonia, il pio viandante del Duecento caduto vittima di un tragico agguato il 7 ottobre 1241 poco fuori dalle mura cittadine, nel tentativo caritatevole di sedare una lite tra due briganti. In un'epoca in cui la memoria rischia di appiattirsi, la musica dimostra la straordinaria capacità di riattivare la storia locale, trasformando un culto antico in una meditazione viva sulle ferite del nostro presente. La coincidenza liturgica di quel 7 ottobre medievale risuona infatti con profonda e drammatica attualità, richiamando alla mente le tragedie e la spirale di violenza innescate dal 7 ottobre contemporaneo in Medio Oriente, ponendoci di fronte alla necessità di spezzare la catena della vendetta.
Da questo fecondo corto circuito tra fede, memoria e desiderio di pace nasce “Il bordone spezzato. Suite per san Geroldo”, l'opera che debutterà con il patrocinio della Diocesi di Cremona e la collaborazione del Touring Club Italiano (in scena il prossimo 25 ottobre alle 17.30 nella chiesa di Santa Maria Maddalena, luogo dove riposano le spoglie del Santo).
A firmare le musiche è Roberto Scarcella Perino, un compositore siciliano che vive da decenni a New York per il quale Cremona rappresenta un costante crocevia artistico e spirituale: dai primi anni universitari a Bologna – con le visite al Museo del Violino e lo studio del canto gregoriano insieme al professor Nino Albarosa – fino al recente successo dell'opera A Sweet Silence in Cremona, prodotta e rappresentata al Teatro Ponchielli nel 2022.
Tra suggestioni autunnali che collegano le colline newyorkesi alla nebbia del Po nel Duecento, e con la scelta di affidare la parte musicale della narrazione alla voce solitaria di un violino le cui corde vibreranno tra le antiche volte della chiesa di Santa Maria Maddalena, il maestro ci racconta come ha tradotto in suono questo cammino di pietra, storia e speranza.
Comporre per un’opera site specific significa confrontarsi non soltanto con le parole, ma anche con il luogo in cui la musica prenderà vita. In che modo sapere che Il bordone spezzato sarebbe stato rappresentato nella chiesa di Santa Maria Maddalena, uno spazio così profondamente legato alla storia raccontata, ha influenzato il suo processo creativo? Quanto il luogo è entrato concretamente nella composizione?
Amo camminare in montagna, soprattutto in questo periodo dell’anno, quando i colori autunnali trasformano le colline intorno a New York in un paesaggio suggestivo, quasi sospeso nel tempo. Il 7 ottobre 1241 segna la tragica fine della vita di San Geroldo, in un momento dell’anno che precede di poco il culmine del foliage autunnale. La storia di Geroldo è quella di un pellegrino in cammino, il cui viaggio trova proprio a Cremona la sua meta finale. La chiesa di Santa Maria Maddalena diventa così l’ultima tappa di questo lungo percorso: un luogo in cui la sua vicenda prenderà vita attraverso la voce e il suono di un violino. Immaginando la storia di Geroldo risuonare in questo spazio, ho pensato subito a uno strumento solista, in grado di accompagnare il suo racconto giocando con il riverbero naturale della chiesa. Il violino, con la sua intimità espressiva, diventa così un compagno di viaggio, una presenza sonora che attraversa lo spazio e il tempo, restituendo al pubblico la dimensione umana e spirituale del pellegrinaggio. Il tessuto musicale dell’opera è disseminato di tracce che parlano di Cremona: dalle campane della chiesa di Sant’Agata al cinguettare degli uccelli sulle rive del Po, alle melodie bizantine che richiamano l’epoca in cui venne edificata la chiesa di San Vitale: all’ascoltatore il piacere di scoprire e riconoscere questi indizi.
Quando le è stato chiesto di comporre le musiche per A Sweet Silence in Cremona, avrebbe mai immaginato che, proprio in un edificio storico di fronte al luogo in cui si sarebbe svolta la trama di quell’opera (il Museo del Violino e le case vicine) sarebbe nata l’occasione di comporre un’altra musica, per un progetto completamente diverso? Che cosa significa per lei questo doppio legame con Cremona, anche alla luce della vicinanza tra San Vitale e il Museo del Violino?
Ci sono luoghi in cui si desidera sempre tornare, e luoghi in cui, ogni volta, ci si ritrova.
Cremona è per me entrambe le cose. È una città in cui la mia musica ritorna, e in cui, nel tempo, ho ritrovato una parte sempre più profonda del mio percorso artistico.
Fin dai primi anni dell’università, quando studiavo a Bologna, tornavo spesso a Cremona per visitare il Museo del Violino. È qui, inoltre, che, con il professore Nino Albarosa, ho imparato a leggere e a scrivere il canto gregoriano: un’esperienza importante nella mia formazione musicale, che ha intrecciato il mio percorso con la storia e la vocazione musicale della città.
Il legame si è fatto ancora più intenso quando ho scritto l’opera A Sweet Silence in Cremona, su libretto e un’idea di Mark Campbell, un’opera nata dal desiderio di raccontare Cremona attraverso la musica. La sua prima rappresentazione, nello splendido Teatro Ponchielli, che ha prodotto l’opera, ha dato a questo legame un significato nuovo e speciale.
Cremona è una città molto attenta nell’accoglienza dei musicisti, sa riconoscere la loro voce e li fa sentire parte della propria identità. Non è soltanto un luogo in cui la musica vive da secoli: è una città che sa creare legami, custodirli e farli crescere nel tempo.
In A Sweet Silence in Cremona la musica si faceva portatrice di un messaggio forte: una città che mette la musica e la cultura al primo posto è una città migliore di una che favorisce il commercio. Ne Il bordone spezzato Geroldo sembra affidarsi proprio alla musica per tornare a far riemergere la propria voce dal passato. In che modo queste due opere, pur così diverse, si intersecano nel potere della musica di raccontare, resistere e lasciare un segno?
Pur muovendosi su binari narrativi differenti, A Sweet Silence in Cremona e Il bordone spezzato si incontrano nella celebrazione della musica come linguaggio universale e strumento di profonda resistenza culturale e spirituale.
La voce del violino e degli strumenti ad arco possiede una vibrazione ancestrale, intimamente vicina alla voce umana, che le permette di tradurre in suono l'intera gamma delle emozioni. Se nell’ordinanza del sindaco raccontato nell’opera A Sweet Silence in Cremona la musica e il silenzio diventano un manifesto politico e sociale, nell'universo intimo de Il bordone spezzato, raccontato da Angela Alessi che ha scritto i testi, la voce e la musica compiono un miracolo biografico. Qui, la voce di Geroldo non svanisce, ma si sdoppia e si amplifica: la fragilità della parola umana si fonde con l'immortalità del violino.
In questo melologo, la musica cessa di essere semplice intrattenimento per farsi memoria viva e palpitante, trasformando il dolore in un messaggio universale di pace e in un fermo rifiuto verso ogni forma di violenza.
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